La misteriosa Alchimia – 1/8

 

L’alchimia è una filosofia esoterica, che alcuni studiosi fanno risalire addirittura alla civiltà egizia. Si tratta di una specie di chimica, ma pure di fisica, astrologia e medicina, anche se la famosa ricerca della pietra filosofale l’applicò molto alla  metallurgia (la trasformazione dei metalli in oro).
Alcuni studiosi ritengono l’alchimia, soprattutto, il precursore della chimica moderna, nata nel XVII secolo, con l’applicazione del metodo galileiano alla ricerca scientifica.
La ricerca alchemica, essendo una filosofia, anche se pratica, mirava all’ottenimento di obiettivi enormi, come conquistare l’onniscienza; creare una medicina universale per curare tutte le malattie; estrarre un elisir che prolungasse la vita all’infinito e la trasmutazione delle sostanze, in particolare, i metalli in oro. Alla sommità di tutte le ricerche quella della pietra filosofale.

In realtà, tutte queste ricerche erano probabilmente più metaforiche che reali. Questo perché l’applicazione ad una simile “professione” doveva ottenere il raggiungimento di uno stato filosofico e metafisico della conoscenza. L’alchimista segue un percorso immateriale che lo liberi interiormente, cioè uno sviluppo spirituale. Ad esempio il rapporto con i metalli, da un lato il piombo e dall’altro l’oro, sono da considerarsi categorie simboliche dell’essere.

L’alchimia, scienza esoterica, ha sempre goduto di un aura di mistero. Nel medioevo, infatti, non poteva che essere un’attività occulta, per non scontrarsi con i canoni della Chiesa. Il suo fine principale era il cammino spirituale che andava dal piombo (lo stato più negativo) all’oro (lo stato massimamente positivo). La piena consapevolezza personale comportava il raggiungimento di un proprio Dio. Fine che non poteva essere condiviso proprio dalla religione cristiana.
Ciononostante, il cammino verso la verità e la somma perfezione, simboleggiata dall’oro, metallo incorruttibile, erano il fine ultimo dell’umanità, verso cui era diretta. La scoperta dell’elisir che guariva ogni male e la pietra filosofale che trasformava i metalli, erano l’obiettivo da perseguire, perché già implicito e prefissato.
Inoltre, finché non nacque la scienza sperimentale, nel secolo XVII, non potendo avere un rapporto con dati reali di fisica e chimica, la ricerca alchemica era costretta a poggiare sulla magia, ma anche sulla metafisica e la filosofia. La realtà materica, quindi, conviveva, necessariamente, con la metafisica ed il pensiero speculativo. Se nell’antichità si era conformata come una specie di religione parallela metallurgico-medicinale, col tempo acquisì una sorta di misticismo “superiore”, portatore di conoscenze empiriche e di significati filosofici.

L’opus alchemicum o processo alchemico, era alquanto complesso, diviso tra chimica, filosofia e magia. La pietra filosofale veniva cercata attraverso sette procedimenti, divisi in quattro operazioni. Si partiva dalla “materia prima”, che, con l’aggiunta di zolfo e mercurio, veniva riscaldata, in vari momenti e metodi, nel tentativo di ottenere gradualmente la trasmutazione della sostanza in stadi più “elevati” della materia. Le fasi erano variabili da un minimo di tre ed un massimo di dodici. Nel processo avevano importanza i colori, che denotavano il livello raggiunto (nero, bianco e rosso) ed i numeri, sempre ritenuti magici ed essenziali.
Essendo l’alchimia una pratica magica e mistica, possedeva un gran numero di simboli e significati esoterici, che naturalmente, rientravano nella creazione alchemica.

 

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