Prospettive – La Parigi del barone Haussmann

 

Prendete una cartina di Parigi e cancellatene un buon 70 per cento. A questo punto, realizzate la nuova Parigi! Sembra una sciocchezza, vero? Eppure è proprio quello che fece il barone Haussmann a metà dell’Ottocento. Pochi anni dopo, alla fine del secolo, Parigi era riedificata praticamente ex novo. Il suo fascino oggi dipende, quindi, dal visionario barone. Città pensata, città realizzata. Quando si dice che basta la volontà…

Il Tema

Molto del fascino di Parigi si deve al lavoro del barone Georges Eugène Haussmann, che dal 1852 al 1869, in qualità di prefetto del dipartimento della Senna, ristrutturò la città. Fu nominato barone da Napoleone III, proprio in virtù della sua opera. Dopo avere svolto studi in scuole di grande prestigio di Parigi (la famiglia ne aveva la possibilità), quasi subito iniziò la carriera di funzionario di Stato, che assolse con ottimi risultati in diverse prefetture di Parigi. Si mise in luce, in particolare, per le realizzazioni urbanistiche, con la creazione di strade, scuole e piantumazioni a verde, come nel dipartimento del Lot-et-Garonne. La sua vita ebbe una importante svolta nel 1853, quando Victor de Persigny, ministro dell’Interno, lo presentò a Napoleone III, che lo nominò Prefetto di Parigi e Senna.

L’attività di prefetto di Parigi fu accompagnata da altre nomine prestigiose: ad esempio, divenne membro dell’Académie des beaux-arts, nel 1867. Ma fu anche segnata da forti contrasti politici. Il deputato Jules Ferry, in particolare, lo fece mettere sotto inchiesta per i disinvolti finanziamenti dei lavori pubblici della capitale. Tanto che nel 1869 fu estromesso da prefetto con disonore, prima ancora di ultimare i lavori di trasformazione della città. Tuttavia, Haussmann continuò a ricoprire un ruolo di primo piano, nominato deputato nel 1877 e nel 1881. Il valore della trasformazione di Parigi lo mise in grande luce, tanto che gli fu richiesto, dal governo italiano presieduto da Crispi, un progetto anche per Roma, nuova capitale d’Italia. La sua stesura, tuttavia, non convinse molto. Egli aveva proposto per la città romana una “medicina” molto simile a quella francese. Strade larghe e diritte, demolizioni, ampliamento di piazze, il tutto in una soluzione planimetrica ortogonale. Accantonato per qualche anno, il progetto fu parzialmente attuato dal successivo regime fascista. Il barone Haussmann scrisse le sue memorie, in tre volumi, pubblicate fra il 1890 e il 1893. Morì nel 1891.

La Parigi del Re

L’input per il rinnovamento della capitale francese non venne da Haussmann, bensì dal re Napoleone III. Infatti, nel corso della sua permanenza a Londra, ebbe modo di apprezzare le trasformazioni della città in conseguenza della ricostruzione dovuta all’incendio del 1666 che l’aveva annientata. La città riedificata, aveva seguito principi innovativi d’igiene e di urbanistica, con strade larghe ed edifici non più in legno, ma in muratura. Al suo ritorno la capitale francese, al contrario di quanto veduto in Inghilterra, gli apparve caratterizzata da strade strette e malsane, eredità del periodo medievale. Il re aveva, perciò, più di un motivo per cambiare volto alla città. A cominciare proprio da quello igienico, desunto dal pensiero illuminista del secolo prima e, soprattutto, dopo l’epidemia di colera, registrata in città, nel 1832. Sotto il suo slogan “Parigi abbellita, ingrandita”, si nascondeva, però, una precisa volontà politica. Per superare la coabitazione con il popolo, Luigi XIV (il famoso Re Sole), aveva fatto costruire Versailles. Dopo più di un secolo, Napoleone III fece la scelta opposta: trasferire il popolo fuori da Parigi. La corona non si sentiva tranquilla, soprattutto dopo le rivolte parigine del 1830 e del 1848.

 

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