Il grande museo francese dopo la Rivoluzione 2/3

 

GRANDI MUSEI IN EUROPA.

Con la Rivoluzione francese, l’orgoglio nazionale (e l’occasione), portò al completamento del museo del Louvre. In esso furono traslate la collezione reale, le collezioni dell’Académie française e varie opere d’arte confiscate sia alla Chiesa che a nobili fuggiti all’estero. Il Louvre, col nome di “Muséum central des Arts”, fu aperto al pubblico, per la prima volta, nel 1793.

La Francia rivoluzionaria si ritrovò contro tutte le più importanti monarchie europee. Le vittorie militari del suo esercito, prima rivoluzionario, poi napoleonico, fecero affluire a Parigi molte opere d’arte confiscate nei paesi occupati (anche momentaneamente). Solo per fare un esempio arrivarono al Louvre, dalla campagna d’Italia, il Gruppo del Laocoonte e l’Apollo del Belvedere (di proprietà papale), che furono festeggiatissimi dal popolo. Tanto che per l’occasione fu realizzato un vaso di Sèvres commemorativo. L’organizzazione interna del museo dovette essere riveduta. Infatti, la qualità e la quantità delle opere d’arte, che con il tempo affluivano, portarono ad un ripensamento generale sia dell’allestimento che delle esposizioni. Dopo un breve restauro il Louvre venne riaperto nel 1800 e tre anni dopo il suo nome mutò in “Musée Napoléon”.

Con la nomina di Vivant Denon a direttore, il Louvre visse un periodo di grande espansione. Come già accennato, le opere d’arte, giungevano a Parigi dalle zone occupate dall’esercito francese. L’intento era creare un museo universale d’arte, che contenesse il meglio delle raccolte europee. La collezione Borghese fu trasferita in gran parte, grazie ad un prelievo forzato. Lo stesso Napoleone, incredibilmente, aveva dato ordine che si preferissero le statue, piuttosto che i dipinti. Tuttavia, quando, nel 1815, Napoleone venne sconfitto definitivamente a Waterloo, le cose cambiarono. La Francia fu, infatti, costretta a restituire i capolavori sottratti.

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