Un sistema nuovo d’interagire col mondo

 

Dieci anni fa, il 9 gennaio 2007, Steve Jobs ha presentato al pubblico iPhone e la maniera di approcciare il presente è cambiata. Con il mondo in tasca, s’è trasformata in modo radicale l’esistenza. Ti informi su Wikipedia, posti su Facebook, spedisci messaggi con WhatsApp, condividi selfie e video, controlli e-mail, utilizzi mappe, ascolti musica, sfogli giornali e libri, chiami un taxi. Tutto questo in mobilità e con interfaccia multi-touch. All’inizio del 2005, senza clamori, in Apple si prese a tradurre i gesti delle dita – come tap, scroll, pizzichi e strisciate – in comandi di funzione. IPhone era il prodotto più importante dai tempi del primo Macintosh. Comprensibile il timore iniziale di Jony Ive: «Io credo che le idee siano fragili e che si debba essere delicati con le idee ancora abbozzate». Era il futuro, ma anche il momento in cui «scommetti l’azienda». Grandi rischi; per converso, grandi ricompense se hai successo. Il rischio maggiore era eliminare la tastiera. L’interfaccia diventava, così, fluida e flessibile. Un portatile sottile, leggero. Design essenziale, minimale. Il nuovo aspetto amichevole invitava a toccare lo schermo. Sensazioni magnetiche. «È la cosa migliore che abbia fatto», anticipò Jobs a Time. Quel 9 gennaio presentò tre rivoluzionari prodotti. Un iPod a grande schermo con comandi tattili. Un telefono portatile rivoluzionario. Un “device” innovativo per la comunicazione internet. «Non tre dispositivi distinti ma un unico dispositivo chiamato iPhone». Da allora non siamo più gli stessi. Jobs non ha inventato nuove funzionalità, ma le ha rese davvero fruibili. Aveva ragione: per cambiare il mondo basta pensarlo differente. Sembra facile, ma è la cosa più complicata che ci sia.

About the author: Sergio Bertolami

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