Il Simbolismo: Segantini e la maternità

 

Nel 1886 Segantini si trasferisce in Svizzera, a Savognin, nel cantone dei Grigioni. È in questo periodo che inizia ad avvicinarsi alla tecnica della corrente divisionista, dapprima timidamente, con piccole sperimentazioni, poi completamente. Intanto il suo amico Grubicy, porta avanti una campagna informativa e promozionale. Il pittore, grazie a lui, diventa così molto conosciuto ed apprezzato anche all’estero, tant’è che nel 1888 partecipa all’Italian Exhibition di Londra. Anche il suo orizzonte culturale inizia ad ampliarsi. In questi anni, conosce il movimento Simbolista. Attraverso la presenza di allegorie i quadri composti in questo periodo si arricchiscono della nuova ispirazione.

Nel 1894, lascia Savognin e va a risiedere a Maloggia. Il piccolo paese alpino gli permette una vita più solitaria, meditativa. La maestosità delle Alpi è di forte ispirazione, sui suoi temi e sul proprio misticismo. Ciononostante, la riflessione non gli impedisce di pensare in grande, anzi. È in questo periodo che Segantini immagina un grandioso progetto pittorico per l’Esposizione Universale di Parigi, del 1900. Si trattava di decorare il padiglione dell’Engadina, un grandioso edificio circolare del diametro di 70 metri. In esso il pittore immagina di porre una rappresentazione delle Alpi. Nonostante però le buone intenzioni, difficoltà di comprensione, ma soprattutto economiche, legate all’alto costo dell’operazione, modificano il progetto, ridotto nelle dimensioni. L’operazione si conclude con la realizzazione di un trittico, detto Trittico della Natura (o, anche, delle Alpi). L’opera finisce per essere esposta nel padiglione italiano. Il piccolo fallimento non impedisce a Segantini di creare un capolavoro. Il Trittico, infatti, si rivela il punto più significativo della sua carriera. Purtroppo, non ha il tempo di creare altre opere sempre più eccelse e di affermarsi nel mondo dell’arte. Muore improvvisamente sullo Schafberg, per un attacco di peritonite, nel 1899, a soli 41 anni.

Il tema della maternità
Segantini dipinge, in particolare, la figura femminile, legata spesso al tema della maternità, che se già era presente nei quadri naturalistici, si mischia, nelle nuove tele simboliste, caratterizzando la sua espressione artistica (si veda il Trittico della Natura). Il tema della maternità, in effetti, ricorre spesso nella tematica segantiniana – Una madre che accoglie fra le sue braccia un bambino piccolo, a simbolo dell’uomo nella natura. Ad esempio in Ave Maria a trasbordo, del 1882, e nei due dipinti intitolati Le due madri (del 1889 e del 1899). È chiaramente espresso un forte bisogno personale, originato dalla sua stessa vita. Lo è a tal punto, che la maternità si rispecchia anche nel mondo degli animali, astraendone il concetto. Ugualmente il tema, ispirato dalle raffigurazioni storiche della Madonna col bambino, viene da lui svolto in ambiente rurale, arricchendosi, quindi, dell’allegoria della vita e della morte nella natura, simbolo, anche, di eternità. Con la stessa tendenza sono i quadri in negativo (Le cattive madri), che culturalmente si riferiscono stavolta al ciclo dantesco.
Un’altra raffigurazione simbolista, è L’amore alla fonte della vita, dipinto creato nel 1896. In esso figura femminile e maschile sono rappresentate insieme, sotto forma di amanti. In vicinanza vi è una fonte, con la presenza di un ipotetico angelo. Il simbolo, qui rappresentato, è quello dell’amore come eterna giovinezza. La figura femminile, tuttavia, non è molto considerata da Segantini, d’altra parte, siamo alla fine dell’Ottocento. Nel quadro, infatti, intitolato Vanità, una donna si specchia in un piccolo laghetto, ma da questo fuoriesce un serpente, simbolo di negatività. Se il quadro, artisticamente, è, per i tempi, all’avanguardia, nel contenuto, però, risulta figlio dei suoi tempi.

ENCICLOPEDIA TRECCANI: GIOVANNI SEGANTINI

VIDEO SU GIOVANNI SEGANTINI:
Giovanni Segantini
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Fonte dell’immagine: GIOVANNI SEGANTINI – L’angelo della vita, 1895

 

 

 

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