Il Simbolismo: i pittori, James Ensor

 

James Sidney Edouard, Barone di Ensor nacque in Belgio, ad Ostenda nel 1860 (morì nel 1949). Introverso come carattere, non si mosse quasi mai da Ostenda. Eppure i suoi quadri, a cui si occupava ogni giorno, divennero un’icona del Simbolismo nell’arte, di fine Ottocento. Dal 1877 al 1880, frequentò l’Accademia di belle arti di Bruxelles. Al compimento del corso, nel 1881, realizzò la prima mostra personale. I suoi quadri iniziali si ispirano al naturalismo belga, che caratterizzava la pittura fiamminga all’epoca. Questo periodo della carriera di Ensor viene definito, dalla critica, “periodo scuro”. Le raffigurazioni, infatti, sono contraddistinte da colori scuri, luci deboli e radenti, che fanno vibrare le composizioni. Essi si rifanno alla tecnica del pittore francese Gustave Courbet. Il periodo scuro di Ensor si concluderà nel 1885.

Tra i nuovi spunti, a quella data, subentrano i riferimenti alla rivoluzione impressionista, con i suoi colori accesi e i suoi soggetti innovativi. Non mancano, tuttavia, i riferimenti alla pittura storica del periodo classico, come a Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel il Vecchio. Ne inizia una nuova analisi personale, dove finisce per ritrovare tali temi (la crisi del rapporto tra l’uomo e la natura) nell’avanguardia francese. Viene affascinato, in particolare, dai movimenti Simbolisti e Decadentisti. Con la sua adesione al loro pensiero, Ensor si inserirà al centro del cambiamento europeo post-impressionista.

Ciononostante, le sue opere non ebbero un grande successo. Spesso venivano rifiute dalle esposizioni del tempo. Ensor era critico contro i suoi critici, e lo dimostrò con i suoi articoli. Si unì al gruppo di Les XX, ma oltre di questo non fece. Fu collaterale alla sua cultura contemporanea. Ma come succede per i maestri che portano avanti dei contenuti, egli divenne anticipatore di movimenti, come per l’espressionismo, con la tua tavolozza e la sua tecnica di stesa dei colori, ma, soprattutto, anticipatore del surrealismo e del dadaismo, del XX secolo, che a lui si ispireranno. Tant’è che nel nuovo secolo fu rivalutato ed apprezzato, quando, però, il pittore era nella sua parabola discendente.
Come successo per Munch (il museo a lui dedicato), dopo la sua morte), anche la sua casa, ad Ostenda (dove soggiornò principalmente), è divenuta il suo museo, il museo di James Ensor.

La sua espressione
Colori e tematiche collaborano nella pittura di Ensor. I colori stesi velocemente sulla tela con colpi rapidi di pennello, dove i toni chiari sono stridenti tra l’oro, creando una dimensione inquietante. Il suo mondo si evidenzia come ambiguo ed ossessivo. Tra sogno e realtà, prevale l’incubo. Mostri, scheletri, esseri dell’oltre tomba, smorfiano e minacciano una condizione sociale scomoda quanto ipocrita. È la sua ironia verso il mondo borghese. Egli rappresenta la morte che incombe su tutte le vanità borghesi. La società del tempo, infatti, gli appare stupida, inutile e ripugnante, quanto la smorfia di una creatura mostruosa o una maschera di carnevale. In questa crisi che diventa critica, il suo mondo diventa rappresentativo, quanto simbolico. Anticipando il surrealismo, Ensor si dichiara con la sua opera, a tutti gli effetti, simbolista, il suo movimento di piena appartenenza.

ENCICLOPEDIA TRECCANI: JAMES ENSOR

VIDEO SU JAMES ENSOR:
James Ensor part1
Le sorprendenti maschere di James Ensor

Fonte dell’immagine
JAMES ENSOR – Natura morta con maschere

 

 

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