Non la doppia cultura ma un unico pensiero

 

Boncinelli e Sabatini, con saggezza antica, hanno saputo mettere di nuovo in ordine quanto la nostra epoca ha saputo invece scompigliare. In loro, attraverso un’infinità di letture – come Leopardi nella biblioteca paterna – hanno raccolto “tutte le frasi del mondo”. Tutte le domande, le curiosità, che spingono alla conoscenza. Sul tema esposto alla BRUM, Lingua Tecnologia Umanesimo, propongono la centralità in un unico pensiero. L’idea che per natura gli scienziati siano rivolti al futuro e gli umanisti al passato, che esista la schizofrenia di una duplice cultura, non abitava neppure il mondo antico, poiché il sapere si è sempre proiettato ad un’azione volta a cogliere gli aspetti dell’esistenza e a comunicarli. Per questo il linguaggio rappresenta il pensiero. Oggi, al contrario, del linguaggio si va perdendo il valore culturale: il vero significato delle parole e l’importanza del loro costrutto grammaticale e sintattico, cioè quell’impalcatura organica per applicare con metodo i principi stessi del pensiero. Ricorrere all’etimologia è ritrovarne la storia, come nel termine grammatica, che deriva da “gráphein”, scrivere “graffiando” tavolette d’argilla con segni cuneiformi, la cui rappresentazione visiva riconduceva al ricordo, che la lettura ad alta voce consentiva di esprimere. Graffiare era un’azione manuale, come oggi si può digitare una tastiera: importante è utilizzare la mente. Nondimeno vale soffermarsi sulla disgregazione dei valori semantici. Sempre più si usano parole senza coglierne il senso, precipitando nel marasma culturale. Accade, ad esempio, quando senza necessità prediligiamo l’uso di termini stranieri ai corrispettivi italiani; dimenticando che una lingua serve per comunicare significati a qualcuno che dovrà comprenderli.

About the author: Sergio Bertolami

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