Il Simbolismo: Klimt e l’Art Nouveau

 

Nel 1894, Klimt aveva ricevuto l’incarico dall’università di Vienna di realizzare i pannelli che dovevano decorare il soffitto dell’aula magna. Il tema era appropriato, trattandosi di raffigurare l’illuminismo, e, con esso, il trionfo della Luce sulle Tenebre. Un tema quindi culturale e simbolico per l’università. La commessa, però, fu rimandata di vari anni dall’artista e già questo aveva mal disposto i committenti. Quando Klimt, alla fine presentò la sua opera, i notabili si trovarono davanti corpi nudi intrecciati. Scandalo e rabbia: l’opera fu rifiutata. Klimt non badò alla polemica sorta. Proseguendo, nel 1902, per il Palazzo della Secessione compose il Fregio di Beethoven, in occasione della quattordicesima mostra secessionista. Il tema era svolto in maniera enigmatica, quanto visionaria. La raffigurazione esprimeva tutte le angosce ed i dolori, ma anche le fragili aspirazioni dell’uomo moderno, di quegli anni, verso il futuro.

Nel 1903, Klimt ebbe “l’incontro della sua vita”, ma non con una persona, ma con un’opera d’arte. In quell’anno, infatti, si recò a Ravenna ed ebbe la rivelazione dei mosaici bizantini. L’accostamento di colori puri opachi ad altri più lucidi fino ad arrivare alle superfici splendenti dell’oro, gli ispirarono un modo nuovo di esprimersi artisticamente. Tornato, ricco di un linguaggio innovativo, l’artista si avvicinò ai Wiener Werkstatte (Laboratori Viennesi), creati da poco. In questo periodo, foriero di novità, egli realizzò i quadri più conosciuti della sua carriera, espressione ufficiale della sua vita artistica: Giuditta I (1901), Le Tre Età della Donna (1905), il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) e Il bacio (1907-08), la Danae (1907-1908) e L’Albero della Vita (1905-1909).
L’uso dell’oro caratterizza questo periodo della sua carriera, tant’è che viene denominato dai critici, come “periodo aureo”. Rifacendosi ai mosaici di Ravenna, i suoi quadri sono rigidamente bidimensionali, con campiture distinte, non sfumate, ma lineari. Prevale il simbolismo delle composizioni, e l’uso delle figure femminili, trattate in maniera sensuale ed erotica, nell’armonia dell’immagine generale.

Nel 1909, Klimt dipinse la seconda raffigurazione di Giuditta II. Con questo quadro egli apre il periodo consecutivo, che viene detto “periodo maturo”, o “terza fase klimtiana”. In quest’anno, infatti, ha inizia un totale ripensamento artistico sulla propria opera. Art Nouveau e Belle Epoque, lentamente vanno sfumando, in prossimità della Prima Guerra Mondiale. Si afferma, intanto, l’arte, più avanzata, di Van Gogh, Matisse e Toulouse-Lautrec. Mentre arriva la pittura espressionista, tornano a riproporsi i capolavori impressionisti, come quelli di Claude Monet. Klimt cerca di rispondere ai suoi dubbi, diminuendo l’uso dell’oro e delle linee, adottando una tavolozza di colori più accesi. Cerca di uscire dalle raffinatezze dell’Art Nouveau, in una maniera più intuitiva e spontanea.
Nonostante i cambiamenti l’astro artistico gli valse ancora molti riconoscimenti. Fu premiato alla Biennale di Venezia del 1910, e vinse il primo premio dell’Esposizione Internazionale di Arte di Roma, nel 1911. Pochi anni dopo (nel 1918), giunse inaspettata la morte per un attacco cardiaco.

ENCICLOPEDIA TRECCANI: ART NOUVEAU

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Immagine di copertina
: Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907)

 

 

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