Il Simbolismo: la musica dell’Ottocento

 

Il secolo d’oro della musica classica fu senz’altro l’Ottocento. Le ricerche dei secoli antecedenti si completano in questo breve spazio di tempo. Lo sviluppo va dal campo strumentale a quello operistico. Matura, infatti, la forma sinfonica, basata sui concerti. Viene completata la strumentazione dell’orchestra musicale, con la realizzazione di sinfonie classiche di indimenticabili autori e grazie ad altri grandi maestri che danno vita ad opere liriche ed operette allegre.

Con Ludwig van Beethoven (che nasce nel 1770 e muore nel 1827), erede delle composizioni di Mozart, all’inizio del secolo, nasce il concetto di musica assoluta, nel senso di una musica libera dalle funzioni sociali, che possedeva in origine, per approdare a sinfonie e sonate, puramente musicali. Con Beethoven si manifesta la figura del “compositore” che crea arte. Le sue nove sinfonie sono la pietra miliare della musica sinfonica pura, ma, soprattutto, produce la prima manifestazione del romanticismo musicale. A lui seguono in Germania ed in Francia grandi nomi, famosissimi ancora oggi. Appaiono Schubert, Mendelssohn e soprattutto Robert Schumann (in Germania) e Berlioz, Alkan ed il polacco Chopin (in Francia). Questo nel settore sinfonico, mentre tra i virtuosisti di strumenti musicali specifici si trovano nomi del calibro di Franz Liszt e Niccolò Paganini.
Successivamente, a Beethoven, in Germania nella seconda parte del secolo, si dà vita ad una grande stagione sinfonica. Questo si deve a Johannes Brahms (che nasce nel 1833 e muore nel 1897), Anton Bruckner e Gustav Mahler, che umilmente si misurarono con l’eredità del grande maestro. E vinsero la partita realizzando la “Stagione del grande sinfonismo tedesco”.

L’opera lirica
L’Ottocento fu anche il secolo della grande opera lirica italiana. In successione temporale abbiamo Gioachino Rossini (1792-1868), Vincenzo Bellini (1801-1835), Gaetano Donizetti (1797-1848), Giuseppe Verdi (1813-1901) e a cavallo tra Otto e Novecento, dà segno della sua arte Giacomo Puccini (1858-1924). L’opera lirica ottocentesca prende origine dal virtuosismo dell’opera settecentesca e si sviluppa direttamente dall’opera francese, dando vita al canto lirico puro, che la caratterizza. Essa si concretizzò nella seconda metà del secolo. Da rilevare la trasformazione del ruolo dell’orchestra, da semplice accompagnamento del canto, a orchestra sinfonica vera e propria, che fa da sfondo a tutta la composizione canora e scenica.

Tuttavia, in questo stesso periodo l’opera entra in crisi. Con il Tristano e Isotta, di Richard Wagner (del 1865), il sistema tonale, che dà corpo all’opera, inizia la sua lenta crisi espressiva, che porterà, con il nuovo secolo, alla fine della grande stagione operistica, ma anche ad un ripensamento generale. Col nuovo secolo, infatti, la musica, ma, se vogliamo, l’arte in generale, affronta un periodo alla ricerca di nuovi codici linguistici. Diverse sono le proposte. Nella musica si chiede il ritorno alla modalità, ma incontriamo, anche Claude Debussy che avanza l’uso di nuove scale, di provenienza non europea. Altri scelgono l’ipotesi del cromatismo atonale o dodecafonico.

Nel nuovo secolo, il Novecento, si rimette tutto in discussione. Nasce il concetto di musica colta a differenza della musica “popolare”. Quest’ultima finirà per prevalere, veicolata da nuove tecnologie come, inizialmente, la radio.

 

ENCICLOPEDIA TRECCANI: MUSICA

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Immagine di copertina
Raffigurazione di Ludwig van Beethoven, ritratto di Willibrord Joseph Maehler (1804)

 

 

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