Il senso di un museo di tutti e di tutto

 

Myseum.co è un progetto smart. Dove smart non significa solo intelligente, ma un modo al passo con i tempi per riallacciare la triade passato/presente/futuro. È un museo virtuale, ideato da quattro giovani siciliani. Si rivolge ai collezionisti di tutto il mondo, ma anche ai musei che del territorio rievocano la storia, attraverso oggetti desueti, reperti di vecchia fattura, memorie di tempi andati. Ecco così che la formula attrattiva dei social network, con i loro tweet, post, like, è resa disponibile anche per coloro che raccolgono ricordi, affinché non rimangano isolati sui piani di uno scaffale, ma riescano ad essere oggetto di condivisione in rete. “Il mio museo” ha da pochi giorni aperto le porte e tocca agli estimatori riempirlo, costruirlo, migliorarlo. Come funziona? Ce lo dicono Livio Lombardo, catanese, Danilo Garro, siracusano, Sebastiano Cataudo e Alberto Mangione, ragusani: «Myseum è una raccolta organizzata di immagini, contenuti multimediali e descrizioni relative agli oggetti posseduti dagli utenti registrati. Ciascuno ha un proprio spazio. Raccogliere in tutto il mondo immagini e descrizioni degli oggetti è il primo passo per la creazione di un archivio, organizzato per categorie, anni di fabbricazione, provenienza, stili, marche, eventi collegati». Raccolte analoghe non sono nuove sul web, in Europa e fuori; ma poco importa. Ciò che conta è l’interesse verso il nostro passato crepuscolare, quello tanto recente da ritenersi inutile. Così distante da quel passato troppo ingombrante che ha caratterizzato lo scontro tra classicisti e innovatori romantici. Chi ricorda la voce di Byron? «We have too much memory», abbiamo troppa memoria. Oggi la memoria rischia, invece, di annullarsi. I giovani di Myseum propongono di conservarne il senso.

About the author: Sergio Bertolami

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