Intelligenza artificiale: siamo già sotto assedio?

 

Nella fantasia popolare l’intelligenza artificiale assume la forma fantascientifica dei robot di metallo, che presto svilupperanno spontaneamente un atteggiamento ostile nei confronti del genere umano. Questo pensa la maggior parte di persone, che legge sei giornali, che si vede nei film. È una reazione ai progressi scientifici e tecnologici nata nel dopoguerra, spiega l’autore dell’articolo che vi presentiamo. Al contrario, oggi l’intelligenza artificiale è essenzialmente un sistema di apprendimento automatico. Elabora informazioni disponibili. L’applicazione di intelligenza artificiale non sa niente di esperienze, di immaginario, di rapporti interpersonali. Ecco perché le macchine non possono emulare il cervello umano; però, potrebbero esserne capaci in futuro. Ma hanno soltanto una direzione, orientata verso lo scopo che devono raggiungere, come per esempio le auto di Google che si muovono nel traffico. Per questo motivo imparano dai loro stessi errori, al fine di raggiungere più velocemente l’obiettivo loro assegnato. Anche se le macchine sostituiscono molti lavoratori, facendo loro perdere il lavoro, in realtà è più probabile che i lavori si evolvano e mutino. Oggi non esistono più le valvole che fanno funzionare un televisore e la stampa non è più realizzata col piombo. Si istituirà una collaborazione proficua fra l’intelligenza artificiale e quell’umana, per un futuro migliore. Anziché temere, dovremmo preoccuparci piuttosto per l’uso sbagliato dei sistemi, dovremmo fare molta attenzione a come usiamo ogni forma di tecnologia o come la programmiamo. Siamo noi che dobbiamo fissare un limite, altrimenti rischieremo di limitare la nostra libertà e la nostra autonomia. Questa è la banale verità.

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