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SERGIO BERTOLAMI

Saggezza antica vuole che ci sia sempre vittoria dove c’è concordia: Ibi semper est victoria, ubi concordia est. Di questa sua massima Publilio Siro è certo. La saggezza popolare è, invece, meno sicura, perché se da un lato asserisce che L’unione fa la forza, dall’altro mostra perplessità fino a contraddire del tutto quello che sembrava un convincimento: Chi fa da sé fa per tre. In fatto di Macroregioni l’On. Andrea Cozzolino avvalora con determinatezza la sentenza di Publilio Siro. «L’attuazione delle strategie non può più essere affidata ai soli governi nazionali ma va condivisa e realizzata con il consenso e con la stretta cooperazione dei livelli locali, regionali e soprattutto della società civile». Anzi, l’On. Cozzolino puntualizza: «Il livello nazionale risulta troppo distante e probabilmente anche troppo poco attento; per questo è essenziale riavvicinare la titolarità delle strategie ai cittadini, restituendo alle autonomie locali e alle regioni un ruolo attivo e decisivo in fase di programmazione oltre che di attuazione». Non sono dichiarazioni rilasciate nel corso di un’intervista, ma le parole pronunciate in Commissione Sviluppo regionale del Parlamento Europeo sull’attuazione delle strategie macroregionali dell’UE. Avremo modo, nei prossimi numeri di “Esperienze Mediterranee”, d’illustrare i punti nodali di tali strategie, all’interno del complessivo quadro politico europeo. Le Macroregioni sono, infatti, strumenti funzionali basilari, non istituite sulla base dei confini amministrativi, ma dei problemi comuni. Consentono di sfruttare in modo sinergico il potenziale comunitario per fare fronte e risolvere le questioni connesse all’inquinamento o al clima, ai collegamenti marittimi e ai sistemi infrastrutturali, alle concorrenze commerciali del mercato globale, alla modernizzazione delle amministrazioni pubbliche o alla erogazione dei servizi digitali. Sono solo alcune delle tematiche che focalizzeremo in queste pagine con l’aiuto di esperti. Una cosa è certa: per accrescere le probabilità di successo delle strategie macroregionali dell’UE, i partner interessati devono consolidare le proprie azioni su alcuni principi chiave. È la stessa Unione Europea ad indicarli: un partenariato pertinente, un meccanismo di collaborazione appropriato, un buon coordinamento delle misure legate alle politiche e alle rispettive fonti di finanziamento, nonché un elevato spirito di cooperazione tra i vari paesi e settori della macroregione. Questi sono gli assunti istituzionali; ma, quando le idee devono inverarsi nella prassi, gli step si presentano più ostici. «Purtroppo, le Macroregioni non hanno espresso tutte le loro funzionalità, perché non c’è un legame chiaro con i finanziamenti, anzi l’Unione Europea ha fondato le Macroregioni sull’idea dei tre NO (no nuovi finanziamenti, no nuove strutture, no nuove regole)». È Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio di Regione Lombardia, a sollevare queste osservazioni e adduce un esempio tangibile: «Se io devo intervenire in un progetto settoriale ed ho un progetto all’interno di una Macroregione, rischio di essere svantaggiato, perché se la politica è settoriale, meglio fare un progetto mirato su quel settore; lo stesso vale per i fondi delle politiche di coesione. Essere parte di una Macroregione rischia di essere quasi un handicap». Senza dubbio, in mancanza di regole appropriate, la nota dolente richiama alla suddetta saggezza popolare: finché torna utile, l’unione (europea) fa la forza; in alternativa, è meglio far da sé. Ecco perché, sostiene Cattaneo, occorrerebbe un “premio differenziale” che avvantaggi la scelta strategica comunitaria. Per la verità, a distanza di un decennio la fase sperimentale dovrebbe essere superata, mettendo a frutto le esperienze maturate, soprattutto riguardo a quei tre pilastri, inizialmente ideati per evitare sovrastrutture e dispendio di fondi: no ad un budget ad hoc, no a un assetto organizzativo e a personale dedicati, no a regole diversificate. Di questo avviso è anche Karl-Heinz Lambertz, presidente del Comitato UE delle Regioni (CdR): «Dovremmo sostituire la regola dei “tre no” con quella dei “tre sì”. Sì a più sinergie con gli strumenti finanziari, a più integrazione delle strutture esistenti nelle strategie macroregionali, e a una migliore applicazione delle regole esistenti». Da parte sua, l’On. Cozzolino, in Commissione, ha evidenziato: «Per quanto concerne la regola dei “tre no”, credo sia giunto il momento di aprire una riflessione, ovvero capire come e in che modo essa, a distanza di dieci anni dalle prime strategie, debba essere declinata per continuare ad avere un senso che comprendiamo, e non diventi solo una zavorra. Per questo chiediamo alla Commissione che nella prossima relazione ci possa fornire anche l’analisi dell’impatto dei tre no sull’implementazione delle strategie e sulla realizzazione dei progetti». Occorrono, difatti, incentivi di sostegno allo sviluppo delle Macroregioni, in termini di finanziamenti e di risorse umane, giacché se da un verso tali incentivi sono fondamentali per le Regioni già parte dell’Europa, dall’altro serviranno a sollecitare una pianificazione congiunta con realtà territoriali, che pur non comprese fra i ventotto Paesi europei, ne condividono le medesime problematiche. È il caso di una nuova auspicabile Macroregione, idonea a dialogare per la crescita e il benessere delle popolazioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Una Macroregione costituita non solo da Stati nazionali – come Italia, Francia, Spagna cooperanti con Marocco, Algeria, Libia – bensì da organizzazioni regionali e sub-regionali, via via fino ad associazioni interessate alle realtà locali. Perché, dopotutto, stiamo parlando di Regioni unite da un collante comune. Una Macro-Regione Mediterranea Centro Occidentale.

Leggi il testo oppure ascolta (Youtube.com) l’ntervento in aula dell’On. Andrea Cozzolino, relatore per l’attuazione delle strategie macroregionali dell’UE.

 

Sergio Bertolami è architetto libero professionista. Amministratore unico di “Experiences S.r.l.” e curatore di Esperienze Mediterranee; già presidente del “Consiglio per i beni culturali e ambientali” della provincia di Messina.

 

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I DUE ARTICOLI SONO PUBBLICATI NEL PRIMO NUMERO DI ESPERIENZE MEDITERRANEE