Macroregione Mediterranea per uno sviluppo sostenibile del Mezzogiorno d’Italia

di Paolo Ferrara

La Unione Europea (U.E.) ha sempre guardato con particolare interesse al Bacino del Mediterraneo, sia perché esso, disegnando tutto il confine meridionale della Comunità, rappresenta un area nella quale è indispensabile mantenere dei rapporti di stabilità e pacifico interscambio, e sia perché, dopo la caduta negli anni ottanta del secolo scorso, della strutturazione a blocchi contrapposti, si erano aperte proprio in quest’area nuove possibilità di dialogo e di inter-relazioni,  specie tra gli Stati frontalieri, spesso con tradizioni storico-culturali e identitarie affini.

Fino a questo momento, tutte le strategie politiche messe in atto dall’U.E. nel Bacino del Mediterraneo, hanno sempre visto una prevalenza gerarchica dell’Unione attuata mediante un rapporto di tipo bilaterale sia nei confronti degli Stati Membri meridionali, che nei confronti dei Paesi non Membri della sponda sud. I risultati di questa strategia non sono stati però all’altezza delle attese per cui si è evidenziata la necessità di creare strumenti strategici capaci di implementare l’integrazione tra popoli mediante una interlocuzione il più possibilmente diretta tra persone o, al massimo, tra Enti ed Istituzioni Locali. Questo modello di integrazione e cooperazione tra Popoli e Cittadini è stato identificato nel Trattato di Riforma di Lisbona (ratificato nel 2007 ma messo in atto nel dicembre 2009) nella strategia macroregionale, e proprio per questa ragione il Trattato di Lisbona ha previsto l’istituzione di ben 5 Macroregioni, tutte posizionate lungo dei confini della Unione. Di queste 5 Macroregioni progettate, 4 sono state già realizzate e stanno funzionando molto bene (Macroregione Baltica; Macroregione Danubiana; Macroregione Alpina; Macroregione Adriatico-Ionica) solo la Macroregione Mediterranea è rimasta a livello di progetto e non è stata ancora istituita.

Per permettere inoltre un buon funzionamento delle macroregioni, il Trattato di Lisbona, confermando quanto già stabilito dal Trattato di Maastricht, ha basato la ripartizione delle competenze all’interno dell’U.E. e tra la U.E. e gli Stati Membri, sul Principio della Sussidiarietà, secondo il quale, se un Ente “inferiore” è capace di svolgere bene un compito, l’Ente “superiore” non deve intervenire, ma deve piuttosto sostenerne l’azione. Il principio di Sussidiarietà quindi, si configura come un principio dinamico che consente di ampliare le competenze dell’U.E. mediante l’utilizzo delle specifiche competenze ed esperienze dei singoli Territori, senza che questo, in nessun caso comporti delle ulteriori maggiori competenze gerarchiche da parte dell’U.E., essendo le sue competenze “limitate a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei Trattati”. Gli atti normativi e i programmi messi in atto dagli Enti ed Istituzioni Territoriali della U.E. in base al principio della sussidiarietà, possono divenire oggetto di controllo e censura da parte della Corte Europea di Giustizia, solo nel caso che in questi siano ravvisabili delle” violazioni di quanto dagli Stati Membri attribuito direttamente alla U.E. nei Trattati, per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti”.

È evidente che l’Italia Mediterranea, con la sua peculiarità orografica di essere come un “ponte” lungo circa 1000 km lungo l’asse nord-sud tra l’Europa e l’Africa, ha delle caratteristiche di assoluta specificità nell’offerta di linee di transito rapide, coordinate e sostenibili, quale base primaria di tutti gli scambi di merci e persone, nonché asse portante del turismo. La Macroregione Mediterranea infatti si prospetta appunto come incubatore gestionale di un’area, densa di affinità storico-culturali e geo-climatiche, a cavaliere tra l’Europa, l’Africa settentrionale e il Medio Oriente.

La costituzione della Macroregione Mediterranea da parte dell’U.E. realizzerebbe inoltre, in base al principio della Sussidiarietà, un drastico spostamento della “cabina di regia” da Bruxelles direttamente nei nostri territori, portando sia la elaborazione dei singoli progetti, così come anche la loro gestione e controllo, ad un livello molto più vicino ai cittadini, con quindi una maggiore possibilità di interpretare gli effettivi bisogni e le reali aspettative delle persone. Inoltre, l’acquisizione da parte dei nostri Enti Locali di una piena responsabilità dei progetti stimolerebbe gli stessi a migliorare drasticamente le proprie capacità gestionali ed amministrative, a tutto vantaggio della qualità della vita delle popolazioni. Precisi segnali in tal senso sono già ben evidenti in Puglia e Basilicata, inserite operativamente nel progetto macro-regionale adriatico-jonico, dove è ben visibile come le rotte adriatiche tra Albania, Montenegro ed Italia, precedentemente vie di migrazione incontrollata e di traffici criminali, si sono rapidamente trasformate in virtuose rotte di sviluppo sostenibile di piccole e medie imprese e di turismo.

La Macroregione Mediterranea coinvolgerebbe tutte le regioni del mezzogiorno in una unica grande Zona Economica Speciale con caratteristiche e bisogni simili, in un progetto “green” di economia circolare, coordinata e sostenibile, basata su PMI innovative e tecnologiche, agro-alimentare di alta qualità e turismo, immersa in quel naturale incubatore di interscambi che è sempre stato il Bacino del Mediterraneo.

Tutte queste considerazioni sottolineano l’urgenza di costituire e rendere al più presto operativa la Macroregione Mediterranea che, a seguito di un forte impulso di richiesta da parte della Società Civile, il Difensore Civico della Regione Campania ha già ufficialmente istituito con decreto n° 09/2018 pubblicato sul BURC n° 89 del 29 novembre 2018.

Ora ci aspettiamo che, attraverso la Conferenza Stato-Regioni possa avvenire un forte coinvolgimento del Governo italiano affinché questo, insieme agli altri Stati Membri interessati, possa richiedere all’Unione Europea la rapida costituzione operativa della Macroregione Mediterranea. Questa infatti non solo è l’unica Macroregione, tra quelle auspicate dal Trattato di Lisbona, non ancora realizzata, ma il suo ritardo di realizzazione sta anche producendo dei sostenuti danni alla economia del nostro Mezzogiorno.

IMMAGINE DI APERTURA: Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

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