Consiglio Europeo: alcune riflessioni

di Giuseppe Valerio
Presidente federazione regionale Aiccre Puglia – Membro Direzione nazionale Aiccre

Giuseppe Valerio

La vicenda dei cinque giorni ininterrotti di riunione dello scorso Consiglio europeo a Bruxelles (forse superato per pochi minuti in durata da quello di Nizza) ha catalizzato l’attenzione dell’intera Europa e non solo politica e giornalistica. L’Unione si sfascia, l’Unione non regge; no: come sempre nei momenti difficili l’Europa non solo tiene ma avanza e fa un altro passo verso l’integrazione politica.
L’argomento che ha più attratto, specie noi italiani, è stato il Recovery Fund, vale a dire quanto in via straordinaria è stato deliberato a sostegno dei Paesi, come l’Italia, che hanno subito di più, finora, le conseguenze della pandemia da Covid-19.
Una prima riflessione.
Nessuno si è ricordato che pochi giorni prima c’era stato un altro avvenimento rivelatosi estremamente importante: l’elezione del nuovo Presidente dell’Eurogruppo, vale a dire dei Paesi che adottano l’euro come moneta comune. Si era diffusa la tesi (sovranista ed antieuropeista) che l’Italia dovesse lasciare l’Unione oramai soggiogata dalla preponderante presenza della Germania. Hai voglia da parte nostra a sostenere, invece, che non era vero poiché in Europa vige la legge che uno vale uno. Bene abbiamo avuto ragione noi, ancora una volta (anche perché è la realtà). Germania, Italia, Francia e Spagna rappresentano la maggioranza – in tutti i sensi – dell’Unione e sostenevano la candidatura della spagnola Nadia Calviño, ma uno vale uno ed una coalizione di piccoli Paesi è stata maggioranza ed ha scelto Il ministro dell’economia irlandese Paschal Donohoe.

Torniamo al Consiglio europeo.
Era chiaro che l’Unione doveva uscire dall’impasse manifestando concreta solidarietà o avrebbero avuto ragione quanti ormai predicavano il ritorno alle Nazioni ed alla sovranità nazionale. E qui un’altra riflessione.
L’Unione – prima CEE e prima ancora Ceca – è stato il disegno funzionale per superare le ataviche e sanguinose divisioni nel vecchio Continente tra Francia e Germania. Ogni volta che le due sono state in disaccordo abbiamo avuto guai, al contrario quando sono state d’accordo. Questo l’ennesimo caso. Merkel e Macron si incontrano e lanciano un piano di aiuti a fondo perduto per superare la situazione Covid-19 per 500 miliardi. La Commissione lo recepisce, anzi lo allarga con altri 250 di prestiti ma lo aggancia al programma che ha portato la von der Layen alla Presidenza e lo sostiene attraverso un mutuo da contrarre sul mercato con i fondi del bilancio europeo 2021-2027. Si verifica per la prima volta una mutualizzazione del debito europeo da distribuire ai paesi membri in misura proporzionale ai bisogni derivanti da criteri prestabiliti. Attenzione. Debito comune futuro agganciato a risorse proprie dell’Unione.

Da qui un’altra conseguenza: per contrarre il mutuo ci sono due strade: un aumento della quota nazionale al bilancio europeo o stabilire tasse europee (sulla plastica, sulle industrie a carbone, sulle transazioni finanziarie, ecc….).
Il Consiglio europeo ha deciso di non aumentare la quota nazionale di bilancio. Il che significa stabilire dal 2021 tasse “europee”. Un altro passo verso ‘integrazione e la federazione’. Da una situazione di crisi viene un avanzamento “politico” dell’Unione. C’è ancora un altro aspetto da sottolineare. Durante il Consiglio si sono confrontate le due tradizionali concezioni: confederale o federale. La prima rappresentata dal Consiglio, la seconda dalla Commissione. Si è deciso che sia la Commissione ad approvare e vigilare sui progetti nazionali che utilizzeranno i fondi stanziati. Ancora un passo avanti verso la federazione. Quindi gli aspetti politici hanno sopravanzato quelli economici. L’Unione come unità di valori e non zona di libero scambio. D’altronde l’uscita della Gran Bretagna aiuta molto in questo senso.
E per noi italiani cosa è accaduto?
Intanto anche qui una lezione per gli euroscettici: il governo italiano, anche per la spinta discreta ma avvertita del Presidente Mattarella e l’aiuto dichiarato di una parte dell’opposizione (Forza Italia parte del Partito Popolare Europeo) ha saputo collegarsi e fare squadra con coloro che maggiormente sono convinti che l’Europa debba integrarsi ancor di più. Non ha gridato o non si è lamentata, ma ha fatto politica costruendo alleanze e proponendo soluzioni avendo a cuore le sorti dell’Unione non la sua distruzione.
La posizione è stata premiata.
In definitiva dal piano del Recovery Fund vengono assegnati a fondo perduto 390 miliardi fino al 2026. Vale a dire ogni italiano riceverà 500 euro nette fino al 2026 mentre ogni residente in Olanda ne verserà 930, ogni tedesco 830 mentre ogni spagnolo riceverà 900 euro e ogni greco 1600, ogni francese ne verserà 400. Senza contare i 360 miliardi di prestiti da rimborsare in 36 anni.
“I governi dovranno preparare piani di ripresa e resilienza specificando il piano di riforme e di investimenti per il 2021/23”. Questi documenti dovranno pervenire a Bruxelles entro il 15 ottobre. Quindi centinaia di pagine di progetti precisi, con costi, tempi, redimenti ed impatto”. I progetti devono essere coerenti con le priorità europee (ambiente e digitale) con le raccomandazioni che la Commissione invia ai Paesi, perché “gli investimenti devono rafforzare il potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro”!
Le riforme devono riguardare il “miglioramento e l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione”. Il tutto sotto il controllo della Commissione europea.
Insomma un grande passo in avanti verso il federalismo con un debito comune per distribuire risorse comuni su programmi comuni e con risorse e tasse comuni per finanziare il debito.
In definitiva e secondo le linee europee non soldi a pioggia, per clientele e mance elettorali, ma precisi programmi e progetti in linea con quanto stabilito dalla Commissione con il beneplacito del Parlamento europeo.
L’Unione c’è e si vede. Ora è bene che ci sia l’Italia e si veda.
Nessuno dica che l’Unione ci condiziona e vuole imporci le “riforme”. Queste ci servono e prima le facciamo meglio staremo.

Avete mai seguito un giudizio civile? Anni ed anni di perizie, relazioni, controrelazioni, deduzioni e controdeduzioni ecc…. Da stancarsi e capire i nostri anziani quando suggerivano di stare lontani da tribunali e “giustizia”.
E in sanità? A parte le macroscopiche carenze che tutti abbiamo potuto vedere nei mesi scorsi; non si fanno anche le cose facili. Per esempio, perché cliniche private milanesi oggi offrono servizi di tele-medicina, con costi contenuti, e noi pugliesi col servizio pubblico no? Avete notato che l’emergenza ha svuotato gli studi medici pieni per gran parte per ordinare o ritirare ricette? Oggi si fa tutto telematicamente!
Nella scuola le classi pollaio in strutture fatiscenti ecc…. O la grande distanza tra il Nord ed il Sud d’Italia sulle infrastrutture stradali e ferroviarie?
Insomma occorre agire non per far piacere all’Unione, che ci fa notare diseguaglianze e ritardi, ma per noi stessi ed il nostro benessere. Ora siamo ancor più facilitati dalle disponibilità finanziarie messeci a disposizione dall’Unione europea. Un’ultima riflessione sulla complessa materia della governance europea.

Il Parlamento è l’unico organo eletto direttamente dai cittadini europei – anche se ancora su liste nazionali –. Da qualche anno il Parlamento ha acquisito sempre più poteri e decide insieme al Consiglio dei Capi di Stato e di Governo su alcune importanti materie, come, per esempio, il bilancio.
Bene, il Parlamento aveva deliberato che il bilancio o, come lo chiamano a Bruxelles, Quadro Finanziario Pluriennale (infatti è basato su sette anni – il prossimo 2021-2027) fosse aumentato dagli attuali circa 1100 miliardi a 1300 miliardi anche per sostenere e finanziare nuovi progetti e i piani per la sanità, la ricerca, la trasformazione ecologica delle industrie ecc…. in una con la soppressione delle riduzioni a favore di alcuni Stati (i cosiddetti rebates) e la condizionalità dei contributi al mantenimento delle prerogative democratiche in ogni Stato membro (vedi, per esempio, Ungheria e Polonia). Di tutto ciò non ci sono molte ed evidenti tracce nell’accordo dei Capi di stato e di Governo.
Il Parlamento ha già fatto sapere, mediante una votazione approvata a larga maggioranza, che non approverà il bilancio (non può entrare nella decisione del Recovery Fund) senza modifiche sostanziali all’accordo. Evidenzio che senza i fondi del bilancio la Commissione non può contrarre il mutuo per i 750 miliardi.
Insomma un po’ complicato per i cecks and balances tipici di ogni sistema democratico ed efficace. Per parte nostra sposiamo l’atteggiamento del Parlamento europeo perché è un altro modo per una maggiore integrazione politica ed il riconoscimento che in Europa per la federazione serve UN POPOLO, UN PARLAMENTO, UN GOVERNO.

Il ruolo dei federalisti.
Quanti si sono da sempre battuti, come l’Aiccre, per gli STATI UNITI D’EUROPA, questa è una situazione favorevole ma dura. Occorre una maggiore e continua presenza “politica” tra gli amministratori locali che sembrano più attratti dalle questioni finanziarie e di bilancio e meno alla costruzione politica dell’Unione.
Avvertiamo un certo allentamento ideale. Come se l’attenzione dovesse essere rivolta solo ai “soldi”, ai finanziamenti. NO, senza la visione politica l’Unione si blocca e di conseguenza anche le “aspirazioni” concrete dei sindaci. Senza la cornice ed il quadro generale, che è sempre politico, anche i progetti e le realizzazioni locali si fermano.
Se non riacquistiamo questa consapevolezza è inutile la presenza di un’associazione come la nostra.
I Serafini lottavano nel CCRE a Bruxelles non per prendere un incarico, una presidenza o un portavoce, ma perché l’Europa crescesse federale ed in quel quadro avanzassero anche i poteri locali. Una lezione ed un’esperienza da continuare e seguire.

IMMAGINE DI APERTURA: La sala delle riunioni del Consiglio europeo nel palazzo Europa di Bruxelles (Fonte Wikipedia)

Ponte sullo Stretto: infrastruttura prioritaria di rilevanza internazionale

«Se non ora quando?». È la domanda che pone il prof. Enzo Siviero, ingegnere, architetto, rettore dell’Università eCampus, massimo esperto nella progettazione di ponti e ordinario di Tecnica delle costruzioni alla facoltà di architettura dell’Università di Venezia. Il Ponte sullo Stretto di Messina oggi è fattibile come non mai. È una operazione da fare camminare a braccetto tra Sicilia e Calabria. Le due regioni devono costituire “massa critica” e interloquire convintamente con Roma. Tutto questo per far capire che l’opera deve essere fatta, in quanto strategica. Non esiste un’Italia senza il Sud, anzi, l’Italia nasce dal Sud. Un’opera come questa significherebbe un decollo del Sud. Per questo motivo il professore appoggia anche la petizione lanciata in questi giorni dall’architetto Alessandro Tinaglia e indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato e ai Presidenti delle Regioni. La lettera aperta sarà consegnata a S.E. il Prefetto di Messina il 31 luglio 2020, quando nel corso di un flash mob alla passeggiata a mare, innanzi alla Fiera, i cittadini si incontreranno per ribadire che da questo momento fino al 15 ottobre, si gioca il futuro del Meridione. A metà ottobre sarà presentato, infatti, il piano degli interventi e delle misure (recovery plan) da sottoporre alla Commissione Europea. Pertanto, sostiene il comitato spontaneo, il Governo dovrà cogliere «l’irripetibile opportunità di cambiare verso ad una storia di marginalità del Sud che nell’ultimo ventennio è diventata insostenibile».

L'esperto: "Ponte sullo Stretto? Sensazioni positive"

Il prof. Enzo Siviero (l'uomo dei ponti) ai microfoni di CityNow per parlare del Ponte sullo Stretto. Domani l'intervista completa.

Pubblicato da CityNow su Martedì 21 luglio 2020

Pasquale Persico: Le Macroregioni possono favorire una nuova forma di Europa

Prosegue la pubblicazione della rubrica in onda su Canale 695 condotta da Paolo Pantani, presidente emerito di Acli Beni Culturali e membro del comitato promotore della Macroregione del Mediterraneo Centro Occidentale. In questa pagina presentiamo una intervista con il professore Pasquale Persico, ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno. Si parlerà di macro-aree. Su questo medesimo tema Pantani e Persico si sono soffermati in un’altra intervista pubblicata su Il denaro.it che ci pare interessante richiamare all’attenzione dei lettori. Le Macroregioni, vi si afferma, potrebbero dare efficacia alle economie di scala, di scopo e di diversità necessarie alla valorizzazione dei territori e delle infrastrutture necessarie alla competitività dell’Europa.

LEGGI ANCHE SU IL DENARO.IT: Persico e il futuro dell’Europa: Necessari investimenti e nuovo modello di governance

Su Canale 695 Paolo Pantani conduce “Verso la Macroregione mediterranea”

IMMAGINE DI APERTURA – Foto di TheOtherKev da Pixabay 

Iniziative comuni fra il Network Fispmed e la Macroregione Mediterranea EUSMED

Il Network Fispmed con il suo Presidente dott. Roberto Russo, sottoscrivendo questa lettera di intenti con Paolo Pantani, Coordinatore della Macroregione Mediterranea EUSMED, si impegna ad attivare tutte le iniziative comuni sul piano nazionale ed internazionale, utili affinché sia adottata dalla Commissione europea, la strategia macroregionale EUSMED. Nata sull’esperienza delle prime quattro macroregioni, la Macroregione Mediterranea EUSMED, è stata istituita e riconosciuta con giusto decreto n°09/2018 del Difensore Civico presso la Regione Campania avvocato Giuseppe Fortunato, pubblicato sul Bollettino regionale n°89 del 29 novembre 2018. Essa è quindi uno strumento comunitario nato con lo scopo di favorire la partecipazione al processo decisionale non solo degli stati, ma anche delle regioni, degli enti locali e della società civile in aree circoscritte dallo spazio europeo. 

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Rocco Giordano: Ammodernare le infrastrutture ed eliminare le attuali cesure tra Nord e Sud

Paolo Pantani presenta in questa puntata della sua trasmissione in onda su Canale 695 il professore Rocco Giordano. Attualmente Direttore della Rivista on-line “Sistemi di Logistica”, edita da Giordano Editore, il professore esaminerà una serie di tematiche relative alle infrastrutture stradali e autostradali, ferroviarie, i porti e gli interporti, gli aeroporti, ovvero tutte quelle reti che adeguate opportunamente – come ad esempio l’alta velocità estesa al Sud – permetterebbero azioni di sviluppo per l’intera Macroregione. In quest’ottica non si parlerà solo di rapporti con l’Europa, ma anche di Mediterraneo, soprattutto occidentale, da intendersi come area che interessa anche le nazioni africane che vi si affacciano.

Su Canale 695 Paolo Pantani conduce “Verso la Macroregione mediterranea”

IMMAGINE DI APERTURA – Foto di TheOtherKev da Pixabay 

Andrea Piraino – Capovolgere il concetto di confine

Occorre una nuova prospettiva e la parola-chiave è macroregione, termine rilanciato dall’Unione Europea nell’ambito del potenziamento della politica di coesione.

di Andrea Piraino

Il Mediterraneo costituisce uno spazio debolmente strutturato che invoca interventi di cooperazione ed interconnessione sotto ogni punto di vista: economico, sociale, politico, ecologico, culturale. Lo sviluppo delle sue popolazioni è infatti una necessità non soltanto per sé stesso ma anche per l’Europa -che conquisterebbe così una maggiore sicurezza, un controllo più sostenibile dei flussi di immigrazione e la partecipazione diretta ad un’area in crescita- e per gli Stati europei che sanno bene che dal Mediterraneo deriva il futuro dei propri rapporti con un’area strategica per la pace ed il benessere dei propri popoli. Ancora di più. La sua rinascita costituirebbe una occasione unica per invertire quello che, viceversa, sarà un declino inesorabile delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia e della Sicilia, in particolare. Insomma, senza un processo di riconsiderazione del valore strategico del bacino del Mediterraneo, è difficile pensare oggi al rilancio dell’Europa, degli Stati e delle Regioni che in esso si affacciano, registrando benefici in ordine alla lotta alla povertà, alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio ambientale, alla coesione territoriale, alla sicurezza ed, infine, anche al dramma delle migrazioni che non sono un fenomeno emergenziale ma strutturale.
Ma se così è, bisogna allora avere l’intelligenza e la lungimiranza di pensare e fare del Mediterraneo una narrazione secondo altre categorie. A partire dall’idea della costruzione di una nuova organizzazione di governo in cui i principi di sussidiarietà e di cooperazione si sostituiscano a quelli di sovranità e di autonomia invocati spesso per difendere grandi e piccoli interessi che sempre più declinano verso insostenibili privilegi. Di questa nuova prospettiva, la parola-chiave è macroregione. Termine rilanciato dall’Unione Europea nell’ambito del potenziamento della politica di coesione che con il Trattato di Lisbona del 2007 ha di fatto assunto, accanto ai profili sociale ed economico già delineati dall’Atto Unico Europeo del 1986, una nuova dimensione: quella territoriale, il cui obbiettivo di fondo è il miglior coordinamento delle istituzioni e delle risorse. Ora, se si fa un attimo mente locale a quanto appena cennato, ci si rende subito conto che l’efficacia di tale prospettiva finisce per essere definita dalla circostanza che il miglior coordinamento che essa assicura nasce dall’abbattimento e dal superamento dei confini politico-amministrativi entro cui, ad oggi, restano costretti Stati, Regioni ed Enti territoriali vari. Il che significa che la Macroregione è una forma di aggregazione dei territori non più determinata da retaggi e vincoli storici ma dalla capacità di capovolgere il concetto di confine da luogo del limite, della delimitazione, del divieto dell’oltrepassamento in sede dell’incontro, della cooperazione, dell’integrazione. Ma se questo è vero -e lo confermano le Macroregioni Baltica, Danubiana, Adriatico-Jonica ed Alpina, già costituite- le conseguenze dell’adozione di questa strategia nell’ordinamento comunitario dell’Unione non saranno limitati agli specifici obbiettivi intorno ai quali essa è stata costruita ma, pur non costituendo un nuovo soggetto istituzionale, investiranno le vecchie aggregazioni territoriali degli Stati nazionali esistenti e dimostreranno come sono proprio questi ultimi con le loro delimitazioni insuperabili ad impedire la costruzione dell’Europa comunitaria dei Padri fondatori. Non solo. Ma questa attitudine al coordinamento, alla cooperazione ed, addirittura, all’integrazione le Macroregioni la mostrerebbero ancora di più, se possibile, con riferimento agli ordinamenti regionali che in Italia, come negli altri Paesi europei, sono sottoposti ad un ‘ritorno’ di centralismo statalistico che tende ad esautorarli sia dal potere legislativo che dal potere amministrativo, mortificandoli oltre tutto con tagli finanziari sempre più pesanti.
Naturalmente qui non si vuol disconoscere che le Regioni, almeno in Italia, siano oggi diventate in larga misura centri di potere fine a sé stesso. Ciò che invece si intende sottolineare è che, se si punta ad una loro nuova configurazione nell’ambito della Repubblica, altra deve essere la pista da battere. E, precisamente, quella del riordino territoriale delle attuali venti Regioni previste dall’art. 131 della Costituzione, come peraltro segnalano le diverse proposte di leggi costituzionali presentate nella scorsa legislatura per “ridisegnare la cartina d’Italia”. Del resto, l’ipotesi di modificare le attuali Regioni per costruire un inedito sistema di Macroregioni non rappresenta altro che il riemergere di un’antica idea la cui nascita, all’indomani della seconda guerra mondiale, fu prospettata dal leader del Movimento Indipendentista Siciliano (MIS), Andrea Finocchiaro Aprile, e poi ripresa, nella prima metà degli anni settanta del secolo scorso, da un lato, da Guido Fanti, primo presidente della Regione Emilia-Romagna, e, dall’altro, da Piersanti Mattarella, allora semplice deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana. Da allora, per una quindicina di anni, la prospettiva macroregionale sembrò scomparire dall’agenda politico-istituzionale per riemergere nel 1992 con la famosa ricerca della Fondazione Agnelli, che rilanciava l’idea di macro aree geo-economiche a vocazione europeista come alternativa al regionalismo burocratico-amministrativo dell’esperienza attuata in Italia, e con la proposta federalista della Lega Nord e per essa di Gianfranco Miglio che riprendeva una sua vecchia convinzione e sosteneva una rinnovata architettura istituzionale del Paese in tre Macroregioni (o “Italie”). Per arrivare, così, ad oggi quando la riforma dell’impalcatura della Repubblica in chiave macroregionale non servirebbe soltanto a ridisegnare l’organizzazione territoriale del nostro Paese ma anche a superare i muri costituiti dai confini dei vari Paese europei e così ricomporre nuove Comunità geo-politiche di dimensione continentale. Ma come? In che modo? Attraverso una aggregazione di aree regionali omogenee per territori, storia, cultura, sensibilità politiche ed interessi socio-economici che superino le diversità di appartenenza nazionale e si collochino nella prospettiva europea. Di quella Europa politica, però, che non può che essere dei Popoli e dei Territori. Non certo degli Stati.
Evidentemente, fare questa affermazione nel bel mezzo del boom della logica intergovernativa che tende a spazzare via tutte le istanze comunitarie può sembrare temerario. Ma è proprio così. Se infatti non si accantona il pensiero centralista e tecnocratico che ha dato vita all’attuale struttura burocratica, priva di anima, per ritornare all’idea originaria di Europa, l’attuale impronta prettamente economicistica, assunta a seguito del Trattato di Maastricht, non sarà superata mai e la moneta unica sostituirà quella unità culturale, politica, sociale ed economica che dovrebbe costituire l’unica ragion d’essere dell’Unione Europea. Confermando, come si sostiene da più parti, che il processo di unificazione è un clamoroso fallimento che ha determinato un appiattimento delle culture storiche ed ha ridotto l’Europa ad una entità senza identità, scarsamente democratica e spesso incomprensibile per i suoi stessi cittadini, costretti ad assistere allo scempio dei respingimenti dei migranti chiedenti asilo da parte di Paesi che devono la loro attuale esistenza proprio alla generosa accoglienza della (vera) Comunità Europea.
Ora, se si vuole evitare questa deriva, non c’è dubbio che l’unica possibilità è quella di costruire una nuova unità politica del vecchio Continente fondata su queste Macroregioni che, come nel caso di quella del Mediterraneo occidentale, potrebbero costituire anche l’occasione per realizzare quella cooperazione territoriale indispensabile allo sviluppo equilibrato e sostenibile dei Territori dei vari Paesi che in esso si specchiano.
Come è noto, allo stato attuale, la Macroregione mediterranea non presenta elementi definiti e non sarebbe altro che un “piano” volto ad affrontare le problematiche e le sfide comuni dei soggetti nazionali, regionali e locali che si affacciano nell’area. In prospettiva, però, potrebbe configurarsi come una modalità di governance multilevel che garantisce la partecipazione delle Autorità regionali e locali alle politiche di cooperazione europea, ad esempio, per i sistemi energetici, la ricerca scientifica e l’innovazione, la cultura, la tutela ambientale, etc. Insomma, potrebbe diventare una rete dove annodare tutte le materie che costituiscono i settori portanti per una crescita economica intelligente e sostenibile che, non solo, sarebbe in linea con la strategia dell’UE ma avrebbe anche la capacità di dare un apporto significativo allo sviluppo del nostro Paese ed, in particolare, a quello del Mezzogiorno e della Sicilia che di questa Macroregione del Mediterraneo occidentale potrebbero costituire i motori propulsori assieme a Regioni come la Corsica, la Costa Azzurra, la Catalogna, l’Andalusia, Malta.

Andrea Piraino è ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università degli studi di Palermo. Consulente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Siciliana degli ex-parlamentari regionali e nazionali. Già Assessore della Regione Siciliana con delega alla Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro.

L’ARTICOLO È PUBBLICATO NEL PRIMO NUMERO DI ESPERIENZE MEDITERRANEE

Macroregioni: nate in funzione delle sfide e delle opportunità transnazionali comuni

di Paolo Pantani

Le Macroregioni si configurano nel rafforzamento della politica di coesione che con il Trattato di Lisbona del 2007 ha di fatto assunto, accanto ai profili sociale ed economico già delineati dall’Atto Unico Europeo del 1986, una terza dimensione: quella territoriale. Attraverso questo strumento le istituzioni europee hanno voluto elevare la cooperazione territoriale a chiaro obiettivo dell’Unione Europea in posizione centrale, mobilitando il potenziale di crescita che esiste nei territori.
La politica di coesione spera di migliorare l’equilibrio geografico dello sviluppo economico e di innalzare il tasso potenziale di crescita dell’intera Unione, rendendolo sostenibile, equilibrato ed armonioso, in grado di ridurre le diseguaglianze  e di rafforzare la cooperazione transfrontaliera, mediante iniziative congiunte locali e regionali, e la cooperazione transnazionale, mediante azioni volte allo sviluppo territoriale integrato.
In sostanza, le Macroregioni sono strumenti per la migliore attuazione della coesione territoriale – che, nell’elaborazione più recente, come ricordato, affianca e completa la coesione economico-sociale: l’unica in riferimento alla quale finora erano state elaborate la maggior parte delle politiche europee – e per la promozione di uno sviluppo “in grado di superare i confini tra Stati-membri”.
Rendendo più efficace “un’azione che veda come protagoniste aree territoriali contigue, accomunate da problematiche simili, piuttosto che interi territori statali, considerati separatamente l’uno dall’altroDel resto bisogna tenere presente che verso questa modalità di cooperazione si indirizza sempre più frequentemente anche il favore di molti Stati preoccupati dall’accentuarsi dei problemi (come, per esempio, quello degli effetti del cambiamento climatico) che superano i confini amministrativi e non possono essere affrontati in modo adeguato che dalla cooperazione dei territori interessati. Inoltre, c’è da dire che questa strategia di cooperazione territoriale dell’Unione Europea, in modo particolare con la programmazione dei Fondi strutturali 2014/2020, mira ad evitare la dispersione delle risorse finanziarie concentrandole nel tentativo di risolvere alcuni problemi comuni a più autorità statali e sub-statali in determinati settori (definiti “pilastri” o “obiettivi”) la cui dimensione può variare in considerazione della zona geografica interessata, dei soggetti partecipanti e, quindi, delle risorse a disposizione.
In poche parole per la Commissione Europea la Macroregione è una Entità che non è nata in base a criteri amministrativi o finanziari ma in funzione delle sfide e delle opportunità transnazionali comuni.

Da questa impostazione funzionalista, poi, la Commissiome Europea ne faceva inizialmente derivare la regolamentazione principale, cd. dei “tre No!”: 1) No! a finanziamenti specifici a carico del bilancio UE ma coordinamento dei fondi europei (e nazionali) esistenti per il raggiungimento degli obiettivi  inerenti la strategia individuata; 2) No! all’introduzione di una normativa specifica in quanto ogni strategia macroregionale è frutto di una apposita “comunicazione” della Commissione e del corrispondente “piano d’azione” elaborato in base ai contributi di soggetti pubblici (Autorità nazionali, regionali, locali) e privati (stakeholder, mondo scientifico, società civile); 3) No! alla creazione di un’ulteriore istituzione dovendosi applicare alle Macroregioni i principi della cooperazione, del coordinamento, dell’integrazione, della multilevel governance.
Circostanze, tutte queste, che però non si sono dimostrate in grado di dare una risposta soddisfacente al problema principale costituito dall’incapacità delle strutture esistenti di agire in modo efficiente ed efficace a causa della loro frammentarietà. Ed ecco, allora, che la stessa Commissione ha proposto di modificare ed il Consiglio ha accettato di capovolgere la regola dei “tre No!”  nella regola dei “tre Si!”. E cioè: 1) Si! alla complementarietà dei finanziamenti; 2) Si! alla definizione di una nuova progettualità; 3) Si! al coordinamento degli strumenti istituzionali. In definitiva, configurando la Macroregione quale l’Entità per permettere di raggiungere una maggiore efficacia rispetto a quella che si potrebbe registrare a seguito di azioni individuali poste in essere da Unione Europea, Stati-membri, Regioni e Comuni.
Con questa regola dei “tre Si!”, in definitiva, la nostra Macroregione Mediterranea (EUSMED) può configurare una nuova progettualità in maniera complementare e coordinata con gli strumenti nazionali e questa rappresenta una vera evoluzione, potendo avere quindi una progettualità strategica definita della Macroregione Mediterranea (EUSMED).

IMMAGINE DI APERTURA – Un disegno inviato da Paolo Pantani per illustrare is suo articolo.

Su Canale 695 Paolo Pantani conduce “Verso la Macroregione mediterranea”

Paolo Pantani è un homme d’action, una persona che agisce e non se la tira. Meno che mai si pianta al telefono per suggerire cosa gli altri debbano fare: lui fa. Non esulta sulle chat mentre posta link a filmati senza neppure un rigo di commento; non gareggia a chi fa più scoop, secondo le istruzioni del gioco “Piccoli giornalisti crescono”. Pantani spedisce seri articoli d’informazione alla stampa e ai siti web. Chi ci segue su Experiences, ha notato, già da tempo, il suo spirito propositivo: sia attraverso i propri scritti e sia attraverso gli scritti dei suoi amici che ha invitato a collaborare. Punto centrale è il progetto comune per la costituzione di una Macroregione Mediterranea.

Da qualche mese, in piena emergenza pandemica, Pantani ha varato persino una rubrica televisiva su Canale 695, un’emittente partenopea. Nel suo salotto televisivo intervista (a giusta distanza) un ospite alla volta. Sappiamo bene che, a cominciare dalle istituzioni fino ai singoli cittadini, qualunque ruolo si ricopra, ognuno di noi è chiamato ad avanzare proposte per un futuro che tenga conto del nuovo contesto. Per delinearlo al meglio, questo futuro, è necessario un brainstorming grazie al quale assommare la giusta visione d’insieme. La nostra idea è, semplicemente, riproporre la trasmissione di Canale 695 e trasformarla in una rubrica periodica sulle pagine di Macromed, il sito web che Experiences dedica fuori dagli schemi ai temi macroregionali. Con questo video iniziamo dalla puntata di apertura e cerchiamo di capire, attraverso le parole di Paolo Pantani e del suo ospite, il prof. Paolo Ferrara, cosa sia una Macroregione e quali vantaggi ne deriverebbero.

Su Canale 695 Paolo Pantani conduce “Verso la Macroregione mediterranea”

IMMAGINE DI APERTURA – Foto di TheOtherKev da Pixabay 

Bari, “Mediterraneo per il futuro del Sud”: convegno sulle macroregioni del Sud

(Bari, servizio del 15 ott. 2019). Il Sud deve fare squadra, cioè fare fronte comune. Lo sostiene il prof. Enzo Siviero, rettore dell’Università telematica eCampus ed esperto di fama internazionale in progettazione di ponti. Parla infatti della necessità di un collegamento del Sud col Nord, ma soprattutto del Sud con il Sud. Occorre spostare, in altri termini, l’attenzione dell’Europa al Mediterraneo, come afferma anche il prof. Giuseppe Valerio, presidente Aiccre Puglia (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa). Per questo motivo gli incontri promossi dal prof. Cosimo Inferrera con AEM (Associazione Europea del Mediterraneo), di cui è presidente, sono una notevole opportunità per discutere sul riscatto del Mezzogiorno, in primo luogo, e sul bacino del Mediterraneo, considerando l’unione di quelle regioni italiane, europee ed extra-europee, che vi si affacciano.
Una nota a margine. Avete notato quante sedie vuote? Accade spesso che riunioni importanti come questa, durante le quali si analizzano proposte a favore del territorio, siano poco affollate. Ma, non sempre le immagini documentano del tutto il vero. Molto più facile è che una piccola e volenterosa Tv privata, costretta ad operare con scarsi mezzi e uomini, monti un servizio con spezzoni di riprese. Una intervista ai personaggi del giorno, prima che inizi l’incontro, e una sventagliata sul pubblico che si sta accomodando nella sala ancora deserta. Finalmente si aprono i lavori e si possono inquadrare i saluti dei relatori. Poi via di corsa per un nuovo servizio in qualche differente angolo della città. Questo chi organizza eventi deve prevederlo, perché la “percezione” della manifestazione è altrettanto importante dei contenuti espressi. Come si fa? Questione di metodo. Insieme possiamo imparare molto.

IMMAGINE DI APERTURA – La copertina del libro edito da Franco Angeli

La Macro-Regione del Mediterraneo (Occidentale) – intervista al prof. Andrea Piraino

TVM Tele video market ha mandato in onda questa intervista, ribattuta su YouTube il 17 luglio 2017. L’argomento è “La Macro-Regione del Mediterraneo Occidentale per ripensare le strategie geopolitiche Europee – Bilancio dell’inizio di un cammino”. Argomento di grande importanza, esposto dal prof. Andrea Piraino, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Palermo e coautore, insieme al prof. Renato D’Amico, del libro “Per la Macroregione del Mediterraneo occidentale” (Franco Angeli, editore). Nonostante ciò, a distanza di quasi tre anni, di Macroregione del Mediterraneo non c’è quasi traccia da parte delle Regioni. Le visualizzazioni del presente filmato, poi, sono appena 35. Un numero così esiguo di interessati testimonia che non basta postare un video, seppure su di una piattaforma di successo come YouTube, ma occorre veicolarne la diffusione e alimentare il dibattito sul territorio e nelle sedi istituzionali. Per questo motivo Macromed ripropone l’intervista, chissà che non si possa avvertire qualche fremito.

IMMAGINE DI APERTURA – La copertina del libro edito da Franco Angeli