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Palladino Nicola
Ultima musa. Percorsi della modernità tra neoclassicità e barocco
 
Volume 1
Pagine: 240
Versione Brossura
Editrice - Bonanno

Costo su IBS
Euro 18,70

 
  2/4  
  IL SETTECENTO
 
 
 

 

 

Lo scultore per eccellenza del Cinquecento è Michelangelo. Lo scultore del Settecento è Antonio Canova(1757-1822). La sua arte è così legata al suo tempo e astrattamente neoclassica, così perfetta e in linea con il gusto comune, che l'artista è chiamato ovunque in Europa e la sua produzione artistica ingente. Egli accetta le teorie del Winckelmann e imita la purezza dell' arte classica, la ricerca e la fa propria. Canova studia a fondo i modelli classici per raggiungere una “assoluta perfezione formale” e il “bello ideale” . Anch'egli si contrappone al passato: se il barocco aveva cercato il movimento e l'emotivo, egli cerca una fredda immobilità. La mancanza di espressività e calore, quindi, non è un difetto, ma l'obiettivo finale ricercato e trovato. Winckelmann detta di non raffigurare mai le passioni; Canova materializza l'astratto assoluto. il suo linguaggio si basa su di una assoluta perfezione delle forme, ma questo ideale assoluto diventa impersonale tecnica. Le sue opere, infatti, vengono completate da tecnici del suo studio. Argan scrive: “voleva che le sue sculture diventassero fredde e quasi impersonali passando attraverso una esecuzione non emozionata”

Innegabile caposcuola del neoclassicismo in pittura è Jacques-Louis David (1748-1825). A Parigi, egli inizia in periodo prerivoluzionario, dipingendo su temi di rievocazione storica, ma è con la rivoluzione che egli s'impone, raffigurando i nuovi eroi, ricchi di ideali e virtù civili, essi sono disposti ad immolarsi per il bene del popolo e della rivoluzione. Chiara è l'ispirazione classica. Nel “Giuramento degli Orazi” del 1784 e nella “La morte di Marat” , riflettono lampi drammatici colti dalla Pietà di Michelangelo, o la Deposizione del Cristo di Caravaggio. Marat, il medico rivoluzionario ucciso con l'inganno, è morto raffigurato con una lettera interrotta in mano scritta per la rivoluzione, che ne esalta la figura morale ed eroica. David si lega alla rivoluzione, tanto da divenire seguace di Robespierre. Diventa il cantore della grandezza rivoluzionaria. Pochi anni dopo divenne il pittore ufficiale dell'impero napoleonico. Da Marat si passa all'”Incoronazione di Napoleone” del 1807. Nel periodo napoleonico la sua arte conosce una nuova fase con forme più retoriche e legate alla figura di Napoleone.

Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), allievo di David, non essendo interessato alla politica si concentrò sulla sua pittura che concepiva come pura forma. Attento alla lezione del suo maestro David e del grande Canova, pur essendo interessato dal “bello ideale” di quest'ultimo, in lui non troviamo nè tendenze rivoluzionarie (David) nè conservatrici (Canova). La sua innovazione si basa sui valori lineari e di superficie (colori chiari, i contorni, le sfumature) pervasi da una luce tenue, sfumata, egli tende ad un bello in senso assoluto. A differenza di Canova, Ingres non si concentra sulle figure dei personaggi femminili, ma cerca di rispecchiare la bellezza di queste sull'ambiente che le circonda. La bellezza è nell'insieme, nella composizione come nei particolari, nella luce che pervade il tutto. Argan scrive: “si genera dal rapporto del colore leggermente caldo e dorato della pelle con i grigi freddi dei piani del fondo”.
Il gusto Neoclassico in Ingres si stempera nella forma, si fa più libero, ma ancora “legata alla realtà, alla singolarità della cosa; era quello che si vede... con chiarezza assoluta” (Argan). Pittore vissuto in un epoca di transizione, Ingres sarà di ispirazione, alla metà del secolo XIX, al giovane Edouard Manet, il quale porterà la pittura alla grande stagione dell'Impressionismo di fine secolo.

   
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