Una mostra sui primi due anni di Messina in baracca

 

Il titolo provvisorio della mostra alla quale Experiences sta lavorando suona così: “Condizionamenti all’assetto urbano nella ricostruzione della città di Messina (1909 – 1911)”. La mostra è solo una delle iniziative che stiamo preparando per dare vita ad un progetto di forte impatto intitolato “Esperienze del Novecento”, un contenitore che permetterà di dare voce alla cittadinanza attiva. Per questo motivo la mostra esaminerà solo i pochi anni che precedono l’approvazione del Piano Regolatore che sarà lo strumento urbanistico in base al quale la città distrutta dal terremoto procederà per risorgere dalle macerie. Il Piano Borzì, che prende nome dal Capo dell’Ufficio Tecnico Municipale che lo ha redatto, l’ing. Luigi Borzì, è approvato con R. Decreto del 31 dicembre 1911 ed è pubblicato l’anno successivo. Il periodo temporale della mostra è così definito. Sembrerebbe che i giorni dell’emergenza si possono dire trascorsi, come pensa l’onorevole trentaquattrenne Giuseppe Micheli, deputato cattolico parmense, che operò a Messina nei giorni del dopo il terremoto. Il 16 febbraio del 1909 scrive sull’ultimo numero di “Ordini e notizie”, che “tutto sta per rientrare nelle condizioni normali”, ma in verità le sorti di Messina sono tutte ancora da scrivere.

Tra la baraccopoli provvisoria di Michelopoli, che l’onorevole ha messo su in “piazza S. Martino”, e la città permanente e definitiva passeranno non meno di 20 anni. Nel testo redatto dalla Direzione generale dei Servizi Speciali del Ministero dei lavori pubblici del 1933 un diagramma esplicativo riporterà che dal 1911 al 30 giugno del 1932 sono state progressivamente sbaraccati 13.791 vani. Tra le baracche di Michelopoli e i primi alloggi in muratura, che cominceranno ad essere disponibili dopo il 1925, si potrebbe scrivere la storia di una città di legno che fece da connessione tra la Messina storica e quella ricostruita. Una città di legno, che chiameremo provvisoria, ma che si costituì col carattere di una città pressoché stabile, che grande influenza ebbe nel futuro assetto della città riedificata: con strade ortogonali, isolati, alloggi per la residenza e padiglioni speciali per uffici pubblici e scuole.

Certo per chi ha vissuto i giorni dell’emergenza l’immagine della città provvisoria “piena di baracche nuove, belle, allineate” rincuora l’animo, e il ricordo dei ricoveri di fortuna costruiti con materiali di recupero, fatti “di poche porte e poche tavole”, può suscitare la nostalgia proprio di chi rievoca il pericolo trascorso. Una storia da ricordare, estrapolare dai documenti dell’epoca, farla diventare patrimonio corrente di memorie per i cittadini dei Messina.

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