A 23 anni, da Albenga alla Biennale di Venezia: la storia di Lorenzo Sibilla

La notizia aveva una scadenza, la storia molto meno. Lorenzo Sibilla ha compiuto 23 anni pochi giorni prima di arrivare a Venezia come co-curatore di un progetto che intrecciava arte contemporanea, istituzioni e diplomazia culturale. Il punto interessante, oggi, non è annunciare ciò che è già accaduto, ma capire il percorso che lo ha reso possibile.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Collezione Sibilla <info.collezionesibilla@gmail.com>.

Il comunicato era arrivato alla fine di agosto, nel momento meno propizio per una rivista che aveva sospeso le pubblicazioni per la pausa estiva. Annunciava la presenza di Lorenzo Sibilla alla 61ª Biennale di Venezia dal 27 al 30 agosto 2026. Quando Experiences ha ripreso l’attività, l’appuntamento era ormai concluso. Come notizia d’agenda aveva perso la propria funzione. Rimaneva però qualcosa di più interessante: la traiettoria di un ragazzo che, pochi giorni dopo aver compiuto 23 anni, era arrivato a lavorare nel contesto della Biennale partendo da Albenga, una città lontana dai grandi centri internazionali dell’arte. È questa la ragione per cui vale la pena tornarci adesso.

Lorenzo Sibilla è nato a Pietra Ligure, è cresciuto ad Albenga e studia Storia e Tutela dei Beni Artistici all’Università degli Studi di Firenze. È vicepresidente di Collezione Sibilla e ha iniziato a lavorare nell’arte contemporanea a 18 anni, curando i primi progetti espositivi ad Albenga. Da allora ha affiancato agli studi universitari esperienze nella curatela, nel collezionismo e nello sviluppo di iniziative culturali, costruendo progressivamente rapporti con artisti, collezionisti, istituzioni e organizzazioni in Italia e all’estero.

Venezia rappresenta dunque un punto significativo, ma acquista senso soprattutto se letta a ritroso.

Alle spalle c’è una storia familiare. Collezione Sibilla nasce infatti dalla passione per l’arte contemporanea di Gianluca Sibilla, padre di Lorenzo. Il collezionismo, inizialmente esperienza personale, diventa progressivamente un interesse condiviso fra padre e figlio. Lorenzo cresce tra opere, artisti e conversazioni sull’arte e, nel tempo, quella raccolta privata comincia a cambiare natura.

L’idea che prende forma è semplice: una collezione può fare qualcosa oltre a possedere e conservare opere. Può sostenere gli artisti, produrre occasioni espositive, creare relazioni e aprire il patrimonio privato al confronto con il pubblico. È su questa prospettiva che Collezione Sibilla si sviluppa come progetto indipendente di arte contemporanea, mantenendo le proprie radici ad Albenga ma allargando la rete di rapporti a curatori e organizzazioni culturali nazionali e internazionali.

La geografia familiare rimane molto precisa. Le origini dei Sibilla sono nell’entroterra ligure, in Val d’Arroscia, tra Colle di Nava e Pieve di Teco; Albenga è invece il luogo nel quale la famiglia vive e la Collezione ha preso forma. Non si tratta di un dettaglio secondario, perché proprio il rapporto tra provincia e apertura internazionale attraversa l’intera vicenda.

Nel febbraio 2026 arriva un primo passaggio pubblico importante. A Firenze, presso l’Associazione Culturale Panicale Nove, Collezione Sibilla presenta la sua prima mostra ufficiale, The Roles of the Icon: Physical, Emotional and Political. Il progetto riunisce artisti contemporanei internazionali attorno al ruolo e al potere delle immagini nella società, affrontandone le dimensioni fisica, emotiva e politica. È anche l’occasione per dichiarare un orientamento: trasformare il collezionismo privato in uno spazio accessibile, capace di dialogare con artisti, istituzioni e pubblico.

Firenze diventa così il secondo polo di questa storia. Albenga resta il luogo delle origini e dell’identità, mentre il capoluogo toscano assume un ruolo crescente nella ricerca, nelle mostre e nelle nuove collaborazioni. Parallelamente, la Collezione sostiene altri progetti espositivi indipendenti attraverso prestiti delle proprie opere. Il passaggio dal semplice possesso alla partecipazione culturale diventa sempre più netto.

C’è però un altro percorso che conduce a Venezia e comincia due anni prima. Nel marzo 2024, dopo la presentazione di una proposta culturale, Sibilla viene invitato all’Ambasciata della Repubblica Unita di Tanzania a Roma per illustrare personalmente il progetto. È il periodo in cui la rappresentanza diplomatica è guidata da Mahmoud Thabit Kombo, oggi Ministro degli Affari Esteri della Tanzania.

Sibilla aveva poco più di vent’anni.

Nel comunicato racconta di avere deliberatamente evitato di dichiarare la propria età: voleva che fossero il progetto e la capacità di presentarlo a essere giudicati. È forse uno dei passaggi che spiegano meglio questa vicenda. Essere molto giovani può attirare attenzione, ma l’età da sola non costruisce una relazione culturale. Il dialogo con la Tanzania prosegue infatti nel tempo attraverso scambi fondati, nelle parole del giovane curatore, sulla fiducia e sulla qualità del lavoro.

Due anni dopo quel rapporto approda alla Biennale con Crossing Narratives – Diary #08, curato da Lorenzo Sibilla insieme a Lynn Guo, direttrice di Collezione Sibilla. Dal 27 al 30 agosto il progetto ha fatto parte del programma del Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania e si è articolato in due momenti complementari: la mostra collettiva CROSSING NARRATIVES e il programma di incontri pubblici SPAZIO CULTURA. Collezione Sibilla ha inoltre contribuito alla partecipazione di tre artisti al Padiglione tanzaniano.

La mostra ha riunito Valerie Asiimwe Amani, Zhang Meng e Andrea Papi, presenti nel Padiglione della Tanzania, mettendone le opere in relazione con quelle di Luca Coser, Ottavio Troiano, Marah Khaled al-Za’anin, Mihály Mór Kovács e Annika Sjölén. Provenienze geografiche, esperienze e linguaggi differenti erano chiamati a confrontarsi intorno a identità, memoria e percorsi individuali, considerando l’arte come terreno nel quale narrazioni diverse possono incontrarsi senza perdere la propria specificità.

Tra le presenze indicate dal comunicato assume particolare rilievo quella di Marah Khaled al-Za’anin, giovane artista palestinese di Gaza, la cui pratica nasce direttamente dall’esperienza della guerra e dello sfollamento. L’artista ha trasformato la propria tenda in luogo nel quale vivere, lavorare e produrre arte. A Venezia quella stessa tenda è stata riproposta come spazio artistico e testimoniale, mettendo una vicenda personale in relazione con questioni più ampie come lo sfollamento, la resilienza e la possibilità stessa di continuare a creare in condizioni estreme.

SPAZIO CULTURA estendeva invece il progetto oltre l’esposizione. Il programma era concepito come forum pubblico interdisciplinare dedicato alle politiche culturali, agli ecosistemi artistici, all’editoria d’arte contemporanea e alla diplomazia culturale internazionale. L’apertura del 27 agosto ha avviato una visita guidata al Padiglione con Martina Cavallarin, curatrice della Partecipazione Nazionale, insieme a Sibilla e Guo, seguita dall’apertura ufficiale dello Special Event.

Il 28 agosto il programma ha compreso la presenza di Deborah Onisto, consigliera del Comune di Venezia e vicepresidente della Commissione Cultura, e il Public Forum: Art, Institutions and International Cultural Ecologies. Fra i partecipanti ecco il senatore Luca Pirondini, vicepresidente della Commissione Cultura del Senato; Sandra Miranda Pattin e Francesca Morozzi, fondatrici di Chiasso Perduto Artist Residency; Matteo Lenuzza, direttore della Fondazione ANMIG | Casa del Mutilato – Genova; Nicola Parente e John Clements, fondatori di Arroscia Residency; Laura Gallon, co-fondatrice di Arte Laguna Prize; Solveig Wilson Carrier, fondatrice di La Dérive; e il giornalista e International Relations Specialist Lorenzo Somigli.

A evento concluso, sono proprio questi elementi a rendere Crossing Narratives ancora raccontabile. Non occorre fingere che il calendario sia fermo al 27 agosto. La mostra e gli incontri appartengono ormai alla cronaca passata; ciò che rimane aperto è il percorso che li ha prodotti.

Sibilla stesso, nel comunicato, rifiuta di considerare Venezia una destinazione finale. Dice di aver cercato, fin dai primi progetti a 18 anni, di trasformare ogni esperienza nell’occasione per costruire quella successiva. E ridimensiona anche l’elemento che più facilmente potrebbe diventare un titolo: i suoi 23 anni. L’età rende certamente inconsueto il traguardo, ma per il giovane curatore non dovrebbe essere la sola chiave con cui leggere il lavoro. Studio, relazioni, determinazione e continuità vengono indicati come gli strumenti attraverso i quali una partenza periferica può raggiungere un contesto internazionale.

Qui la storia torna ad Albenga. Sibilla non vuole che la Liguria sia semplicemente il posto dal quale allontanarsi per poter lavorare nell’arte. Albenga, Pietra Ligure, la Val d’Arroscia, Colle di Nava e Pieve di Teco sono luoghi che rivendica come parte della propria identità e che intende portare con sé. L’ambizione dichiarata è mantenere questa appartenenza mentre Collezione Sibilla amplia la propria rete di artisti e istituzioni.

Forse è questo il dato più interessante che sopravvive alla scadenza del comunicato stampa. La provincia viene abitualmente raccontata attraverso due retoriche opposte: luogo dal quale bisogna fuggire oppure territorio da difendere attraverso un’identità ripiegata su se stessa. La vicenda di Lorenzo Sibilla suggerisce, almeno nelle intenzioni e nei primi risultati del suo percorso, una terza possibilità: partire senza recidere, costruire altrove senza cancellare il luogo da cui si proviene.

A 23 anni è troppo presto per sapere dove condurrà questo percorso. Ed è proprio per questo che sarebbe improprio trasformarlo in una storia di successo già compiuta. Venezia è stata una tappa, non una consacrazione. Ma una collezione nata dalla passione familiare ad Albenga è passata dalla dimensione privata alle mostre, dai prestiti alla produzione culturale, da Firenze a un progetto internazionale nel contesto della Biennale. Questo, oggi, è un fatto. E quando una notizia scaduta lascia dietro di sé una storia che continua, vale ancora la pena raccontarla.


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