
Dal 6 maggio al 22 novembre 2026, il Museo Fortuny accoglie una mostra dedicata a uno dei protagonisti dell’arte contemporanea. Un percorso che mette in discussione la scultura tradizionale e invita il pubblico a diventare parte dell’opera.
Il Museo Fortuny di Venezia dedica a Erwin Wurm un’ampia mostra monografica, in programma dal 6 maggio al 22 novembre 2026, a cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit. L’esposizione attraversa l’intero arco della ricerca dell’artista austriaco, tra i più influenti della scena contemporanea, noto per aver ridefinito il concetto stesso di scultura ampliandone i parametri – dal tempo alla materia, dalla superficie alla relazione con il corpo.
Al centro del percorso emerge una riflessione sul quotidiano, osservato attraverso il filtro dell’ironia e del paradosso. Wurm utilizza l’umorismo come dispositivo critico, capace di far affiorare tensioni sociali e culturali – dalla pressione del capitalismo alle costruzioni identitarie – muovendosi costantemente tra opposti: alto e basso, monumentale e ordinario. In questa dimensione liminale, l’oggetto comune si trasforma in elemento perturbante, aprendo nuove possibilità di lettura della realtà.
Uno dei nuclei centrali della mostra è dedicato alle celebri One Minute Sculptures, lavori che hanno segnato la sua affermazione internazionale negli anni Novanta. Qui la scultura diventa esperienza effimera: il pubblico è invitato a interagire con oggetti quotidiani seguendo precise istruzioni, trasformando il proprio corpo in forma temporanea. L’opera esiste nel gesto e nella sua durata limitata, trovando nella fotografia – spesso istantanea – una traccia residuale, quasi una conservazione dell’attimo.
Accanto a queste, le serie più recenti – tra cui Dreamers – sviluppano un linguaggio in cui elementi domestici assumono caratteristiche antropomorfe. Cuscini sovradimensionati, sostenuti da arti umani in posizioni instabili, evocano una dimensione onirica e interrogano il rapporto tra fisicità e inconscio. Il corpo, anche quando non è visibile, resta una presenza latente che struttura il senso dell’opera.
Il dialogo con lo spazio del Museo Fortuny si articola in particolare attorno al tema dell’abito come estensione scultorea. Nella serie Substitutes, gli indumenti – privi di corpo – diventano tracce di una presenza assente, superfici che conservano il gesto di chi li ha abitati. Il confronto con l’universo di Mariano Fortuny si rivela naturale: entrambi lavorano su materia e forma come dispositivi aperti, capaci di attivarsi solo nella relazione con il corpo e con l’azione.
L’intero percorso espositivo si innesta nella complessità architettonica di Palazzo Fortuny, trasformando il museo in un organismo dinamico, una sorta di semiosfera in cui opere, spazi e memorie si intrecciano. Le sculture di Wurm, elastiche e instabili, introducono una tensione che destabilizza l’equilibrio storico del luogo, suggerendo nuove letture del presente.
In questo confronto tra stratificazione culturale e ricerca contemporanea, la mostra pone una domanda essenziale: cosa resta dell’identità quando la forma si dissolve? Wurm invita a considerare il corpo umano come materia plastica per eccellenza, capace di ridefinirsi continuamente. Un’indagine che si colloca tra ironia e profondità, restituendo alla scultura una dimensione viva, aperta e radicalmente attuale.
| Articolo redazionale |
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