Metamorfosi intangibile: il filo rosso di Uemon Ikeda ridisegna lo spazio

A Roma, da PROSA_contemporanea, una mostra tra installazione, pittura e performance a cura di Alberto Dambruoso. Un progetto espositivo che intreccia Oriente e Occidente attraverso un segno minimo e potente: il filo rosso. Fino al 20 maggio 2026, Uemon Ikeda trasforma lo spazio in esperienza sensibile e partecipata.


Fino al 20 maggio 2026, gli spazi di PROSA_contemporanea a Roma ospitano Metamorfosi intangibile, mostra personale di Uemon Ikeda curata da Alberto Dambruoso, realizzata con il patrocinio dell’Istituto di cultura giapponese e della Fondazione Italia Giappone . Un progetto che si inserisce nel percorso di ricerca dell’artista giapponese, attivo in Italia dagli anni Settanta, e che conferma la sua capacità di coniugare linguaggi e sensibilità differenti.
Fulcro dell’esposizione è un’installazione ambientale sviluppata in collaborazione con Ximena Robles: un filo rosso, composto da lana e seta, attraversa lo spazio della galleria ridefinendone i confini e invitando il pubblico a entrarvi in relazione diretta. Questo elemento, ricorrente nella pratica di Ikeda, assume una valenza simbolica profonda, legata alla tradizione orientale del “filo rosso del destino”, metafora di connessioni invisibili e indissolubili tra individui e luoghi.

L’intervento si colloca nella linea delle installazioni aeree che l’artista ha realizzato negli ultimi anni in contesti fortemente connotati – dalla Piramide Cestia al Palazzo Reale di Napoli – operando una trasformazione percettiva degli ambienti. Il filo diventa così strumento per costruire nuove architetture immateriali, capaci di mettere in dialogo interno ed esterno, pieno e vuoto, visibile e invisibile .

Accanto all’installazione, la mostra presenta una serie di acquerelli su carta che condividono con l’intervento spaziale lo stesso principio di equilibrio tra figurazione e astrazione. Le opere, caratterizzate da cromie vivaci e accostamenti intensi, restituiscono frammenti di quotidianità e pensieri esistenziali, spesso affidati a brevi frasi che si integrano nell’immagine come haiku visivi.

In occasione dell’inaugurazione, l’installazione è stata attivata da una performance di danza Butoh interpretata da Flavio Arcangeli. Questa forma espressiva, nata in Giappone negli anni Cinquanta, si fonda sulla liberazione degli impulsi fisici e mentali e si configura come una pratica profondamente trasformativa. Non a caso, il titolo della mostra richiama proprio l’idea di una metamorfosi immateriale: una trasformazione dello spazio che non si lascia afferrare ma che ogni spettatore è chiamato a ricostruire interiormente.

Il percorso di Ikeda – nato a Kobe nel 1952 e formatosi a Roma – si distingue per una continua oscillazione tra discipline e visioni. Dalla pittura all’installazione, dalla scrittura alla fotografia, la sua ricerca attraversa linguaggi diversi mantenendo una coerenza profonda, radicata nell’incontro tra rigore occidentale e sensibilità orientale. In questo equilibrio, Metamorfosi intangibile si configura come un’esperienza che supera la dimensione oggettuale dell’opera per aprirsi a una percezione più ampia, in cui spazio, corpo e relazione diventano elementi inseparabili.



Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>
Articolo redazionale

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