Chi è il “bravo ragazzo”? Potere e risonanze minori alla Kelterborn Collection

Una collettiva a Venezia esplora controllo, linguaggio e percezione nel segno del “minore”. Alla Giudecca una mostra corale, curata da Anastasia Stravinsky e Mario von Kelterborn, rilegge il tema della Biennale 2026 come metodo operativo. Dodici artisti indagano le forme diffuse del potere tra tensione, vulnerabilità e controcanti sommessi.


A Venezia, negli spazi della Kelterborn Collection alla Giudecca, apre Who’s a good boy??, mostra collettiva che, in dialogo con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte, assume il “minore” non come semplice metafora ma come dispositivo critico. Curata da Anastasia Stravinsky e Mario von Kelterborn, l’esposizione traduce in chiave visiva ciò che in musica è modulazione emotiva: uno scarto di registro capace di introdurre instabilità, vulnerabilità e tensione senza negare la struttura dominante.
Il progetto affronta il tema del potere attraverso una partitura espositiva in cui gesti di comando e pratiche di controllo si intrecciano a segnali più attenuati, spesso relegati sullo sfondo. In un contesto storico segnato da conflitti, militarizzazione e sistemi di sorveglianza sempre più pervasivi, il “minore” diventa così uno strumento di lettura capace di incidere in profondità sulla percezione contemporanea.

Il titolo, tratto da un’opera di Nora Turato, si presenta come un comando ambiguo: seducente e insieme destabilizzante. In mostra, dodici artisti della collezione – tra cui Joseph Beuys, Gary Hill, Claire Fontaine, Laure Prouvost e Ulay – compongono un percorso coerente attorno a questioni politiche urgenti e nodi filosofici complessi, mantenendo una tensione costante tra qualità estetica e apertura di nuovi orizzonti interpretativi.

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Il percorso si articola in nuclei tematici distinti ma interconnessi. Un primo gruppo di lavori indaga l’etica della resistenza e le condizioni percettive del potere: Claire Fontaine riflette sulla nonviolenza come postura attiva, mentre Anke Röhrscheid esplora l’instabilità tra astrazione e minaccia. Le opere di Ulay introducono una dimensione storica, mentre Swen Bernitz porta l’attenzione sul controllo quotidiano, inteso come normalità amministrativa. In questo contesto, Joseph Beuys opera ai margini dello spazio espositivo, trasformando la ripetizione in un dispositivo di sottile destabilizzazione.

Un secondo asse si concentra sul linguaggio e sui suoi slittamenti: Gary Hill mette in crisi la stabilità del significato, Mariana Vassileva sospende la voce tra presenza e silenzio, mentre Victor Alarcon costruisce ambienti sensoriali in cui odore, respiro e movimento definiscono una fragile ecologia condivisa.

Un ulteriore nucleo affronta le infrastrutture invisibili del controllo e la costruzione della percezione. Sung Tieu e Renzo Martens analizzano i meccanismi della sorveglianza e delle economie dell’immagine, mentre Teboho Edkins propone l’ascolto come gesto etico. L’autorità emerge così non come evento spettacolare ma come pratica sedimentata, appresa e reiterata.

La dimensione più intima della mostra trova spazio in un ambiente raccolto dedicato a Laure Prouvost: qui il registro si fa fragile, quasi domestico, trasformando il linguaggio emotivo in una forma di fiducia. Un controcanto che riequilibra l’impianto generale dell’esposizione.

Who’s a good boy?? non cerca lo spettacolo, ma lo ricalibra. Attraverso continui slittamenti – dal comando all’esitazione, dalla dominanza alla risonanza – propone il “minore” come strategia critica, capace di rendere visibili le dinamiche più elusive del presente.

La mostra inaugura il 7 maggio 2026 e sarà visitabile fino al 27 settembre con ingresso libero presso la Kelterborn Collection, fondata da Julia e Mario von Kelterborn e impegnata nella promozione di artisti affermati ed emergenti sulla scena internazionale.


Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it>
Articolo redazionale

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