
Due capitoli espositivi, un unico percorso: dal disordine alla costruzione di un equilibrio possibile. La pittura di Reboul indaga il caos come origine e come tensione continua dell’immagine.
A Venezia, tra Campo San Zaccaria e Cannaregio, prende forma un progetto espositivo articolato in due momenti dedicati a François Reboul, protagonista della mostra personale Beyond Chaos, in programma dal 1° maggio al 15 agosto 2026, seguita da From Chaos to Freedom dal 28 agosto al 22 novembre, entrambe a cura di Vittoria Brachi.
Il progetto si sviluppa tra lo Spazio SV – ex scoletta di San Zaccaria – e l’atelier dell’artista, riunendo una serie di lavori avviati nel 2020 e incentrati su una rilettura personale dell’espressionismo astratto. Attivo tra Venezia e la Provenza, Reboul si confronta con la tradizione della Scuola di New York, attraversandone i codici con uno sguardo critico che ne mette in discussione i presupposti, restituendo alla pittura una dimensione fortemente processuale, costruita nel gesto.
In mostra quaranta dipinti che evidenziano una progressione sia nelle dimensioni sia nella densità della materia pittorica. Le superfici – spesso ruvide e segnate – rendono visibile il lavoro del pennello, esponendo il processo stesso della pittura. Come sottolinea la curatrice, ogni strato della tela diventa traccia del passaggio dell’artista, tra colature, accumuli e rilievi che trasformano la superficie in un campo quasi tridimensionale.
I formati verticali insistono sulla frontalità e sull’assenza di profondità illusionistica: lo spazio si comprime sulla superficie, dove il colore agisce attraverso accostamenti intensi che richiamano, in filigrana, la tradizione veneziana – da Tintoretto a Tiepolo. All’interno di questa struttura, tuttavia, la pittura introduce elementi di instabilità: le immagini oscillano tra astrazione e figurazione, con corpi – spesso femminili – che emergono e si dissolvono nella materia pittorica.
Elemento distintivo è anche la tensione chiaroscurale: linee scure, nere o blu, attraversano le superfici, costruendo margini e suggerendo una profondità residua. La pittura diventa così un campo di forze in cui convivono scomposizione e ricomposizione, controllo e perdita, gesto e struttura. In questo equilibrio instabile si apre una dimensione quasi surrealista, dove l’immagine affiora per frammenti, come esito di un processo inconscio.
Il percorso espositivo riflette questa tensione anche sul piano curatoriale. L’allestimento, sviluppato su due livelli nello Spazio SV, costruisce un itinerario ascendente che dal caos conduce verso una possibile forma di ordine. La pratica artistica di Reboul viene letta attraverso quattro livelli: linea e piano come origine del movimento, colore come materia espansa, alternanza di pieni e vuoti come costruzione dello spazio e infine l’astrazione come esito e orizzonte dell’intera ricerca.

Per Reboul, infatti, l’astrazione non è un esercizio formale ma una necessità: il gesto pittorico diventa un atto immediato, capace di interrompere il flusso del pensiero e fissare sulla tela una tensione primaria. Le opere si configurano come “situazioni visive” in cui campiture e linee attivano nello sguardo un continuo processo di riconoscimento e perdita, spingendo lo spettatore a mettere in discussione la propria percezione.
Anche quando emergono elementi figurativi, questi non si stabilizzano mai in immagini compiute. Volti e corpi restano allo stato di traccia, segni minimi a cui è il colore a conferire intensità emotiva. Più che rappresentare, la pittura di Reboul sembra interrogare il momento stesso in cui l’immagine prende forma, collocandosi in una zona ambigua dove il visibile è ancora in divenire.
François Reboul, artista francese che vive e lavora tra Venezia e la Provenza, ha maturato un percorso atipico: dopo un precoce interesse per l’arte moderna e un viaggio negli Stati Uniti nel 1960, ha intrapreso una carriera come medico oncologo tra Europa e America, mantenendo nel tempo una pratica artistica parallela. Solo durante il primo lockdown è tornato alla pittura in modo sistematico, dando avvio a una produzione quotidiana che costituisce oggi il nucleo della sua ricerca.
Vittoria Brachi, storica dell’arte e curatrice indipendente, costruisce con questo progetto una riflessione che intreccia pratica curatoriale e indagine critica sull’immagine come dispositivo attivo, capace di generare consapevolezza e interrogare la frammentazione contemporanea.
La mostra è a ingresso libero. Lo Spazio SV è aperto dal 4 al 10 maggio dalle 10 alle 18 e successivamente, fino al 22 novembre, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, chiuso il lunedì. Le visite all’atelier dell’artista sono su prenotazione.
| Articolo redazionale |
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