
Installazioni, performance e interventi site specific tra Studio Campo Boario e Padiglione Nervi per il progetto del collettivo Città Accogliente nell’ambito di Open House Roma_City in Flux.
Dal 16 al 24 maggio 2026 Roma ospita “Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza”, progetto multidisciplinare promosso dal collettivo Città Accogliente per Open House Roma. Artisti, performer e ricercatori riflettono sul rapporto tra memoria, trasformazione urbana e fragilità del moderno attraverso opere e azioni diffuse in due luoghi simbolici della città.
In occasione di Open House Roma 2026 – City in Flux, il collettivo variabile Città Accogliente presenta “Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza”, progetto espositivo e performativo ospitato allo Studio Campo Boario e al Padiglione Nervi di Roma. L’iniziativa nasce come riflessione sul concetto di obsolescenza applicato all’architettura e agli spazi urbani contemporanei, interrogando il rapporto tra trasformazione, memoria e rigenerazione delle città.
Il progetto prende avvio dall’idea che il moderno possa invecchiare più rapidamente dell’antico. Le trasformazioni economiche, sociali e normative accelerano infatti il processo di consumo simbolico e materiale dell’architettura: ciò che era innovazione diventa fragile, ciò che era funzionale si trasforma in memoria. In questo scenario il paesaggio urbano appare come un sistema in continua mutazione, attraversato da stratificazioni artificiali e naturali in cui ogni elemento rischia di diventare rapidamente obsoleto.
Attraverso opere, installazioni e performance, il collettivo Città Accogliente sperimenta forme di resistenza all’obsolescenza, individuando nella trasformazione e nella riattivazione del già esistente una possibile strategia di rigenerazione urbana e comunitaria. Il progetto si sviluppa tra lo Studio Campo Boario – complesso progettato da Quadrio Pirani tra il 1909 e il 1950 – e il Padiglione Sperimentale alla Magliana di Pier Luigi Nervi, realizzato nel 1945.
Partecipano Flavio Arcangeli, Carmelo Baglivo, Daniela Beltrani, Jacopo Benci, Caùl, Franco Cenci, Alberto D’Amico, Ysabel Dehais, Francesca di Ciaula, Cristiana Fasano, Paola Fatelli, Melissa Lohman, Michele Marinaccio, Roberta Melasecca, Donatella Pinocci, Azadeh Shirmast, Marina Scognamiglio, Silvia Stucky e Anna Valeriani. Gli artisti propongono interventi che affrontano il tema dell’obsolescenza da prospettive differenti, tra architettura, corpo, paesaggio, memoria e percezione.
Flavio Arcangeli presenta l’opera Per tutti gli Dei, dedicata alla resistenza degli edifici nel tempo e ispirata al Pantheon, mentre Carmelo Baglivo espone La forma della memoria, serie di disegni che riflettono sul rapporto tra rovina, memoria collettiva e trasformazione urbana.
Al Padiglione Nervi, Daniela Beltrani propone la performance Corpo in disuso, indagine sul rapporto tra corpo vivo e corpo malato che estende il concetto di obsolescenza alla dimensione umana, affrontando anche il tema dell’amianto e dei danni invisibili prodotti dalla modernità.

Jacopo Benci presenta la serie fotografica Les recoins délaissés de ce qui fut moderne, dedicata agli interstizi dimenticati della modernità, mentre Caùl sviluppa con Ritardo una performance sonora incentrata sulla perdita di efficacia dei sistemi tecnologici attraverso alterazioni percettive e acustiche.
Con Il tempo dell’obsolescenza, Alberto D’Amico costruisce una passeggiata narrativa dedicata agli edifici di Quadrio Pirani e alla loro stratificazione storica e familiare, culminante nella mostra La stanza di Pirani. 1909-1950. Ysabel Dehais realizza invece Obsoleta infiorescenza, installazione che rievoca il giardino scomparso dello Studio Campo Boario attraverso oggetti decaduti e forme organiche ibride.
Il progetto Occupato di Franco Cenci trasforma gli spazi delle cantine in un ambiente popolato da creature animali reali e fantastiche, riflettendo sul bagno come spazio di confine tra interno ed esterno urbano. Francesca di Ciaula, con la performance In transito, lavora invece sugli oggetti abbandonati e sulla trasformazione continua delle cose e degli spazi.
Cristiana Fasano presenta Per Fare Un Albero Ci Vuole U M A N I T À, riflessione poetica sul rapporto tra natura, architettura e responsabilità collettiva, mentre Paola Fatelli realizza Abbine cura, performance musicale costruita attorno all’impermanenza del gesto e della materia.
Melissa Lohman e Flavio Arcangeli propongono Pendere, azione performativa basata sull’equilibrio reciproco dei corpi, mentre Michele Marinaccio presenta La Diagonale di Pirani, installazione site specific nata da materiali rinvenuti durante il restauro dello Studio Campo Boario e dedicata alla fragilità degli edifici contemporanei.
Roberta Melasecca sviluppa la durational performance partecipativa Perseveranza. Piccolo laboratorio resistente e perseverante, centrata sul concetto di speranza e sull’impegno necessario per immaginare una città accogliente. Donatella Pinocci presenta invece Finito/Infinito, video-installazione che mette in relazione architettura, spazio cosmico e percezione del tempo.
Tra gli altri interventi figurano Evocazione della disapparenza. Immagine senza ricordo di Marina Scognamiglio, l’installazione Scala 1:1 di Azadeh Shirmast, il progetto Divenire / perdurare di Silvia Stucky e le installazioni Il colore del Profondo e Leggerezza evanescente di Anna Valeriani.
“Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza” sarà visitabile allo Studio Campo Boario, in Viale del Campo Boario 4A, dal 16 al 24 maggio 2026 dalle 17.30 alle 20.00, con visite guidate curate da Alberto D’Amico alle 17.30 e alle 19.00. Al Padiglione Nervi, in Via della Magliana 238, gli appuntamenti sono previsti domenica 17 e domenica 24 maggio dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00.
| Articolo redazionale |
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