

Fino al 24 maggio negli spazi di Vik Pellico Otto una mostra che attraversa il design come linguaggio artistico, tra installazioni, oggetti e visioni contemporanee
Prosegue alla Galleria Vik Milano “Design Vik 2026 – The Other Side of Design”, progetto espositivo nato durante la Design Week milanese e dedicato alle contaminazioni tra arte e design. In mostra artisti italiani e internazionali che reinterpretano oggetti, materiali e forme attraverso pratiche visionarie, percettive e narrative.
Negli spazi di Vik Pellico Otto, affacciati sulla Galleria Vittorio Emanuele II, continua fino al 24 maggio 2026 “Design Vik 2026 – The Other Side of Design”, appuntamento espositivo promosso dalla Galleria Vik Milano in occasione della Design Week milanese. La mostra conferma l’impostazione che negli anni ha caratterizzato il progetto Design Vik: non una rassegna dedicata al design industriale o all’oggetto funzionale, ma una riflessione sul design attraversato dalla pratica artistica e trasformato in linguaggio aperto, narrativo e percettivo.
Il sottotitolo scelto per questa edizione, “The Other Side of Design”, definisce immediatamente il campo d’indagine della mostra: non il design come disciplina autonoma, ma ciò che accade quando viene filtrato dall’immaginazione artistica. Gli oggetti perdono così la loro funzione originaria per diventare visioni, racconti e dispositivi percettivi.
Il percorso riunisce circa quindici artisti italiani e internazionali che affrontano il tema attraverso approcci differenti – ironici, visionari, giocosi o critici – con particolare attenzione alla sostenibilità, al riuso e al rapporto con l’ambiente.
Una prima sezione è dedicata alla relazione tra natura, materia e progetto. Monica Bispo e Vaprio Zanoni utilizzano terra cruda ed elementi naturali per creare opere che riportano l’oggetto di design a una dimensione organica ed ecosistemica. Nello stesso ambito si inserisce l’installazione di Dorota Koziara, che recupera la lavorazione del vimini per costruire un ambiente immersivo sospeso tra artigianato tradizionale e tecnologia contemporanea. Lucia Lo Russo lavora invece su materiali differenti e inserti naturali, introducendo favi d’api attraversati da luce interna che trasformano la materia organica in elemento visivo e architettonico.
Una seconda linea di ricerca approfondisce il rapporto tra tecnologia e linguaggio artistico. I “Quadri Mediali” di Davide Maria Coltro trasformano la pittura in un flusso digitale continuo e mutevole, mentre Andrea Crespi lavora tra arte optical e immaginario pop, mettendo in discussione i meccanismi della percezione. Matteo Mandelli presenta invece tappeti ibridi che intrecciano artigianato e tecnologia, facendo convivere il tempo lento della manifattura con la logica elettronica.
Il tema della trasformazione dell’oggetto attraversa un ulteriore nucleo della mostra. Pao utilizza l’anamorfosi per modificare la percezione dello spazio e degli oggetti quotidiani, mentre Francesco De Molfetta presenta “Electric Chair”, opera che rielabora simboli e iconografie della cultura heavy metal trasformando una seduta in dispositivo concettuale. Massimo Giacon espone alcuni dei lavori che negli anni hanno segnato il suo percorso tra fumetto, arte e design, sviluppato anche attraverso modellazione scultorea e tecnologie 3D. Sandi Renko interviene invece su superfici e oggetti spingendo il design verso dimensioni luminose e percettive.
La rilettura dell’immaginario e della storia del design emerge nelle opere di Tomoko Nagao, che rielabora icone visive della tradizione artistica occidentale attraverso un linguaggio iperpop e contemporaneo, e in quelle di Ieva Petersone, che trasforma sedute e oggetti in paesaggi interiori sospesi tra memoria e astrazione. Carla Mura porta in mostra lavori in cui il filo di cotone invade lo spazio accentuando la dimensione fisica e installativa dell’opera, mentre Luigi Serafini presenta una delle sue celebri sedie insieme a una tavola tratta dal suo universo visionario e surreale.
Completano il percorso gli interventi di Giordano Curreri, autore di “anti-ritratti” di oggetti quotidiani realizzati con la tecnica del disegno alla cieca, e di E.T. De Paris, che presenta una serie di piccoli quadri organizzati come un polittico contemporaneo dedicato alle micro-narrazioni del quotidiano.
Nel complesso, “Design Vik 2026” costruisce una costellazione di opere in cui il design viene spostato, deviato e reinterpretato. Gli oggetti smettono di rispondere soltanto a una funzione pratica e diventano strumenti capaci di produrre immaginazione, scarto e racconto. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 21 fino al 24 maggio 2026.
| Articolo redazionale |
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.






