A Venezia Mouna Rebeiz mostra a Palazzo Mocenigo un accessorio simbolo

Il tarbouche come simbolo contemporaneo.

Dal 19 maggio all’8 novembre 2026 Venezia ospita “LE TARBOUCHE. Quando un accessorio diventa simbolo”, personale dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz al Museo di Palazzo Mocenigo. Un progetto che intreccia pittura, moda, identità e memoria culturale attraverso la reinterpretazione di un copricapo storico del mondo islamico.


A Venezia il tarbouche abbandona la dimensione dell’accessorio tradizionale per trasformarsi in immagine simbolica e strumento di riflessione contemporanea. Dal 19 maggio all’8 novembre 2026 il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo presenta LE TARBOUCHE. Quando un accessorio diventa simbolo, mostra personale dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz curata da Roberta Semeraro e Chiara Squarcina.
Il progetto riunisce oltre trenta opere dedicate al tarbouche, il tradizionale copricapo maschile diffuso nel mondo islamico fin dal XIV secolo. Nella ricerca pittorica di Rebeiz questo elemento viene sottratto alla sua funzione storica e trasferito su figure femminili monumentali, diventando centro simbolico della composizione e occasione per interrogare identità, memoria culturale e rappresentazione del femminile.

La pratica dell’artista dialoga con la grande tradizione figurativa europea. Formata alla Sorbona di Parigi e attiva a livello internazionale, Mouna Rebeiz sviluppa una pittura che richiama il Rinascimento e il Barocco nella costruzione plastica delle figure e nella monumentalità delle scene. Nei dipinti esposti a Palazzo Mocenigo i corpi femminili, spesso ispirati all’iconografia delle Tre Grazie, assumono una presenza scultorea e sensuale, mentre il tarbouche diventa elemento capace di riscrivere simboli e ruoli culturali attraverso uno sguardo contemporaneo.

La mostra si amplia inoltre al dialogo con moda e design. Nel 2015 l’artista ha coinvolto circa quaranta designer e creativi internazionali invitandoli a reinterpretare il tarbouche secondo linguaggi progettuali differenti. A Venezia saranno presentate quindici creazioni nate da quel progetto, con contributi di maison e designer come Sonia Rykiel, Marni, Jimmy Choo, Renée Caovilla e Alberta Ferretti. Il copricapo si trasforma così in oggetto sperimentale, sospeso tra arte, moda e design contemporaneo.

Il contesto di Palazzo Mocenigo rafforza ulteriormente il significato del progetto. Le opere dialogano con gli ambienti storici e con le collezioni permanenti del museo dedicate alla storia del costume e dell’identità sociale. Un raro copricapo dogale veneziano conservato nelle collezioni dei Musei Civici di Venezia ha inoltre ispirato alcune opere realizzate appositamente per l’occasione, introducendo un ulteriore confronto tra simboli di potere, storia dell’abito e rilettura contemporanea dell’identità.

In occasione della mostra sarà pubblicato anche il primo volume interamente dedicato al tarbouche, edito da Maretti Editore, pensato come approfondimento storico e iconografico di un simbolo capace di attraversare culture ed epoche differenti. Il progetto espositivo si inserisce nel più ampio percorso di ricerca dell’artista sui temi dell’identità e della trasformazione dei simboli culturali, intrecciandosi anche con le riflessioni della filosofa e psicoanalista Elsa Godart dedicate alla complessità dell’esperienza femminile contemporanea.


Da Studio Begnini <info@studiobegnini.it> 
Articolo redazionale

About the author: Experiences