Libertà e disciplina, il doppio sguardo di Kossuth e Kokocinski tra Umbria e Lazio

Due studi d’artista trasformati in un unico percorso espositivo per riflettere sul rapporto tra regola, memoria e creazione contemporanea

Un progetto diffuso tra Città della Pieve e Tuscania mette in relazione le opere di Wolfgang Alexander Kossuth e Alessandro Kokocinski. La mostra, curata da Matteo Pacini, affronta uno dei nodi più delicati della contemporaneità: il confine tra libertà individuale e necessità della disciplina, attraverso due linguaggi artistici profondamente diversi ma sorprendentemente complementari.


Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2026, due luoghi simbolicamente lontani ma idealmente connessi diventano il centro di un dialogo artistico che attraversa scultura, pittura, memoria e teatro. Il progetto espositivo “Libertà e Disciplina: un dialogo necessario”, curato da Matteo Pacini, coinvolge lo Spazio Kossuth di Città della Pieve e lo Studio Kokocinski di Tuscania in una formula diffusa che supera la semplice doppia mostra per assumere la forma di un unico organismo curatoriale.
Promossa con il patrocinio dei Comuni di Città della Pieve e Tuscania, l’iniziativa nasce da uno scambio di opere tra i due atelier e dalla volontà condivisa di Giovanna Velluti Kokocinski e Giuliana Alzati Kossuth, compagne dei due artisti, di costruire un confronto che fosse insieme estetico, umano e memoriale.

Il tema scelto da Pacini si inserisce in una riflessione ampia sulla crisi contemporanea del concetto di libertà. Nel testo curatoriale, la disciplina non viene interpretata come costrizione, ma come struttura necessaria per rendere possibile una libertà autentica. Una posizione che richiama tanto la tradizione classica quanto alcune riflessioni del Novecento sul rapporto tra individuo e collettività, dall’etica del limite di matrice europea fino alle esperienze artistiche nate nel secondo dopoguerra, quando molti autori cercarono di ricostruire un senso civile attraverso la forma.

Il confronto tra Wolfgang Alexander Kossuth e Alessandro Kokocinski appare particolarmente efficace proprio per la distanza che separa le loro poetiche. Kossuth lavora sulla precisione plastica, sull’equilibrio anatomico e sulla luce della materia; Kokocinski, al contrario, costruisce immagini stratificate, teatrali e consumate, dominate da una tensione emotiva costante. Entrambi, però, interrogano il corpo come luogo di conflitto e possibilità.

Nello Studio Kokocinski di Tuscania trova spazio la grande installazione in resina dedicata a Salomè realizzata da Kossuth. La figura biblica, da oltre un secolo presenza ricorrente nell’arte simbolista e decadente europea, viene reinterpretata come emblema di una libertà corrotta dall’assenza di responsabilità morale. Il soggetto di Salomè attraversa infatti la cultura occidentale dalla pittura di Gustave Moreau fino all’opera di Richard Strauss, diventando simbolo di seduzione, potere e distruzione. Kossuth sceglie una costruzione rigorosa del corpo, quasi anatomica, in cui la tensione tra grazia e violenza si manifesta attraverso torsioni e linee di forza che congelano il movimento in una dimensione sospesa.

L’effetto scenico dell’opera dialoga con la natura stessa dello studio di Kokocinski, artista che per tutta la vita ha intrecciato arti visive, teatro e circo. Nato nel 1948 nel campo profughi di Porto Recanati da padre polacco e madre russa, Kokocinski ha vissuto un’esistenza segnata dall’esilio e dalla dimensione nomade. Dopo gli anni trascorsi in Sud America, soprattutto in Argentina e Cile, l’artista approdò in Italia sviluppando un linguaggio fortemente influenzato dal teatro espressionista, dalla tradizione circense e dalla pittura materica europea.

A Città della Pieve, nello Spazio Kossuth, il percorso si concentra invece sulle opere di Kokocinski dedicate a Petruska e al mondo del circo. Petruska, figura della tradizione russa resa celebre anche dal balletto di Igor Stravinskij del 1911, è un burattino tragico: creatura vincolata ai fili ma capace di incarnare una dolorosa libertà interiore. Nelle opere esposte, il personaggio emerge da superfici corrose, dense di abrasioni e stratificazioni cromatiche. Pittura e scultura si fondono in lavori dove la materia sembra continuamente consumarsi e rigenerarsi.

L’universo circense occupa da decenni un ruolo centrale nella ricerca di Kokocinski. Clown, acrobati e giullari diventano metafore della condizione umana contemporanea: figure marginali costrette a un esercizio estremo del corpo e della disciplina, ma proprio per questo capaci di trasformare il rischio in linguaggio poetico. In questo senso il circo, nella sua opera, non è mai semplice repertorio iconografico, ma dispositivo simbolico che mette in scena fragilità, sacrificio e resistenza.

Il dialogo tra le opere dei due artisti si costruisce allora su una tensione continua tra controllo e perdita, luce e materia, costruzione e ferita. La “disciplina” evocata dal titolo non coincide con un ordine imposto dall’esterno, ma con la capacità di dare forma al caos senza cancellarlo. È qui che la mostra trova la propria attualità: nella possibilità di leggere attraverso l’arte alcune delle contraddizioni più evidenti del presente, dalla crisi delle relazioni collettive fino alla difficoltà di conciliare libertà individuale e responsabilità pubblica.

Anche la scelta delle sedi assume un valore preciso. Gli studi d’artista, trasformati temporaneamente in spazi espositivi speculari, mantengono intatta la loro dimensione laboratoriale e privata. Non si tratta di white cube neutri, ma di luoghi carichi di memoria, strumenti di lavoro e tracce biografiche. Il visitatore entra così non solo nelle opere, ma anche nei processi che le hanno generate.

“Libertà e Disciplina: un dialogo necessario” si configura quindi come un progetto che supera la semplice retrospettiva o il tradizionale confronto tra autori. La mostra usa due linguaggi artistici differenti per interrogare un tema cruciale della cultura contemporanea: la possibilità di costruire una libertà che non coincida con arbitrio, ma con consapevolezza del limite e relazione con l’altro. Una questione che attraversa arte, politica e società, e che qui prende forma attraverso la forza concreta della materia, del corpo e della memoria.


Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>
Articolo redazionale

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