Massimo Sirelli, la memoria degli oggetti e il gioco come linguaggio del presente

A Borgia la più grande mostra calabrese dedicata ai robot dell’artista: oltre ottanta opere tra design, recupero creativo e immaginazione urbana

Dal 23 maggio al 16 luglio 2026 Palazzo Mazza Borgia 1847 ospita “Memorie umane – Giocare è una cosa seria”, ampia personale di Massimo Sirelli curata da Maria De Giorgio. Un viaggio tra robot poetici, assemblaggi e sculture nate da materiali di recupero che riflettono sul valore contemporaneo della memoria e del riuso creativo.


C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nei robot di Massimo Sirelli. Non soltanto per la loro estetica fatta di metalli, ingranaggi, utensili industriali e frammenti meccanici, ma soprattutto per il modo in cui riescono a trasformare lo scarto in racconto e la memoria materiale in esperienza emotiva. È attorno a questa idea che prende forma “Memorie umane – Giocare è una cosa seria”, la più ampia mostra mai dedicata in Calabria all’artista calabrese, ospitata dal 23 maggio al 16 luglio 2026 negli spazi di Palazzo Mazza Borgia 1847, a Borgia, in provincia di Catanzaro.

L’esposizione inaugura contestualmente “POP-UP! Da Massimo Sirelli alla rigenerazione creativa urbana”, progetto multidisciplinare ideato dall’Associazione Aschenez insieme alla Fondazione Andrea Cefaly e all’Associazione Note di Colore, con la collaborazione di Artbit, il patrocinio del Comune di Borgia e il sostegno della Regione Calabria attraverso i fondi POC 2014-2020.

Curata da Maria De Giorgio, la mostra raccoglie oltre ottanta opere tra robot, creature ibride, macchine immaginarie e assemblaggi scultorei che restituiscono al visitatore l’intero universo creativo di Sirelli. L’artista lavora da anni sul recupero di oggetti dismessi, utensili dimenticati e materiali industriali, trasformandoli in presenze narrative sospese tra arte, design e immaginazione.

La pratica dell’assemblaggio, che affonda le proprie radici storiche nelle avanguardie del Novecento, dai ready-made di Marcel Duchamp fino alle sperimentazioni del Nouveau Réalisme e dell’Arte Povera, trova nel lavoro di Sirelli una dimensione più narrativa e relazionale. Gli oggetti non vengono soltanto ricontestualizzati: acquisiscono identità, carattere, memoria emotiva. Ogni elemento mantiene traccia della propria vita precedente, ma viene inserito in un sistema poetico completamente nuovo.

In questo senso il gioco evocato dal titolo non coincide con una dimensione infantile o evasiva. Al contrario, diventa strumento di conoscenza, pratica di relazione e forma di interpretazione del reale. È una posizione che dialoga con importanti riflessioni pedagogiche e culturali del Novecento, da Johan Huizinga fino a Bruno Munari, per il quale il gioco rappresentava uno dei motori fondamentali della creatività e del pensiero progettuale.

Il percorso espositivo si articola in tre nuclei principali – Gli Stranimali, Le Macchine Assurde e Gli Amici Robot – che riflettono la natura fluida della ricerca di Sirelli. Gli Stranimali nascono dalla fusione tra anatomie fantastiche e componenti meccaniche; Le Macchine Assurde evocano dispositivi impossibili, ironici e surreali; Gli Amici Robot costituiscono invece il cuore più riconoscibile della produzione dell’artista, figure antropomorfe costruite attraverso materiali vintage, bulloni, vecchi strumenti industriali e frammenti metallici.

L’estetica di Sirelli si inserisce in una linea culturale che negli ultimi due decenni ha ridefinito il rapporto tra sostenibilità, design e cultura materiale. Il recupero creativo degli oggetti, oggi al centro di molte riflessioni internazionali sull’economia circolare e sull’upcycling, nel suo lavoro assume una valenza non solo ambientale ma anche simbolica. Gli oggetti scartati diventano archivi di esperienze, depositi di memoria collettiva, strumenti per raccontare il tempo.

Nato a Catanzaro nel 1981, Sirelli si forma artisticamente tra graffiti, cultura hip hop e street art, esperienze che negli anni Novanta rappresentavano uno dei linguaggi più vitali della scena urbana europea. Trasferitosi a Torino nel 2000, frequenta lo IED – Istituto Europeo di Design – diplomandosi in Digital Design. L’incontro con il mondo della comunicazione e della pubblicità contribuisce a definire il suo immaginario visivo, caratterizzato da una forte attenzione narrativa e da una costante capacità di sintesi iconica.

Dal 2008 insegna allo IED di Torino e Como, consolidando una ricerca che attraversa arte contemporanea, design e cultura visuale. Ma è soprattutto nel 2013 che il suo lavoro assume una dimensione pubblica riconoscibile con la nascita di “Adotta un Robot”, definita come la prima “Casa Adozioni di Robot” al mondo. Ogni robot creato dall’artista possiede infatti un nome, una biografia e una personalità propria, trasformandosi da semplice oggetto artistico in soggetto relazionale.

L’operazione di Sirelli intercetta così uno dei temi centrali della cultura contemporanea: l’umanizzazione della tecnologia e, al contrario, la progressiva emotività attribuita agli oggetti. In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, dagli algoritmi e dalla smaterializzazione digitale, i suoi robot mantengono invece una fisicità evidente, fatta di peso, usura e imperfezione. Sono creature costruite con materiali concreti, segnati dal tempo, e proprio per questo capaci di evocare empatia.

Nel corso degli anni il lavoro dell’artista è stato presentato in importanti contesti espositivi italiani, dalla Triennale Design Museum di Milano alla Villa Reale di Monza, fino a numerosi interventi pubblici e installazioni permanenti. Ha inoltre collaborato con realtà culturali e sociali, partecipando anche alla campagna informativa promossa da Rai e AIRC per i Giorni della Ricerca.

La mostra di Borgia assume dunque un significato che supera il semplice evento espositivo. “Memorie umane – Giocare è una cosa seria” mette al centro una riflessione ampia sul destino degli oggetti e sulla possibilità di costruire nuove forme di immaginazione partendo da ciò che la società considera ormai residuo. In questo processo il robot diventa metafora contemporanea: non macchina fredda e impersonale, ma figura fragile, ironica e profondamente umana.

All’interno delle sale di Palazzo Mazza Borgia 1847, gli assemblaggi di Sirelli costruiscono così una geografia emotiva dove memoria privata e cultura collettiva si intrecciano continuamente. È il recupero, prima ancora che dei materiali, di uno sguardo capace di restituire valore alle cose dimenticate.


Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it>
Articolo redazionale

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