
Al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, la prima personale dell’artista intreccia dati ambientali, memoria e ritualità collettiva in una riflessione sul respiro come esperienza politica, biologica e condivisa
Dal 4 al 6 giugno 2026 il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” ospita Respiro)(Tribute, la prima mostra personale di Oriana Persico. Un progetto immersivo che nasce dall’elaborazione del lutto e si apre a una dimensione pubblica, intrecciando arte, open data, ambiente e pratiche partecipative attraverso il linguaggio della datapoiesi.
Nel panorama dell’arte contemporanea italiana esistono percorsi che hanno attraversato il digitale senza mai ridursi alla celebrazione della tecnologia. Quello di Oriana Persico e Salvatore Iaconesi è stato, fin dagli anni Duemila, uno dei più radicali. Con il collettivo AOS – Art is Open Source – e successivamente con il centro di ricerca HER She Loves Data, i due artisti hanno lavorato sul rapporto tra dati, corpi, reti e trasformazioni sociali, anticipando molte delle questioni oggi al centro del dibattito sulla cultura algoritmica e sull’impatto delle infrastrutture digitali nella vita quotidiana.
Respiro)(Tribute, in programma dal 4 al 6 giugno 2026 al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano nell’ambito di Green&Blue Festival 2026, segna per Oriana Persico un passaggio insieme artistico e biografico. È infatti il primo progetto pubblico presentato dopo la morte di Salvatore Iaconesi, scomparso nel luglio 2022. Ma la mostra evita qualsiasi deriva commemorativa in senso tradizionale: il lutto diventa piuttosto materia viva, processo di trasformazione, possibilità di riattivare una relazione con il mondo attraverso il respiro.
Il tema non è casuale. Negli ultimi anni il respiro è tornato al centro della riflessione pubblica globale: dalla pandemia alle crisi ambientali, fino alle discussioni sulla qualità dell’aria nelle città contemporanee, respirare è diventato un atto insieme fisiologico e politico. Persico intercetta questa stratificazione e la trasforma in esperienza sensibile. La mostra si presenta come un ambiente immersivo che connette dati ambientali, memoria personale e partecipazione collettiva in un unico dispositivo narrativo.
Alla base del progetto c’è pneumOS. La Conoscenza dell’Aria è Open Source, opera sviluppata dopo un lungo periodo di silenzio creativo. Commissionata dal Comune di Ravenna nell’ambito del progetto europeo DARE e sostenuta da Cassa Depositi e Prestiti, pneumOS utilizza dati ambientali in tempo reale per generare suono, movimento e interazione. L’opera traduce informazioni normalmente invisibili – come i livelli di qualità dell’aria – in una percezione concreta e condivisa, trasformando i dati in esperienza corporea.
Nel 2025 pneumOS è stata presentata all’Expo di Osaka all’interno del Padiglione Italia, dedicato al tema “L’Arte rigenera la Vita”. La partecipazione all’esposizione universale ha collocato il lavoro di Persico nel solco di una ricerca internazionale che unisce arte, sostenibilità e sistemi informativi. Non è un caso che il Giappone ritorni anche in Respiro)(Tribute attraverso pneumOS Senbazuru, installazione ispirata all’antica tradizione delle mille gru origami, simbolo di guarigione e speranza dopo Hiroshima.
L’immaginario giapponese introduce un ulteriore livello di lettura. Dopo il secondo dopoguerra, la gru di carta è diventata uno dei simboli universali della resilienza civile grazie alla storia di Sadako Sasaki, la bambina colpita dalle radiazioni atomiche che piegò origami sperando di guarire. Persico rielabora quel rituale in chiave contemporanea e laica: il pubblico è invitato a lasciare una traccia, partecipando alla costruzione di un’opera collettiva dedicata al “respiro del pianeta”. Il gesto minimo del piegare e cucire diventa così una pratica di presenza condivisa.
La struttura della mostra ruota attorno a tre nuclei interconnessi. Il primo è la Giostra del Tempo, una timeline circolare che intreccia biografia personale e sviluppo delle opere. La scelta della forma circolare non è soltanto estetica. Nel design espositivo contemporaneo il cerchio viene spesso utilizzato come dispositivo anti-lineare, capace di suggerire temporalità multiple e relazioni non gerarchiche. Qui passato, presente e futuro convivono nello stesso spazio: frammenti visivi, oggetti e memorie compongono un racconto che procede per ritorni, attraversamenti e sovrapposizioni.
Ai lati della Giostra si collocano due nuove evoluzioni di pneumOS. La prima è pneumOS_XS, versione urbana e compatta dell’opera originaria. Pensata come un oggetto ibrido tra lampada domestica e infrastruttura smart, l’installazione respira in tempo reale seguendo i dati ambientali forniti da ARPA Lombardia. Persico definisce questi dispositivi “cyborg datapoietici”: macchine progettate non per automatizzare comportamenti ma per produrre empatia e consapevolezza.
Il concetto di datapoiesi, elaborato da Persico e Iaconesi a partire dal 2018, rappresenta uno degli elementi teorici più interessanti del progetto. Il termine unisce “data” e “poiesis”, indicando la capacità dei dati di generare nuove forme di sensibilità e relazione. In un’epoca in cui le informazioni vengono prevalentemente utilizzate per sorveglianza, profilazione o ottimizzazione economica, la datapoiesi propone un uso culturale e relazionale della computazione. I dati smettono di essere soltanto numeri da interpretare e diventano materia narrativa, esperienza emotiva, rituale sociale.
Questa linea di ricerca si era già manifestata in opere precedenti come OBIETTIVO del 2019 – entrata nella Collezione Farnesina e selezionata per l’ADI Index – e Udatinos, installazione dedicata al benessere delle acque sviluppata tra Palermo e Verona. In entrambi i casi il dato ambientale veniva trasformato in organismo simbolico e percettivo. Con pneumOS il processo raggiunge però una dimensione ancora più organica: il dispositivo assume esplicitamente la forma di un organo respiratorio artificiale, un “polmone cibernetico” che restituisce al corpo umano la possibilità di sentire fenomeni normalmente astratti.
La mostra milanese insiste molto sulla dimensione del “NOI”, tema centrale di Green&Blue 2026. È un concetto affrontato su più livelli: il “noi” biologico del respiro condiviso nelle città, il “noi” rituale della partecipazione collettiva, il “noi” intimo che nasce dalla vulnerabilità personale resa pubblica. In questo senso Respiro)(Tribute si inserisce in una tendenza sempre più evidente nell’arte contemporanea europea: il ritorno a forme di esperienza partecipativa che non puntano sull’interattività spettacolare ma sulla costruzione di comunità temporanee e relazioni emotive.
Anche la scelta del Museo della Scienza e della Tecnologia appare significativa. Da anni l’istituzione milanese amplia il proprio ruolo oltre la divulgazione scientifica tradizionale, aprendo spazi di dialogo tra arte, ecologia e innovazione sociale. In questo contesto il lavoro di Persico agisce come una soglia tra discipline diverse: design speculativo, installazione immersiva, arte relazionale e ricerca sui dati convergono in un linguaggio che resta accessibile senza rinunciare alla complessità teorica.
Il cuore di Respiro)(Tribute resta però profondamente umano. Persico non costruisce un discorso astratto sulla tecnologia, ma una riflessione concreta sulla sopravvivenza emotiva. La mostra nasce da un’apnea personale e tenta di trasformarla in esperienza condivisibile. Il passaggio dal rosso al rosa evocato nell’allestimento – il colore scelto dall’artista per il lutto – sintetizza questa trasformazione: non rimozione del dolore, ma mutazione della sua forma.
Nel tempo della crisi climatica, dell’iperconnessione e delle fragilità collettive, Respiro)(Tribute propone un’idea di tecnologia come infrastruttura sensibile. Non un sistema che sostituisce l’esperienza umana, ma un dispositivo capace di amplificarne la percezione. Ed è forse proprio qui che il progetto trova la sua dimensione più politica: nell’idea che tornare a respirare non sia soltanto un fatto individuale, ma una pratica culturale condivisa.
| Articolo redazionale |
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