
Da Treviso ad Asolo, passando per Montebelluna, la ventiduesima edizione della rassegna internazionale diretta da Elisabetta Maschio intreccia musica colta, educazione, inclusione e patrimonio culturale in un programma dedicato agli under 35
Dal 25 maggio al 12 luglio 2026 torna Gioie Musicali, festival internazionale che da oltre vent’anni mette al centro giovani musicisti, formazione e dialogo tra tradizione e contemporaneità. Concerti, laboratori e spettacoli diffusi nel territorio veneto costruiscono un ecosistema culturale che unisce istituzioni, scuole e comunità.
Esistono festival che nascono per programmare concerti e altri che, nel tempo, diventano veri dispositivi culturali. Gioie Musicali appartiene alla seconda categoria. La manifestazione ideata e diretta da Elisabetta Maschio torna nel 2026 con la sua ventiduesima edizione e un titolo programmatico, “TUTTI in UNO”, che sintetizza la visione maturata negli anni: la musica come infrastruttura sociale, spazio di formazione e strumento di relazione tra generazioni, territori e linguaggi artistici. Dal 25 maggio al 12 luglio, tra Treviso, Asolo e Montebelluna, il festival proporrà concerti, masterclass, laboratori e spettacoli dedicati prevalentemente a musicisti under 35. Un programma ampio, sostenuto dall’alto patrocinio del Parlamento Europeo, che attraversa repertori differenti – dalla lirica alla musica contemporanea, dal klezmer alla tradizione rinascimentale – mantenendo come asse centrale il rapporto tra educazione musicale e comunità.
Nato nel 2005 all’interno dell’esperienza dell’associazione Musikdrama APS, Gioie Musicali si è progressivamente affermato come una delle realtà più riconoscibili del panorama culturale veneto dedicato ai giovani interpreti. Il progetto affonda però le proprie radici in una tradizione più ampia. Il Veneto, storicamente, è uno dei territori italiani in cui il tessuto musicale si è sviluppato con maggiore continuità, grazie alla presenza di conservatori storici, teatri lirici, bande civiche e accademie private. In questo contesto, il festival ha scelto una strada particolare: non limitarsi alla valorizzazione dell’eccellenza performativa, ma costruire un modello di “comunità educante” attraverso la pratica musicale.
È la stessa Elisabetta Maschio a chiarire il significato del tema scelto per il 2026. “Tutti in Uno” viene definito come un ecosistema di relazioni in cui ogni soggetto coinvolto – studenti, insegnanti, orchestre, associazioni, enti pubblici e sponsor – contribuisce alla crescita collettiva. Una visione che richiama molte delle riflessioni contemporanee sulla funzione culturale delle arti performative, sempre più considerate strumenti di coesione sociale oltre che occasioni di spettacolo.
L’apertura del festival, il 25 maggio al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, rispecchia pienamente questa impostazione. Il concerto-spettacolo Trunkerumpampumpera, diretto da Elisabetta Garilli, riunisce l’Orchestra Giovanile LaRé, l’Orchestra nazionale delle maestre dei maestri e degli educatori, il coro di voci bianche del Teatro Sociale di Rovigo e il coro Mani Bianche di Suzzara. Non si tratta soltanto di un evento musicale, ma di un progetto pedagogico condiviso che coinvolge scuole, reti associative e istituzioni culturali.

La presenza del coro Mani Bianche introduce inoltre una dimensione inclusiva che affonda le radici nel celebre “Sistema” venezuelano ideato da José Antonio Abreu negli anni Settanta. Il modello, esportato in molti paesi europei, utilizza la pratica orchestrale come strumento di integrazione sociale e accessibilità culturale, includendo anche giovani con disabilità attraverso l’espressione corporea e gestuale.
Proprio a Elisabetta Garilli sarà assegnato il Premio Gioie Musicali 2026, riconoscimento dedicato a figure capaci di innovare il rapporto tra musica e formazione. Pianista, compositrice e divulgatrice, Garilli è nota soprattutto per il progetto “Disegnare Musica”, percorso interdisciplinare che negli ultimi anni ha avvicinato migliaia di bambini all’ascolto musicale attraverso il dialogo tra parola, illustrazione e suono. La premiazione avverrà il 12 luglio ad Asolo durante il concerto-spettacolo Tinotino Tinotina Tino Tin Tin Tin, costruito come un intreccio di musica, voce recitante e immagini.
Il festival dedica ampio spazio anche alla musica lirica. Il 21 giugno, in occasione della Festa Internazionale della Musica, Villa Correr-Pisani a Montebelluna ospiterà un concerto in omaggio al tenore Gastone Limarilli, figura storica del repertorio operistico italiano del secondo Novecento. L’evento nasce in collaborazione con il Concorso internazionale “Toti Dal Monte”, competizione che da oltre cinquant’anni rappresenta uno dei principali trampolini di lancio per giovani cantanti lirici. Il legame con Toti Dal Monte non è casuale: il soprano, nato proprio a Mogliano Veneto, fu una delle interpreti italiane più celebri tra gli anni Venti e Quaranta e contribuì alla diffusione internazionale del melodramma italiano.
Tra l’1 e il 5 luglio il cartellone si concentra sul pianoforte con la rassegna Piano Italiano, organizzata insieme all’Associazione F. Mendelssohn. I programmi attraversano più di un secolo di musica italiana, accostando figure storicizzate come Casella, Petrassi e Dallapiccola a compositori contemporanei quali Francesco Filidei, Carlo Galante o Matteo Franceschini. Una scelta significativa in un paese dove il repertorio pianistico nazionale del Novecento continua spesso a rimanere marginale rispetto alla tradizione austro-tedesca.
Particolarmente simbolico il concerto all’alba del 4 luglio alla Rocca di Asolo, con le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach eseguite in versione per trio d’archi. Negli ultimi anni i concerti all’alba sono diventati un formato sempre più diffuso nei festival europei, soprattutto in contesti paesaggistici e monumentali. L’esperienza dell’ascolto viene così trasformata in un rito collettivo che mette in relazione musica, architettura e percezione del paesaggio. Ad Asolo, città profondamente legata all’immaginario culturale europeo grazie a figure come Eleonora Duse, Freya Stark e Robert Browning, il dialogo tra patrimonio storico e performance contemporanea assume un valore particolare.
Accanto alla musica classica convivono nel festival esperienze legate alla tradizione popolare e alle contaminazioni interculturali. Il concerto del Balkalà Trio con la partecipazione straordinaria di Lavinia Mancusi attraversa repertori klezmer e balcanici, mentre The music is on the table celebra i quattrocento anni dalla morte di John Dowland con strumenti storici come arciliuto, viola da gamba, virginale e clavisimbalum. Negli ultimi decenni la riscoperta della musica antica ha profondamente modificato il panorama concertistico europeo, riportando al centro pratiche filologiche e strumenti storici che fino agli anni Sessanta erano confinati alla ricerca specialistica.
Uno degli aspetti più rilevanti di Gioie Musicali resta però la dimensione formativa. Laboratori, masterclass e lezioni aperte non costituiscono attività collaterali ma parte integrante del progetto. In questo senso il festival si inserisce in una trasformazione più ampia del sistema musicale europeo, sempre più orientato a superare la separazione tra produzione artistica e formazione. La figura del musicista contemporaneo non coincide più soltanto con quella dell’interprete, ma comprende competenze educative, progettuali e sociali.
Questa impostazione emerge chiaramente anche nel lavoro di Musikdrama APS, associazione nata nel 1998 e oggi attiva su più fronti: produzione musicale, educazione, inclusione sociale e progettazione culturale territoriale. L’orchestra giovanile La Réjouissance – attiva dal 2002 e testimonial UNICEF – rappresenta il cuore di questa esperienza. Negli anni il progetto ha collaborato con scuole, enti locali e reti associative, sviluppando iniziative dedicate anche a soggetti fragili attraverso bandi regionali e programmi sostenuti dal Ministero della Cultura.
In una fase storica in cui molti festival faticano a ridefinire la propria identità oltre la logica dell’evento, Gioie Musicali continua invece a lavorare sul territorio come piattaforma permanente di relazioni culturali. Il titolo “TUTTI in UNO” diventa così qualcosa di più di uno slogan: una dichiarazione di metodo che mette al centro la musica non soltanto come spettacolo, ma come pratica collettiva capace di costruire legami duraturi tra istituzioni, artisti e comunità.
| Articolo redazionale |
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