CartaCanta, la musica torna manoscritta: i cantautori raccontano

Alla Biblioteca Fra Landolfo Caracciolo una mostra-rassegna dedicata ai manoscritti originali di Eugenio Bennato, Zulù dei 99 Posse, Francesco Di Bella e Dada’. Un viaggio dentro la materia fragile delle canzoni, tra fogli annotati, cancellature, memoria e performance dal vivo.

Prima della registrazione, dello streaming e delle piattaforme digitali, una canzone nasce quasi sempre da un gesto fisico: una frase appuntata, un foglio piegato, un quaderno consumato. “CartaCanta”, in programma a Napoli il 21 e 22 maggio 2026, riporta al centro proprio quella dimensione materiale e invisibile della scrittura musicale, trasformandola in esperienza pubblica e condivisa.


In un tempo dominato dalla smaterializzazione dei contenuti culturali, “CartaCanta” sceglie di tornare all’origine concreta della musica: la carta. Non il supporto nostalgico di un passato analogico, ma il luogo vivo in cui le canzoni prendono forma prima di diventare voce, arrangiamento, registrazione e memoria collettiva. La rassegna ideata dal cantautore, regista e disegnatore Dario Sansone, fondatore dei Foja, insieme al ricercatore Daniele Ferraiuolo dell’Università “L’Orientale” di Napoli, nasce proprio da questa intuizione: mostrare il processo creativo dei musicisti attraverso i loro manoscritti originali, trasformando bozze, appunti e correzioni in oggetti culturali da osservare e interpretare.

La prima edizione della manifestazione si svolge il 21 e 22 maggio 2026 presso la Biblioteca Fra Landolfo Caracciolo, all’interno del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, nel cuore del centro storico di Napoli. Il progetto, promosso dalla Fondazione San Bonaventura nell’ambito del programma permanente Scriptvra, ha registrato il tutto esaurito già nelle prime fasi di prenotazione, segnale di un interesse crescente verso le forme materiali della produzione culturale e verso il dietro le quinte della scrittura musicale contemporanea.

L’idea curatoriale di “CartaCanta” parte da una domanda semplice: come nasce davvero il testo di una canzone? Spesso lontano dagli studi di registrazione e dalle logiche industriali della produzione musicale. Un verso può apparire sul retro di uno scontrino, su un taccuino improvvisato, su un foglio piegato in tasca. È una pratica antica, quasi artigianale, che appartiene tanto ai poeti quanto ai cantautori. Guardare quei fogli significa entrare nel laboratorio mentale degli artisti, osservare esitazioni, riscritture, cancellature e intuizioni improvvise.

La mostra-rassegna costruisce così un dialogo tra archivio e performance. Durante gli incontri, i manoscritti vengono proiettati in tempo reale grazie a una webcam posizionata sul tavolo di lavoro, permettendo al pubblico di osservare dettagli normalmente invisibili: grafie, ripensamenti, note laterali, parole sostituite. Accanto alla dimensione espositiva, ogni artista racconta tre canzoni eseguendole dal vivo in una forma essenziale, voce e chitarra, ristabilendo una connessione diretta tra scrittura e suono.

I protagonisti della prima edizione rappresentano alcune delle traiettorie più significative della musica napoletana contemporanea. Eugenio Bennato incarna il legame tra tradizione popolare e ricerca musicale iniziato negli anni Settanta con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e poi sviluppato attraverso la Nuova Musica Popolare. La sua attività ha contribuito in modo decisivo alla ridefinizione della musica folk del Sud Italia in chiave contemporanea, intrecciando identità mediterranea, impegno civile e sperimentazione sonora.

Luca “Zulù” Persico, voce storica dei 99 Posse, porta invece dentro “CartaCanta” l’esperienza del rap e del raggamuffin napoletano nato nei centri sociali degli anni Novanta. I 99 Posse hanno rappresentato uno dei fenomeni musicali e politici più influenti della scena indipendente italiana, fondendo dialetto, hip hop, elettronica e attivismo sociale in una forma espressiva profondamente urbana. Osservare i manoscritti di Zulù significa anche attraversare una stagione culturale in cui la scrittura musicale era strumento diretto di conflitto politico e identità collettiva.

Francesco Di Bella, storico leader dei 24 Grana, porta invece in scena una scrittura più intima e introspettiva. La critica ha spesso definito il suo linguaggio come una forma di “neorealismo musicale”, capace di raccontare la quotidianità urbana napoletana attraverso un equilibrio raro tra crudezza e lirismo. I 24 Grana, fin dagli anni Novanta, hanno costruito una delle esperienze più originali del rock alternativo italiano, contaminando dub, elettronica e tradizione partenopea.

La presenza di Dada’, nome artistico di Gaia Eleonora Cipollaro, introduce infine una generazione più recente della musica d’autore italiana. Cantautrice, producer e art director, Dada’ si è distinta negli ultimi anni per una ricerca definita spesso “retrofuturista”, dove elementi della tradizione popolare convivono con produzione elettronica, immaginario visivo e sperimentazione vocale. La sua partecipazione segnala la volontà del progetto di non limitarsi alla memoria storica, ma di osservare la continuità dei processi creativi nel presente.

Uno degli elementi più significativi della rassegna è proprio il rapporto tra musica e archivio. Negli ultimi anni biblioteche, fondazioni e centri di ricerca internazionali hanno mostrato un interesse crescente verso gli archivi della cultura popolare contemporanea: manoscritti musicali, quaderni di lavoro, demo, fotografie e documenti preparatori vengono oggi considerati strumenti fondamentali per comprendere non solo le opere finite, ma anche i processi culturali che le hanno generate. In questo senso “CartaCanta” si inserisce in una linea di ricerca che riguarda tanto la musicologia quanto la cultura materiale.

La scelta della Biblioteca Fra Landolfo Caracciolo non è casuale. Situata nel Complesso di San Lorenzo Maggiore, uno dei nuclei storici più importanti della città, la biblioteca diventa qui uno spazio di connessione tra patrimonio storico e produzione culturale contemporanea. Napoli, del resto, possiede una lunga tradizione di rapporto tra oralità e scrittura musicale: dalla canzone classica napoletana dell’Ottocento fino alla scena indipendente contemporanea, il testo musicale ha sempre avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità culturale urbana.

Tra i materiali esposti compare anche un documento di particolare valore simbolico: il manoscritto originale di “Maruzzella”, celebre canzone scritta da Renato Carosone e Enzo Bonagura nel 1954. Il brano, diventato uno dei classici della canzone napoletana del secondo dopoguerra, rappresenta un punto di contatto ideale tra la tradizione autorale del Novecento e le pratiche contemporanee della scrittura musicale. La sua presenza rafforza l’idea di continuità storica che attraversa tutta la manifestazione.

“CartaCanta” non si limita quindi a celebrare alcuni artisti, ma propone una riflessione più ampia sul valore culturale della scrittura nell’epoca digitale. Mostrare un foglio corretto a mano, un verso cancellato o una frase incompleta significa restituire complessità al gesto creativo, sottraendolo alla velocità consumistica delle piattaforme contemporanee. In quelle tracce materiali sopravvive infatti qualcosa che la produzione digitale tende spesso a cancellare: il tempo dell’errore, del dubbio, della riscrittura e della trasformazione.

È forse proprio questa la ragione del successo immediato della rassegna. In una stagione culturale dominata dalla smaterializzazione, “CartaCanta” riporta il pubblico davanti alla fisicità fragile della creazione artistica. Non come esercizio nostalgico, ma come esperienza concreta di ascolto, osservazione e memoria condivisa.


Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it> 
Articolo redazionale

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