Il World Monuments Fund torna in Italia: a Milano il nuovo centro sul patrimonio

Dal recupero post-alluvione di Venezia al restauro del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli, il WMF apre una sede italiana e rilancia il ruolo del Paese nella cultura internazionale della conservazione

Sessant’anni dopo i primi interventi nella Venezia devastata dall’acqua alta del 1966, il World Monuments Fund inaugura un ufficio stabile in Italia. La scelta di Milano e del Museo Poldi Pezzoli come primo cantiere racconta non solo una strategia culturale, ma anche una precisa idea di patrimonio: vivo, condiviso e profondamente legato alla storia delle arti decorative europee.


Con l’apertura del suo primo ufficio italiano, il World Monuments Fund inaugura una nuova fase della propria presenza nel Paese che più di ogni altro ha contribuito a definire l’identità culturale della conservazione moderna. L’annuncio, diffuso il 25 maggio 2026, coincide con l’avvio del primo progetto operativo della nuova sede: il recupero del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli di Milano, uno degli ambienti più rappresentativi della museografia europea dell’Ottocento. Fondata a New York nel 1965, l’organizzazione internazionale è oggi una delle principali istituzioni indipendenti dedicate alla tutela del patrimonio culturale mondiale. In oltre sessant’anni di attività il WMF ha operato in più di 700 siti distribuiti in 112 Paesi, sviluppando interventi che spaziano dall’archeologia alla conservazione architettonica, fino alla gestione dei paesaggi culturali e delle emergenze climatiche. L’Italia occupa però un posto particolare nella storia dell’organizzazione: proprio qui, infatti, si consolidò uno dei primi modelli internazionali di cooperazione per il restauro del patrimonio.

Il legame tra il WMF e l’Italia nasce infatti all’indomani della drammatica alluvione di Venezia del 1966. L’acqua alta che sommerse la città lagunare provocò danni enormi a chiese, archivi, palazzi e opere d’arte, trasformando Venezia in un simbolo globale della fragilità del patrimonio storico. In quel contesto il fondatore del WMF, il colonnello James A. Gray, contribuì alla mobilitazione internazionale che portò alla nascita del Comitato Venezia, organismo destinato a coordinare finanziamenti, restauri e competenze scientifiche. Quel modello di intervento, basato sulla collaborazione tra enti pubblici, studiosi e sostenitori privati, sarebbe diventato un riferimento per molte successive operazioni di salvataggio culturale nel mondo.

Da allora il World Monuments Fund ha investito in Italia oltre 23,5 milioni di dollari, sostenendo 84 progetti distribuiti lungo tutta la penisola: dai siti archeologici alle cattedrali, dalle sinagoghe ai musei, fino ai centri storici e ai paesaggi culturali. Venezia rimane uno dei laboratori più emblematici, con oltre trenta interventi realizzati negli anni successivi all’alluvione, ma il raggio d’azione si è progressivamente esteso a Roma, Firenze e ad altre città dove il tema della conservazione si intreccia con quello della trasformazione urbana contemporanea.

La decisione di stabilire una sede permanente a Milano non è casuale. Negli ultimi anni il capoluogo lombardo ha rafforzato il proprio ruolo internazionale nel settore culturale, consolidando una rete di istituzioni, fondazioni e musei che operano tra valorizzazione storica, ricerca e design contemporaneo. È qui che il WMF ha scelto di avviare il suo primo intervento italiano: il recupero del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli, ambiente simbolo della cultura collezionistica ottocentesca.

Il Museo Poldi Pezzoli rappresenta infatti uno dei più importanti esempi europei di casa museo. Nato dalla visione del collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli, aristocratico milanese appassionato d’arte e arti decorative, il museo venne concepito nella seconda metà dell’Ottocento come uno spazio unitario in cui architettura, arredo, pittura e oggetti dialogassero in modo coerente. Non un semplice contenitore di opere, ma un’esperienza immersiva capace di evocare atmosfere storiche attraverso la ricostruzione filologica degli ambienti.

Il Salone dorato costituiva il fulcro di questa concezione. Decorato secondo il gusto neorinascimentale allora dominante, lo spazio univa elementi architettonici, intagli, dorature e apparati ornamentali in un progetto che rifletteva la cultura storicista della Milano postunitaria. In quegli anni la città era uno dei principali centri europei delle arti decorative e dell’industria del lusso: laboratori, ebanisti, decoratori e artigiani collaboravano con architetti e collezionisti nella definizione di un nuovo linguaggio estetico capace di reinterpretare il passato con sensibilità moderna.

La casa di Poldi Pezzoli divenne così un modello internazionale. L’idea della dimora trasformata in museo influenzò istituzioni come l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e la Frick Collection di New York, entrambe costruite intorno allo stesso principio di continuità tra collezione privata e spazio abitato. Il museo milanese contribuì inoltre a definire una nuova concezione dell’esposizione museale, nella quale l’opera d’arte non veniva isolata dal contesto ma integrata in un ambiente culturalmente coerente.

La storia del Salone dorato è però anche una storia di perdita e ricostruzione. Durante i bombardamenti del 1943 il museo subì gravi danni e parte degli ambienti venne distrutta. Il salone fu successivamente ricostruito negli anni Cinquanta, in un clima culturale dominato dalla necessità di restituire identità ai monumenti colpiti dalla guerra. Ulteriori modifiche furono introdotte negli anni Settanta, alterando in parte la configurazione originaria dello spazio. Il nuovo intervento sostenuto dal World Monuments Fund si inserisce dunque in un processo più ampio di rilettura storica e filologica del museo, già avviato negli ultimi anni attraverso restauri, ricerche archivistiche e riallestimenti.

L’operazione assume anche un significato più ampio nel dibattito contemporaneo sulla tutela del patrimonio. Oggi la conservazione non riguarda soltanto il mantenimento materiale degli edifici storici, ma investe temi come la sostenibilità, la gestione del turismo, la trasmissione delle competenze artigianali e il rapporto tra memoria collettiva e identità urbana. In questo scenario il WMF ha progressivamente ampliato il proprio campo d’azione, includendo questioni come l’adattamento climatico, l’inclusività culturale e la resilienza delle comunità locali.

La scelta del Poldi Pezzoli appare allora emblematica. Restaurare il Salone dorato significa intervenire su un luogo in cui convergono storia dell’arte, design, collezionismo e cultura materiale. Ma significa anche riaffermare il ruolo delle case museo come dispositivi narrativi complessi, capaci di raccontare non soltanto le opere esposte, ma anche le ideologie estetiche, sociali e politiche che le hanno generate.

Alla guida del nuovo ufficio italiano ci saranno Fiorella Ballabio, presidente del Consiglio consultivo del WMF in Italia, e Silvia Beltrametti Krehbiel, presidente del World Monuments Fund Italia. L’apertura della sede milanese rappresenta per l’organizzazione un ritorno simbolico alle proprie radici europee e al tempo stesso un investimento strategico sul futuro della conservazione internazionale.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
Articolo redazionale

About the author: Experiences