




Alla Von Buren Contemporary di Roma la bipersonale di Olmo Gasperini e Anastasia Norenko mette in dialogo silenzio domestico e natura vissuta, riaffermando il valore della pittura dal vero nell’epoca dell’immagine digitale
Dal 4 giugno al 2 luglio 2026 la galleria romana Von Buren Contemporary presenta “Inside Out”, mostra dedicata a due giovani artisti accomunati da una ricerca pittorica rigorosa e profondamente sensibile. Interni sospesi e paesaggi en plein air diventano strumenti di indagine sul rapporto tra percezione, memoria e realtà contemporanea.
Nel pieno di una stagione artistica dominata dalla proliferazione delle immagini digitali e dalla crescente smaterializzazione dell’esperienza visiva, la mostra “Inside Out”, ospitata alla Von Buren Contemporary di Roma, riporta l’attenzione sulla pittura come pratica lenta, osservativa e profondamente fisica. La bipersonale dedicata a Olmo Gasperini e Anastasia Norenko costruisce infatti un dialogo tra due visioni apparentemente opposte – gli interni domestici e il paesaggio naturale – che finiscono però per convergere in una comune riflessione sullo sguardo e sulla percezione del reale. Curata da Michele von Büren con testo critico di Anna Gasperini, la mostra conferma il ruolo della galleria romana come osservatorio privilegiato sulle nuove generazioni della pittura contemporanea italiana e internazionale. Da anni Von Buren Contemporary sviluppa infatti un lavoro di ricerca e talent scouting che ha contribuito a far emergere artisti oggi presenti in collezioni, premi e circuiti espositivi internazionali.
“Inside Out” nasce dal confronto tra due modalità differenti di abitare l’immagine. Da un lato gli ambienti silenziosi di Olmo Gasperini, fatti di stanze sospese, vuoti domestici e oggetti quotidiani; dall’altro i paesaggi luminosi e vitali di Anastasia Norenko, dipinti all’aperto secondo la tradizione della pittura en plein air. Toni neutri e malinconici si contrappongono così a cromie accese e vibranti, creando una tensione continua tra interno ed esterno, introspezione e apertura, memoria e presenza.
Il titolo della mostra suggerisce proprio questo movimento di attraversamento tra dimensioni complementari. “Inside Out” non indica soltanto il passaggio fisico dall’interno all’esterno, ma anche il rapporto tra spazio mentale e spazio reale, tra percezione emotiva e osservazione diretta. In un’epoca in cui gran parte dell’esperienza visiva passa attraverso schermi e immagini mediate, il ritorno alla pittura dal vero assume quasi una valenza culturale e politica.
Olmo Gasperini, nato a Roma nel 1997 e diplomato all’Accademia di Brera nel 2024, sviluppa una ricerca centrata sugli ambienti domestici e sulla dimensione sospesa dell’abitare. Le sue stanze vuote sembrano trattenere tracce invisibili di presenze appena trascorse, evocando una pittura intimista che richiama certe atmosfere della metafisica italiana, ma anche la tradizione del realismo esistenziale lombardo del secondo dopoguerra.
I suoi dipinti non raccontano eventi, ma costruiscono stati percettivi. La luce, gli oggetti, le superfici e le geometrie degli interni diventano elementi capaci di generare una tensione narrativa silenziosa. Gasperini lavora direttamente negli ambienti che abita, trasformando la pittura in un processo di “cristallizzazione” del tempo. L’immagine non documenta semplicemente uno spazio, ma ne trattiene una particolare intensità emotiva.
Questo approccio si inserisce in una lunga tradizione della pittura d’interni, da Vilhelm Hammershøi fino a certi esiti della pittura contemporanea nordica e americana, dove il vuoto domestico diventa metafora della condizione psicologica contemporanea. Anche il cinema e la fotografia hanno contribuito negli ultimi decenni a costruire questa estetica dell’assenza, fatta di silenzi, soglie e spazi apparentemente ordinari caricati di tensione emotiva.
Diversa ma complementare la ricerca di Anastasia Norenko, artista ucraina naturalizzata italiana nata nel 1994 e formatasi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Le sue opere nascono da un confronto diretto con il paesaggio osservato dal vivo, secondo una pratica che recupera la tradizione storica della pittura en plein air sviluppata tra Ottocento e primo Novecento.
Il termine francese, legato all’esperienza degli impressionisti e alla rivoluzione della pittura moderna, indicava originariamente il dipingere all’aperto per cogliere luce, atmosfera e mutazioni del paesaggio in tempo reale. Norenko riprende questa pratica con uno sguardo contemporaneo, costruendo immagini che mantengono un forte legame con l’osservazione diretta ma introducono al tempo stesso una dimensione lirica e personale.
Le sue tele, caratterizzate da inquadrature quasi fotografiche, presentano paesaggi vitali, colori saturi e forme morbide che sembrano oscillare tra realtà e ricordo. Dietro l’apparente immediatezza dello sguardo emerge una riflessione più profonda sul rapporto tra natura e percezione. La scelta di dipingere dal vero assume inoltre una posizione esplicita rispetto alla contemporaneità tecnologica: un rifiuto consapevole dell’eccesso di mediazione visiva imposto dai nuovi media e dalla produzione digitale delle immagini.
Questa attenzione alla pittura come esperienza diretta della realtà accomuna profondamente i due artisti. Entrambi scelgono infatti di lavorare attraverso l’osservazione, recuperando il valore della lentezza e della presenza fisica in un sistema culturale dominato dalla rapidità e dalla riproducibilità infinita delle immagini.
La mostra si inserisce così in un più ampio ritorno d’interesse verso la pittura figurativa contemporanea, fenomeno che negli ultimi anni ha coinvolto gallerie, fiere e istituzioni internazionali. Dopo decenni dominati dall’arte concettuale, dall’installazione e dalle pratiche digitali, molti giovani artisti stanno riscoprendo la pittura come linguaggio capace di affrontare le fragilità della contemporaneità attraverso il rapporto diretto con il corpo, il tempo e la materia.
In questo contesto “Inside Out” evita però qualsiasi nostalgia accademica. Le opere di Gasperini e Norenko non guardano al passato come rifugio, ma utilizzano strumenti tradizionali per interrogare questioni profondamente contemporanee: la solitudine urbana, il bisogno di relazione con il paesaggio, la saturazione visiva, la crisi dell’attenzione e il desiderio di autenticità.
La componente tecnica gioca un ruolo centrale nell’esposizione. Entrambi gli artisti dimostrano infatti un notevole virtuosismo pittorico, costruito attraverso lo studio dal vero e una rigorosa attenzione alla luce e alle superfici. Ma la tecnica non diventa mai esercizio sterile: rimane sempre subordinata alla capacità evocativa dell’immagine.
È proprio questa tensione tra precisione osservativa e dimensione poetica a rendere “Inside Out” una delle proposte più interessanti della giovane pittura contemporanea italiana. Una mostra che, senza effetti spettacolari né sovrastrutture teoriche eccessive, riafferma il potere ancora attuale della pittura di costruire spazi di contemplazione e pensiero dentro il rumore incessante del presente.
| Articolo redazionale |
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