
FERPI torna a Reggio Emilia con un seminario dedicato a intelligenza artificiale, bias culturali, memoria collettiva e nuove forme della comunicazione responsabile
Nel contesto di Fotografia Europea 2026, il seminario promosso da FERPI mette al centro una delle questioni decisive del presente: come rendere visibili i meccanismi invisibili che influenzano opinione pubblica, immaginario e percezione della realtà. Giornalisti, studiosi, fotografi e professionisti della comunicazione si confronteranno tra etica, tecnologia e informazione.
Nel tempo dell’intelligenza artificiale generativa, delle piattaforme algoritmiche e della produzione automatizzata di contenuti, la questione della responsabilità comunicativa non riguarda più soltanto chi produce informazione, ma l’intero ecosistema culturale che determina ciò che vediamo, interpretiamo e crediamo reale. È dentro questo scenario che si inserisce “Comunicare l’invisibile”, l’appuntamento promosso da FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana nell’ambito di Fotografia Europea 2026, il festival internazionale di Reggio Emilia dedicato quest’anno al tema “I fantasmi del quotidiano”. Per il terzo anno consecutivo FERPI partecipa al festival con un incontro dedicato alla Comunicazione Responsabile, trasformando il rapporto tra immagini, informazione e costruzione dell’immaginario collettivo in un terreno di confronto interdisciplinare. Il seminario, in programma il 28 maggio presso il Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro, affronta infatti uno dei nodi più urgenti della contemporaneità: il ruolo invisibile di algoritmi, stereotipi culturali, memorie collettive e bias cognitivi nella formazione dell’opinione pubblica.
Il titolo scelto – “La responsabilità di rendere visibile ciò che orienta lo sguardo” – riassume efficacemente la prospettiva dell’iniziativa. Oggi gran parte dei processi che influenzano la circolazione delle informazioni avviene infatti in modo opaco: sistemi di raccomandazione, modelli predittivi, logiche di profilazione e intelligenze artificiali generative agiscono quotidianamente sulla percezione della realtà senza essere realmente percepiti dagli utenti. La comunicazione non è più soltanto trasmissione di contenuti, ma progettazione di ecosistemi cognitivi.
Il tema assume una particolare rilevanza all’interno di Fotografia Europea, festival nato nel 2006 e divenuto negli anni uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla fotografia contemporanea e alla cultura visuale. Ogni edizione affronta una grande questione sociale, politica o antropologica attraverso mostre, incontri e percorsi interdisciplinari. Il titolo 2026, “I fantasmi del quotidiano”, riflette proprio sulla presenza di elementi invisibili che abitano la realtà contemporanea: memorie sommerse, traumi collettivi, infrastrutture digitali e dinamiche percettive spesso sottratte allo sguardo immediato.
Non è casuale, allora, che il seminario FERPI si sviluppi attorno al concetto di invisibilità. Nel Novecento filosofi e teorici dei media come Marshall McLuhan, Jean Baudrillard e Paul Virilio avevano già evidenziato come le tecnologie della comunicazione tendano a diventare tanto più pervasive quanto più risultano invisibili. Oggi questa riflessione si amplifica attraverso l’intelligenza artificiale, capace non solo di distribuire contenuti ma anche di generarli autonomamente, ridefinendo il confine tra vero, plausibile e manipolato.

Promosso da FERPI Emilia-Romagna insieme a Fondazione Palazzo Magnani, Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna e Geopolis, il seminario riunisce professionisti provenienti da ambiti differenti – giornalismo, fotografia, geopolitica, comunicazione strategica e ricerca accademica – per analizzare l’impatto culturale e democratico delle nuove tecnologie dell’informazione.
Ad aprire l’incontro saranno Filippo Nani, presidente FERPI, e Davide Zanichelli della Fondazione Palazzo Magnani, seguiti dall’intervento di Silvestro Ramunno, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, dedicato alla “sfida dell’informazione responsabile nell’età dell’algoritmo”.
La moderazione sarà affidata a Eleana Elefante, giornalista, fotoreporter e operatrice umanitaria impegnata da anni nella documentazione delle violazioni dei diritti umani lungo le rotte migratorie del Mediterraneo centrale. La sua presenza introduce uno degli aspetti più significativi del seminario: il rapporto tra immagini, testimonianza e responsabilità etica dello sguardo. In un contesto dominato dalla sovrapproduzione visiva, il problema non è infatti soltanto mostrare, ma capire cosa resta escluso dalla rappresentazione.
Tra gli interventi più attesi figura quello di Michele Mezza, giornalista e ideatore di Rainews24, che analizzerà l’impatto delle intelligenze artificiali sui sistemi democratici contemporanei attraverso la relazione “Guerre in codice. Come le intelligenze artificiali resettano la democrazia”. Il tema della cosiddetta “guerra cognitiva” è oggi al centro delle analisi geopolitiche internazionali: non più soltanto conflitti combattuti sul piano militare o economico, ma anche attraverso il controllo dei flussi informativi e la manipolazione delle percezioni collettive.
Su questa linea si inserisce anche l’intervento del docente di geopolitica Alberto Pagani, dedicato alla trasformazione dell’infosfera in nuovo dominio strategico globale. Se terra, mare, aria e spazio sono stati storicamente i territori del potere geopolitico, oggi l’ambiente informativo digitale rappresenta un ulteriore spazio di competizione internazionale.
La riflessione sull’immagine come strumento di consapevolezza sarà invece affrontata dalla fotoreporter Annalisa Vandelli con “Illuminare l’invisibile”, intervento che richiama il ruolo storico della fotografia documentaria nel rendere visibili marginalità, conflitti e fragilità sociali. Dalla fotografia sociale di Lewis Hine alle immagini di Sebastião Salgado, la storia della cultura visuale moderna è infatti profondamente intrecciata alla capacità delle immagini di produrre coscienza pubblica.
Un’altra prospettiva significativa arriverà da Carmen Lasorella, storica inviata di guerra e volto del giornalismo televisivo italiano, che rifletterà sulle nuove forme di incomunicabilità generate da guerre ibride, disinformazione e sovraccarico informativo. In un ambiente mediatico saturo, il rischio non è soltanto la censura, ma anche l’eccesso di contenuti, che rende sempre più difficile distinguere gerarchie, contesti e verificabilità delle informazioni.
Il rapporto tra memoria collettiva e narrazione emergerà invece negli interventi di Maria Chiara Rioli e del progetto podcast “Prima che scoloriscano” di Studio944, dedicato alla raccolta delle voci e delle testimonianze delle generazioni anziane. La memoria orale, spesso marginalizzata dalla velocità digitale, viene qui reinterpretata come archivio culturale fondamentale per comprendere identità, territori e trasformazioni sociali.
Non meno centrale il tema dell’educazione digitale affrontato da WINDTRE attraverso il progetto NeoConnessi, rivolto a famiglie e scuole. La crescente esposizione dei minori agli ambienti digitali ha infatti trasformato alfabetizzazione mediatica e consapevolezza algoritmica in questioni educative decisive.
Anche il sostegno dei partner dell’iniziativa riflette una precisa attenzione verso sostenibilità e responsabilità sociale. Dalle matite piantabili di Sprout alle soluzioni di comunicazione ecosostenibile di Stylla, fino all’approccio progettuale di Oryoki fondato sul principio della “giusta misura”, il seminario costruisce una rete di esperienze che lega comunicazione, etica ambientale e innovazione culturale.
Nel suo insieme “Comunicare l’invisibile” non si limita dunque a discutere i rischi dell’intelligenza artificiale o della disinformazione. Il seminario prova piuttosto a ridefinire il significato stesso della responsabilità comunicativa nel XXI secolo. In un’epoca in cui ciò che orienta lo sguardo tende sempre più a nascondersi dentro infrastrutture tecnologiche, automatismi cognitivi e processi invisibili, la sfida non è soltanto produrre informazione, ma restituire trasparenza ai meccanismi che costruiscono la realtà percepita.
| Articolo redazionale |
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