“RETICOLATI” di Franco Repetto: la memoria come spazio da attraversare

Alla Casa del Mutilato di Genova l’installazione “RETICOLATI” trasforma l’architettura monumentale in un dispositivo immersivo sulla guerra, la coscienza civile e il presente

Dal 5 giugno al 31 luglio 2026 la Casa del Mutilato di Genova ospita “RETICOLATI”, mostra personale di Franco Repetto curata da Matteo Lenuzza in collaborazione con ARTOUR-O il MusT. Un progetto site-specific che intreccia arte contemporanea, memoria storica e riflessione politica, interrogando il rapporto tra individuo, conflitto e responsabilità collettiva.


Ci sono luoghi, come La Casa del Mutilato di Genova, nei quali la memoria non è soltanto custodita, ma continua a esercitare una pressione concreta sul presente. Questo è il motivo della sua appartenenza a alla categoria di architetture civili nate nel cuore del Novecento italiano, edifici pensati come monumenti permanenti di una coscienza pubblica condivisa. È all’interno di questo spazio che prende forma “Franco Repetto. RETICOLATI”, la mostra personale ospitata dalla Fondazione A.N.M.I.G. – Genova in collaborazione con ARTOUR-O il MusT dal 5 giugno al 31 luglio 2026. L’esposizione si inserisce nel programma culturale promosso nel 2026 dalla Fondazione in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, sviluppando una riflessione sul rapporto tra memoria storica, partecipazione civile e senso di impotenza che caratterizza molti scenari contemporanei. Non una mostra tradizionale, dunque, ma un intervento immersivo che coinvolge l’intera struttura della Casa del Mutilato, comprese le aree monumentali esterne e le opere della collezione permanente, trasformando l’architettura stessa in parte integrante dell’esperienza visiva.

Curata da Matteo Lenuzza, Direttore Culturale di Fondazione A.N.M.I.G. – Liguria, con la collaborazione di Tiziana Leopizzi per ARTOUR-O il MusT e sostenuta dalla presidenza della Fondazione genovese guidata da Guido Vinacci, “RETICOLATI” utilizza il linguaggio dell’installazione site-specific per costruire una sorta di paesaggio sospeso tra tempo storico e tensione contemporanea. Repetto interviene negli ambienti con una presenza misurata ma incisiva, creando un sistema di attraversamenti, ostacoli e connessioni che richiama simbolicamente le geometrie della segregazione, della difesa e della vulnerabilità umana.

Il titolo stesso della mostra suggerisce una pluralità di letture. Il reticolato è una barriera fisica, un limite militare, una soglia di esclusione, ma anche una struttura che organizza lo spazio e ne rende visibili le tensioni interne. Nell’immaginario europeo del Novecento il filo spinato è stato uno dei simboli più tragici della guerra moderna, dei campi di prigionia, delle frontiere e delle divisioni ideologiche. Repetto recupera questa memoria materiale senza ricorrere a una rappresentazione didascalica del conflitto. Il suo lavoro procede invece per evocazioni, lasciando che siano gli ambienti monumentali della Casa del Mutilato a riattivare il peso storico delle immagini e delle forme.

L’edificio genovese non è un semplice contenitore espositivo. Le Case del Mutilato, costruite in diverse città italiane tra gli anni Venti e Quaranta su impulso dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra, nacquero come spazi dedicati alla tutela dei reduci e alla costruzione di una memoria pubblica del trauma bellico. Nel corso dei decenni questi edifici hanno assunto un valore documentario sempre più rilevante, conservando archivi, monumenti, opere celebrative e testimonianze dirette delle trasformazioni politiche e sociali del Paese. La sede genovese, affacciata su Corso Aurelio Saffi, mantiene ancora oggi questa doppia natura di monumento storico e presidio civile.

È proprio questa stratificazione a rendere particolarmente efficace l’intervento di Franco Repetto. Le sue opere dialogano con le rappresentazioni permanenti dedicate a vedove, mutilati, orfani e vittime della guerra, evitando qualsiasi sovrapposizione retorica. La mostra sembra piuttosto interrogare il modo in cui le immagini del passato continuano a influenzare la percezione del presente, soprattutto in un’epoca segnata dal ritorno dei conflitti armati nel dibattito globale e dalla crescente esposizione mediatica della violenza.

Nel lavoro di Repetto emerge inoltre una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte contemporanea nei luoghi della memoria. Negli ultimi anni numerose istituzioni europee hanno scelto di aprire archivi, memoriali e architetture storiche a interventi artistici capaci di attivare nuove forme di partecipazione pubblica. In questo senso “RETICOLATI” si inserisce in una linea di ricerca che considera l’arte non come decorazione dello spazio memoriale, ma come strumento critico per reinterpretarne il significato. La dimensione immersiva dell’installazione mira infatti a coinvolgere emotivamente il visitatore, trasformandolo da semplice osservatore a soggetto chiamato a confrontarsi con ciò che il luogo rappresenta.

Anche il coinvolgimento dell’area monumentale esterna assume un valore preciso. L’intervento esce dall’interno museale e si apre simbolicamente verso la città, riaffermando il carattere pubblico della memoria storica. È un passaggio significativo in un momento in cui molte istituzioni culturali stanno ridefinendo il proprio rapporto con lo spazio urbano e con la responsabilità civile dell’arte.

La collaborazione con ARTOUR-O il MusT rafforza ulteriormente questa impostazione. Il progetto ideato da Tiziana Leopizzi lavora da anni sull’incontro tra arte contemporanea, architettura, impresa e patrimonio storico, promuovendo esperienze nelle quali l’opera entra in relazione diretta con il contesto che la ospita. Nel caso di “RETICOLATI” questa relazione appare particolarmente coerente: la mostra non potrebbe esistere altrove senza perdere parte della propria forza simbolica.

Attraverso il dialogo tra installazione contemporanea e patrimonio monumentale, la Casa del Mutilato riafferma così la propria identità di spazio attivo nella trasmissione del passato recente. Non un luogo cristallizzato nella commemorazione, ma una struttura che continua a interrogare il presente attraverso linguaggi nuovi. In questo senso il progetto di Franco Repetto assume anche una dimensione politica nel significato più ampio del termine: ricordare che la memoria non è un archivio immobile, ma una pratica collettiva che richiede attenzione, responsabilità e capacità critica.

“RETICOLATI” propone infine una riflessione essenziale sul rapporto tra fragilità individuale e comunità. Pur evocando scenari di guerra, separazione e violenza, la mostra insiste sul valore della fratellanza e della sorellanza come forme di resistenza civile. È probabilmente questo il nucleo più attuale del progetto: trasformare un luogo nato dal trauma della guerra in uno spazio di consapevolezza condivisa, nel quale arte e memoria possano ancora produrre una possibilità di dialogo.


Da Matteo Lenuzza <lenuzzamatteo@gmail.com>
Articolo redazionale

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