Pazz e Venezia, il segnale dell’inquietudine contemporanea

A Spazio Thetis la mostra “ACQUA ALTA” trasforma il disegno in un paesaggio emotivo tra immaginario pop, memoria lagunare e tensione simbolica

Dal 27 maggio al 5 giugno 2026 Spazio Thetis, all’interno dell’Arsenale Nord di Venezia, ospita “ACQUA ALTA”, personale di Gabriele Valli, in arte Pazz, curata da Milena Mastrangeli. Una mostra che utilizza il linguaggio del disegno per riflettere su fragilità, allerta collettiva e trasformazione interiore, intrecciando cultura visiva contemporanea e identità veneziana.


A Venezia il rapporto tra acqua e percezione del tempo non è mai stato soltanto geografico. L’acqua alta, con il suo sistema di sirene che interrompe improvvisamente la quotidianità urbana, rappresenta da decenni uno dei dispositivi sonori più riconoscibili della città lagunare: un segnale tecnico nato per proteggere la popolazione ma divenuto anche esperienza emotiva collettiva, memoria acustica condivisa, simbolo di precarietà e adattamento. È da questa dimensione sospesa tra allerta e abitudine che prende forma “ACQUA ALTA”, la mostra personale di Gabriele Valli, in arte Pazz, ospitata dal 27 maggio al 5 giugno 2026 negli spazi di Spazio Thetis, all’Arsenale Nord di Venezia.

Curata da Milena Mastrangeli, l’esposizione costruisce un percorso immersivo nel quale il disegno diventa strumento di tensione psicologica e riflessione simbolica. Le opere di Pazz si presentano inizialmente con una leggerezza quasi ludica: colori saturi, figure stilizzate, scritte, geometrie decorative e richiami all’estetica pop sembrano evocare un universo immediato e accessibile. Ma è proprio questa apparente semplicità a produrre un progressivo slittamento percettivo. Dietro l’impatto visivo si apre infatti una trama complessa di riferimenti emotivi, relazioni ambigue e contrasti interiori.

Il titolo della mostra funziona così come metafora narrativa. L’acqua alta non viene interpretata soltanto come fenomeno naturale o elemento identitario veneziano, ma come condizione mentale. Un evento che interrompe l’equilibrio ordinario e costringe a ridefinire il rapporto con lo spazio, con il corpo e con gli altri. La curatrice Milena Mastrangeli individua proprio in questo meccanismo il nucleo del lavoro di Pazz: opere che destabilizzano lo sguardo e introducono una sottile sensazione di disorientamento, simile a quella provocata dall’improvviso suono delle sirene cittadine.

Il contesto veneziano amplifica ulteriormente il significato del progetto. Spazio Thetis occupa infatti una posizione particolare nel panorama culturale lagunare. Situato all’interno dell’Arsenale storico, uno dei più importanti complessi protoindustriali della storia europea, lo spazio nasce come luogo di dialogo tra arte contemporanea, innovazione, architettura e paesaggio. Negli anni ha accolto opere permanenti e installazioni di artisti internazionali come Jan Fabre, Beverly Pepper, Michelangelo Pistoletto e Pinuccio Sciola, costruendo una collezione diffusa immersa nel verde e nella memoria industriale dell’area.

L’Arsenale stesso rappresenta uno dei simboli più stratificati della storia veneziana. Cuore produttivo della Serenissima a partire dal XII secolo, fu per secoli il principale centro di costruzione navale del Mediterraneo e uno dei primi esempi di organizzazione protoindustriale moderna. Oggi questo spazio continua a vivere attraverso nuove funzioni culturali, espositive e progettuali che intrecciano memoria storica e sperimentazione contemporanea. Inserire “ACQUA ALTA” in questo contesto significa quindi collocare la ricerca di Pazz dentro un luogo storicamente legato al rapporto tra uomo, tecnica, acqua e trasformazione urbana.

L’artista sviluppa da tempo una pratica visiva costruita sulla convivenza tra impulso emotivo e struttura simbolica. Il suo immaginario assorbe riferimenti eterogenei: dalla tensione visionaria di Hieronymus Bosch alle deformazioni oniriche di Salvador Dalí, dalla frammentazione di Picasso alle atmosfere metafisiche di Giorgio de Chirico, fino alla cultura pop, al fumetto contemporaneo e all’estetica naïf. Questa pluralità di influenze non si traduce però in semplice citazione stilistica. Nel lavoro di Pazz ogni elemento viene rielaborato attraverso un segno rapido, diretto e irreversibile.

La scelta dei pennarelli acrilici come medium principale assume in questo senso un valore preciso. Il tratto non consente ripensamenti significativi, costringendo l’artista a incorporare l’errore e l’imprevisto all’interno della composizione. È una pratica che richiama, per certi aspetti, la spontaneità automatica delle avanguardie surrealiste ma anche la cultura visiva urbana contemporanea, nella quale il disegno mantiene una dimensione immediata, quasi performativa.

Nelle opere esposte compaiono isole, soli, pattern ornamentali, figure sospese e parole frammentate che diventano dispositivi narrativi aperti. Più che raccontare storie lineari, Pazz costruisce ambienti emotivi nei quali convivono fragilità, ironia, conflitto e possibilità di trasformazione. Le sue immagini non cercano soluzioni definitive ma mantengono volutamente una dimensione ambigua, lasciando emergere interrogativi sul rapporto tra vicinanza e distanza, libertà individuale e responsabilità collettiva.

La mostra si svolge inoltre in concomitanza con la settima edizione del Salone Nautico di Venezia, in programma dal 27 al 31 maggio 2026 proprio negli spazi dell’Arsenale. L’evento, promosso dal Comune di Venezia e organizzato da Vela Spa in collaborazione con la Marina Militare Italiana, richiama ogni anno espositori e visitatori internazionali legati al mondo della nautica e dell’innovazione marittima. Questa sovrapposizione temporale crea un dialogo spontaneo tra il tema dell’acqua come infrastruttura produttiva e quello dell’acqua come elemento emotivo, simbolico e culturale.

In questo scenario “ACQUA ALTA” assume anche il valore di una riflessione sulla vulnerabilità contemporanea. Venezia, città che più di ogni altra in Europa incarna il rapporto instabile tra patrimonio storico e trasformazioni ambientali, diventa lo sfondo ideale per una ricerca che mette al centro l’idea di equilibrio precario. Le opere di Pazz sembrano suggerire che ogni sistema apparentemente stabile – individuale, urbano o sociale – contenga al proprio interno una possibilità costante di alterazione.

La forza della mostra risiede proprio in questa capacità di lavorare simultaneamente su più livelli: visivo, emotivo, urbano e simbolico. Attraverso un linguaggio accessibile ma mai superficiale, Pazz costruisce un’esperienza che parla tanto dell’identità veneziana quanto delle fragilità diffuse della contemporaneità. Come il suono dell’acqua alta che attraversa improvvisamente la città, le sue immagini interrompono per un momento la continuità dello sguardo e obbligano a osservare ciò che normalmente resta sullo sfondo.


Da Ufficio stampa e comunicazione – Studio associato Davide Federici <info@davidefederici.it>
Articolo redazionale

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