
Un guantone da boxe, una cassetta degli ABBA, un peluche nascosto. Al Cavò di Trieste approda il museo itinerante che raccoglie le storie di coming out della comunità LGBTIQ+, inaugurando la nuova edizione del festival Varcare la frontiera.
Dal 5 al 13 giugno 2026 il Cavò di Trieste ospita COME – Coming Out Museum, progetto transfrontaliero nato in Istria e dedicato alle esperienze di affermazione dell’identità personale. Un archivio partecipativo in cui gli oggetti quotidiani diventano testimonianze di memoria, appartenenza e resilienza.
Esistono oggetti che accompagnano una vita intera senza apparire particolarmente importanti. Restano su uno scaffale, in un cassetto, dentro una scatola dimenticata. Eppure, per chi li conserva, rappresentano momenti decisivi, passaggi esistenziali, scelte che hanno cambiato il modo di guardare se stessi e il mondo. È da questa intuizione che nasce COME – Coming Out Museum, il progetto espositivo che dal 5 al 13 giugno 2026 arriva al Cavò di Trieste inaugurando la tredicesima edizione di Varcare la frontiera, il festival multidisciplinare organizzato da Cizerouno.
L’idea alla base del museo è semplice ma profondamente efficace: raccontare le storie di coming out della comunità LGBTIQ+ attraverso gli oggetti che ne hanno accompagnato i momenti più significativi. Non documenti ufficiali né testimonianze istituzionali, ma tracce materiali della vita quotidiana. Un guantone da boxe con la scritta PRIDE, un orsetto nascosto nell’armadio, una cassetta degli ABBA consumata dagli ascolti. Oggetti comuni che diventano chiavi di accesso a vicende personali spesso segnate da percorsi complessi di riconoscimento, accettazione e appartenenza.
L’installazione triestina raccoglie immagini, racconti e testimonianze provenienti da persone di età, provenienze e orientamenti differenti. Il risultato è una narrazione corale che attraversa confini geografici, culturali e generazionali. Lo spazio espositivo si trasforma così in un luogo di ascolto e di riconoscimento reciproco, dove le esperienze individuali compongono una memoria collettiva in continua evoluzione.
Il progetto nasce nel 2023 dalla collaborazione tra Proces – Associazione per la Promozione della Cultura Queer e dei Diritti LGBTIQ+ di Pola e il Museo Etnografico dell’Istria di Pisino, all’interno del programma museale Kontakt zona, dedicato allo sviluppo di pratiche culturali inclusive e partecipative. Fin dall’inizio, COME si è proposto di superare la tradizionale distinzione tra museo e comunità, trasformando l’istituzione culturale in uno spazio aperto alla costruzione condivisa della memoria.


Negli ultimi decenni la museologia internazionale ha infatti dedicato crescente attenzione alle cosiddette “heritage communities”, le comunità che partecipano direttamente alla costruzione e alla trasmissione del patrimonio culturale. In questa prospettiva il museo non è più soltanto un luogo di conservazione, ma un dispositivo sociale capace di raccogliere esperienze, identità e narrazioni spesso escluse dai racconti ufficiali. COME si inserisce pienamente in questo orientamento, proponendo una forma di patrimonio costruita a partire dalle vite delle persone.
La rilevanza culturale dell’iniziativa è stata riconosciuta anche a livello istituzionale. Nel 2024 il progetto ha ricevuto il Premio Speciale ICOM Croatia per la collaborazione intersettoriale, riconoscimento assegnato ai programmi che promuovono nuove forme di dialogo tra musei, associazioni e società civile.
La tappa triestina assume un significato particolare anche per il contesto in cui si inserisce. Trieste è storicamente una città di frontiera, luogo di incontro tra culture latine, slave e mitteleuropee. Una città che ha costruito la propria identità proprio sul dialogo tra differenze linguistiche, religiose e nazionali. Non sorprende quindi che un progetto dedicato ai temi dell’identità e dell’appartenenza trovi qui una collocazione particolarmente significativa.
L’esposizione inaugura infatti Varcare la frontiera / Interferenze, la tredicesima edizione del festival promosso da Cizerouno, che nel 2026 celebra anche il venticinquesimo anniversario della propria fondazione. Il tema scelto per questa edizione, “Interferenze”, esplora le culture di confine che hanno contribuito a formare il Friuli Venezia Giulia e l’intera area adriatica. Attraverso spettacoli, performance, musica e installazioni, il festival rende omaggio a figure centrali della cultura europea del Novecento come Franco Basaglia, Pier Paolo Pasolini, Ivo Andrić, Fulvio Tomizza e Pedro Lemebel, autori che hanno saputo interrogare i concetti di margine, identità e trasformazione.
Particolarmente interessante è la natura aperta del progetto. COME non si limita a esporre materiali già raccolti, ma continua ad ampliarsi attraverso il contributo diretto delle persone. Chiunque può condividere un oggetto, una memoria o una testimonianza personale attraverso i canali del museo, contribuendo alla costruzione di un archivio vivo e partecipato. In questo senso il progetto si avvicina alle più recenti esperienze internazionali di public history e di archiviazione comunitaria, nelle quali la memoria collettiva nasce dalla somma di molte narrazioni individuali.
Accanto all’esposizione sono previsti momenti di confronto pubblico. Il 5 giugno, in occasione dell’inaugurazione, si terrà un incontro con i curatori e con gli ospiti del festival, mentre il giorno successivo è in programma una conversazione aperta dedicata al progetto e ai suoi sviluppi futuri. L’installazione resterà visitabile ogni giorno fino al 13 giugno.
In un tempo in cui le questioni identitarie sono spesso al centro del dibattito pubblico, COME sceglie una strada diversa da quella della contrapposizione. Non costruisce categorie, non impone definizioni. Invita piuttosto ad ascoltare storie. E lo fa attraverso oggetti apparentemente ordinari che, una volta raccontati, rivelano tutta la loro forza simbolica. Un museo fatto di cose semplici che parlano di coraggio, desiderio, libertà e appartenenza. Un archivio in continua crescita che dimostra come la memoria più autentica non sia custodita soltanto nei documenti ufficiali, ma anche negli oggetti che accompagnano la vita delle persone.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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