Lignum. Giorgio Rastelli e la memoria vivente e colorata del suo legno

A Lodi una grande mostra ripercorre il lungo dialogo tra lo scultore milanese e il materiale che ha accompagnato tutta la sua ricerca. Figure umane, animali e forme naturali raccontano una visione poetica in cui il legno diventa racconto, movimento e presenza.

Dall’11 al 28 giugno 2026 Bipielle Arte ospita “Lignum”, mostra personale di Giorgio Rastelli curata da Silvia Rastelli. Un percorso attraverso decenni di ricerca artistica che restituisce al pubblico la centralità del legno come materia viva, capace di custodire memoria, emozioni e relazioni umane.


Tra tutti i materiali che hanno accompagnato la storia dell’arte, il legno conserva un rapporto particolare con la vita. Prima ancora di diventare materia per sculture, architetture o strumenti, è stato albero, crescita, trasformazione naturale. È proprio questa dimensione originaria che attraversa “Lignum”, la mostra personale dedicata a Giorgio Rastelli che la Fondazione Banca Popolare di Lodi presenta negli spazi di Bipielle Arte dall’11 al 28 giugno 2026, con la cura di Silvia Rastelli e la collaborazione della galleria L2Arte di Pavia.
Il titolo della mostra richiama il termine latino lignum, parola che identifica il legno nella sua essenza più antica. Una scelta che sintetizza efficacemente l’intera ricerca dell’artista milanese, nato nel 1940, che da decenni esplora le possibilità espressive di una materia strettamente legata alla storia dell’uomo e della natura. Fin dalle prime civiltà il legno è stato utilizzato per costruire utensili, abitazioni, imbarcazioni e strumenti di lavoro. La sua presenza accompagna l’evoluzione umana e costituisce uno dei fondamenti della cultura materiale di ogni continente.

Entrando nello spazio espositivo il visitatore incontra un universo popolato da figure sospese in una dimensione di quiete e armonia. Un puma osserva il mondo in agguato, una donna riposa su un’amaca, un’altra si abbandona al gesto del tuffo, gruppi di ballerine sembrano catturati nel momento esatto del movimento e pappagalli colorati attraversano idealmente l’aria della sala. Non si tratta di semplici rappresentazioni naturalistiche. Ogni figura sembra appartenere a una dimensione interiore, come se il legno conservasse al proprio interno il ricordo di una forma che attende soltanto di emergere.

La storia artistica di Giorgio Rastelli affonda le radici negli anni delle prime sperimentazioni. Come ricorda Silvia Rastelli nel testo che accompagna la mostra, le sue ricerche iniziali prendevano forma attraverso impasti di colla e segatura che davano vita alle opere del periodo definito “Cosmocromico”. In quelle composizioni la materia suggeriva già una tensione verso lo spazio, il movimento e la costruzione di universi simbolici. Successivamente, con la fase dell’“Arcaismo Geometrico”, iniziarono a comparire figure umane e animali poste sul confine tra figurazione e astrazione.

L’evoluzione del suo linguaggio appare oggi come una metamorfosi coerente e continua. Dalla polvere al corpo, dall’impasto alla scultura, la materia acquista progressivamente consistenza e presenza. Il legno non viene trattato come semplice supporto, ma come una sostanza capace di raccontare storie. Ogni venatura, ogni anello di crescita, ogni imperfezione naturale diventa parte integrante dell’opera e della sua narrazione.

Questa attenzione verso la vita racchiusa nella materia avvicina il lavoro di Rastelli a una lunga tradizione della scultura lignea italiana. Dalle statue medievali ai grandi maestri dell’intaglio rinascimentale, il legno è stato spesso scelto per la sua capacità di trasmettere una particolare intensità emotiva. A differenza del marmo, che tende all’idea di permanenza, il legno conserva la memoria della propria origine biologica. Continua idealmente a respirare, a mutare, a dialogare con il tempo.

Nel caso di Rastelli, questa dimensione si intreccia profondamente con la sfera personale e familiare. Molte delle sue opere sono infatti attraversate da una presenza femminile costante. Padre di Paola e Silvia e compagno di vita di Elena, che da sempre collabora alla sua attività artistica, lo scultore ha costruito negli anni un immaginario popolato da figure che nascono dall’esperienza quotidiana, dagli affetti e dall’osservazione della realtà più vicina. Le donne che abitano le sue sculture non sono ritratti individuali ma presenze universali, simboli di una relazione continua tra vita e creazione.

Un ruolo fondamentale nella sua vicenda artistica è svolto anche dal paesaggio. Dopo aver lasciato Milano, Rastelli ha scelto di vivere nella campagna piacentina, immerso in un ambiente naturale che è diventato parte integrante del suo processo creativo. Alberi, animali, erbe, nuvole e figure umane convivono nelle sue opere sullo stesso piano espressivo. Nessun elemento prevale sugli altri. Ogni presenza partecipa a un equilibrio complessivo che riflette una visione profondamente inclusiva del mondo naturale.

Osservando le sue sculture emerge un tratto distintivo: l’interesse per il movimento sospeso. Le figure sembrano colte in un preciso istante di trasformazione. Non vi è dramma né tensione narrativa. L’artista blocca il gesto nel momento in cui qualcosa sta accadendo, lasciando allo spettatore la possibilità di immaginare ciò che è avvenuto prima e ciò che accadrà dopo. È una sospensione che richiama il ritmo delle stagioni e i cicli della natura, elementi che da sempre costituiscono uno dei riferimenti più profondi della sua poetica.

Particolarmente significativa è anche la scelta di eliminare quasi sempre i lineamenti individuali. Le figure di Rastelli non cercano l’identificazione psicologica. Diventano presenze aperte, capaci di accogliere chi osserva. In questa assenza di dettagli riconoscibili si manifesta una ricerca di universalità che rende le opere accessibili a sensibilità differenti.

“Lignum” non rappresenta soltanto una mostra antologica o celebrativa. È piuttosto un’occasione per riflettere sul rapporto tra arte e materia in un’epoca dominata dall’immaterialità digitale. Le sculture di Giorgio Rastelli ricordano che esiste ancora un valore profondo nel contatto con i materiali naturali, nella lentezza del fare, nella trasformazione paziente di una sostanza viva in forma artistica.

Le opere esposte a Lodi invitano il visitatore a rallentare lo sguardo e a ritrovare un dialogo con la natura che le ha generate. In un tempo caratterizzato dalla velocità e dalla continua produzione di immagini, il legno scolpito da Rastelli continua a raccontare una storia diversa: quella della crescita lenta, della memoria sedimentata e della bellezza che nasce dal rapporto rispettoso tra l’uomo e la materia.


Da Press Galleria L2ARTE <press@l2arte.it>
Articolo a cura della Redazione Experiences

About the author: Experiences