L’orizzonte del tuo divano, luogo mentale tra pittura, scultura e installazione

Valeria Sanguini inaugura alla Massimo Lupoli Gallery un’indagine sullo spazio domestico

Dal 4 giugno al 3 luglio 2026 la Massimo Lupoli Gallery di Nepi ospita la personale di Valeria Sanguini, curata da Domiziana Febbi. Attraverso opere che intrecciano corpo, materia e percezione, l’artista trasforma l’ambiente domestico in un territorio di riflessione sull’identità, sul confine e sul modo in cui abitiamo il presente.


Nella storia dell’arte contemporanea il concetto di orizzonte ha spesso rappresentato un simbolo di apertura, viaggio e possibilità. Da linea geografica capace di suggerire l’infinito, l’orizzonte è diventato nel tempo una metafora culturale legata all’idea di scoperta e di superamento dei limiti. La nuova mostra personale di Valeria Sanguini, ospitata dalla Massimo Lupoli Gallery di Nepi, compie invece un’operazione inversa: contrae quell’orizzonte, lo piega e lo trasferisce all’interno di uno spazio domestico, trasformandolo in una dimensione mentale da esplorare.

“L’orizzonte del tuo divano”, a cura di Domiziana Febbi, inaugura il 4 giugno 2026 e apre il nuovo ciclo di progetti monografici della galleria fondata da Massimo Lupoli. L’esposizione riunisce una serie di lavori che sviluppano una riflessione sul rapporto tra immobilità e movimento, interno ed esterno, apertura e confinamento, interrogando il visitatore sul modo in cui percepisce e attraversa lo spazio contemporaneo.

La sede che accoglie il progetto contribuisce in maniera significativa alla lettura della mostra. Situata nella Tuscia, all’interno di un ex capannone industriale riconvertito in spazio espositivo, la galleria rappresenta un esempio di riuso culturale di architetture produttive, fenomeno che negli ultimi decenni ha interessato numerosi centri artistici europei. Luoghi nati per il lavoro e la produzione materiale diventano così contenitori di ricerca, sperimentazione e incontro, riaffermando il valore dell’esperienza fisica dell’arte in un’epoca dominata dalla fruizione digitale.

Al centro della mostra si trova l’opera omonima “L’orizzonte del tuo divano” (2024), una tela piegata a metà nella quale l’idea stessa di orizzonte appare compressa e trattenuta all’interno di una condizione domestica. L’immagine non suggerisce più una direzione da raggiungere, ma una dimensione interiore da attraversare. È un ribaltamento concettuale che caratterizza l’intero percorso espositivo e che segna una nuova tappa della ricerca sviluppata dall’artista negli ultimi quindici anni.

Per comprendere questa evoluzione è necessario guardare ai progetti precedenti di Sanguini. Il tema della tenda, presente in opere e installazioni che hanno attraversato gran parte del suo lavoro, rappresentava già una riflessione sul concetto di abitare, di protezione e di appartenenza. La tenda è allo stesso tempo rifugio e dispositivo mobile, luogo temporaneo e punto di partenza. Nella nuova mostra quel motivo si trasforma ulteriormente: la dimensione del viaggio lascia spazio a una condizione di maggiore introspezione, in cui lo spazio si restringe e diventa occasione di analisi della percezione e del rapporto tra individuo e ambiente.

La ricerca di Valeria Sanguini si sviluppa attraverso linguaggi differenti. Pittura, scultura e installazione convivono in un sistema visivo nel quale la materia assume un ruolo centrale. Le opere presentano elementi organici e tecnologici che si intrecciano in una narrazione aperta: ossa, radici, spore, onde magnetiche e congegni affiorano sulla superficie creando connessioni inattese. La pittura si comporta come uno strumento di rilevazione, una sorta di sonar capace di individuare relazioni invisibili tra forme, corpi e paesaggi interiori.

In questo universo iconografico il corpo non appare come una presenza stabile e definita. Al contrario, viene continuamente attraversato, frammentato e ricomposto. Le figure si aprono, lasciano emergere strutture interne, diventano territori da esplorare. Le opere agiscono come brecce che interrompono la compattezza dell’immagine e invitano a ripensare i confini tra interno ed esterno, tra individuo e ambiente circostante.

La riflessione sul confine rappresenta uno degli aspetti più interessanti della poetica dell’artista. Nata ad Addis Abeba nel 1973 e attiva da molti anni a Roma, Sanguini ha costruito un percorso nel quale i temi dell’appartenenza, dello spazio vissuto e dell’identità si intrecciano costantemente. La sua biografia e la sua formazione internazionale hanno contribuito a sviluppare uno sguardo particolarmente sensibile alle dinamiche di attraversamento e di relazione tra luoghi, culture e memorie.

Nel corso della sua carriera l’artista ha presentato progetti in Italia e all’estero, partecipando a mostre personali e collettive che ne hanno consolidato il profilo nel panorama contemporaneo. Tra le tappe più significative figurano “La Tenda” al MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Roma e “Iper_Tenda” al MACRO Mattatoio, entrambe curate da Giorgio de Finis, oltre all’esperienza berlinese di “Exiit qui Seminat”. A queste si aggiungono importanti riconoscimenti internazionali, tra cui la partecipazione al Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti con Marina Abramović come visiting professor e la residenza presso la Künstlerhaus Schloss Wiepersdorf in Germania.

La mostra inaugura inoltre una nuova fase per la Massimo Lupoli Gallery, che con questo progetto sceglie di puntare su percorsi monografici capaci di approfondire in maniera organica il lavoro degli artisti. Una scelta che privilegia il tempo della ricerca rispetto alla velocità della comunicazione contemporanea e che restituisce centralità all’incontro diretto con l’opera. È una posizione che riflette una tendenza crescente nel sistema dell’arte, dove l’esperienza fisica e la relazione con lo spazio espositivo tornano ad assumere un valore fondamentale.

Il vernissage del 4 giugno sarà accompagnato da un live set di Dave Morecroft, che unirà DJ set e tastiera in una performance pensata per dialogare con l’atmosfera della serata. La mostra resterà aperta fino al 3 luglio 2026 e sarà accompagnata da un catalogo disponibile sia in formato cartaceo sia digitale.

Più che proporre una semplice sequenza di opere, “L’orizzonte del tuo divano” costruisce un’esperienza di osservazione lenta e riflessiva. L’orizzonte evocato dal titolo non coincide con una linea distante da raggiungere, ma con una soglia da attraversare dentro la quotidianità. È un invito a guardare diversamente gli spazi che abitiamo e a riconoscere, anche nei luoghi più familiari, la possibilità di immaginare nuove forme di relazione con il mondo.


Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>
Articolo a cura della Redazione Experiences

About the author: Experiences