Il dialogo di Kossuth con Kokocinski è un percorso in Umbria e Lazio

Un progetto espositivo diffuso mette a confronto due protagonisti dell’arte contemporanea attraverso un percorso che riflette sul rapporto tra regola e autonomia, forma e responsabilità, memoria e visione

Tra Città della Pieve e Tuscania prende forma “Libertà e Disciplina”, un articolato progetto curatoriale ideato da Matteo Pacini che mette in relazione le opere di Wolfgang Alexander Kossuth e Alessandro Kokocinski. Due sedi, due percorsi espositivi e un’unica riflessione sul significato della libertà nel mondo contemporaneo.


Nel dibattito culturale contemporaneo la parola libertà è tra le più utilizzate e, allo stesso tempo, tra le più difficili da definire. Evocata nei contesti politici, sociali e artistici, viene spesso percepita come un valore assoluto, svincolato da qualsiasi limite. Il progetto espositivo “Libertà e Disciplina: un dialogo necessario”, curato da Matteo Pacini, sceglie invece di affrontare il tema da una prospettiva diversa, proponendo una riflessione sul rapporto inscindibile tra autonomia individuale e responsabilità. Il risultato è una mostra diffusa che coinvolge due territori e due luoghi simbolici della produzione artistica contemporanea: lo Spazio Kossuth a Città della Pieve e lo Studio Kokocinski a Tuscania.

Promosso con il patrocinio dei Comuni di Città della Pieve e Tuscania, il progetto nasce come un organismo unitario articolato in due sedi espositive. Non si tratta di due mostre parallele ma di un vero e proprio dittico concettuale costruito attraverso uno scambio di opere tra gli studi dei due artisti. L’iniziativa è stata sostenuta da Giovanna Velluti Kokocinski e Giuliana Alzati Kossuth, che hanno condiviso la volontà di trasformare il dialogo tra i due autori in un’occasione di confronto artistico, umano e memoriale.

L’idea curatoriale si fonda su una domanda che attraversa da secoli la filosofia occidentale: può esistere una libertà autentica senza disciplina? Da Platone ad Aristotele, fino alle riflessioni moderne di Kant e Hannah Arendt, il concetto di libertà è stato spesso interpretato non come assenza di regole, ma come capacità di orientare consapevolmente le proprie azioni. Matteo Pacini trasferisce questa riflessione nel linguaggio delle arti visive, individuando nelle opere di Wolfgang Alexander Kossuth e Alessandro Kokocinski due modalità differenti e complementari di affrontare lo stesso tema.

I due artisti appartengono a universi espressivi profondamente diversi. Wolfgang Alexander Kossuth ha costruito la propria ricerca attorno alla scultura e all’installazione, sviluppando una poetica nella quale il rigore della forma dialoga con temi di forte intensità simbolica. Alessandro Kokocinski, artista nato nel 1948 e scomparso nel 2018, è invece ricordato per una produzione caratterizzata da una potente dimensione narrativa, alimentata dalle esperienze biografiche vissute tra Europa e America Latina e da un immaginario popolato da figure circensi, teatrali e visionarie.

A Città della Pieve, nello Spazio Kossuth, il percorso espositivo è dedicato all’universo poetico di Kokocinski. Le opere selezionate appartengono a quella fase della sua ricerca nella quale pittura e scultura si fondono in una superficie stratificata e complessa. Resina, tecnica mista e interventi materici costruiscono immagini attraversate da una tensione costante tra presenza e dissoluzione. Le figure sembrano emergere dalla materia per poi scomparire nuovamente, come ricordi che affiorano dalla memoria.

Tra i protagonisti più significativi compare Petruska, il celebre burattino della tradizione russa reso immortale dal balletto di Igor Stravinskij nei primi anni del Novecento. Figura sospesa tra ironia e tragedia, Petruska rappresenta perfettamente la contraddizione al centro della mostra: è un personaggio legato a fili e costrizioni, ma proprio attraverso quei limiti riesce a esprimere una profonda libertà interiore. Nelle opere di Kokocinski il burattino diventa simbolo della condizione umana, costantemente in bilico tra destino e autodeterminazione.

Accanto a Petruska compaiono clown, giullari e acrobati, figure che attraversano tutta la produzione dell’artista. Il mondo del circo ha rappresentato per Kokocinski una metafora privilegiata della fragilità umana. Dietro la leggerezza dello spettacolo emergono disciplina, allenamento, sacrificio e rischio. L’acrobata che sfida il vuoto e il clown che nasconde il dolore dietro il sorriso incarnano una tensione che si ritrova anche nel tema centrale della mostra: la libertà non come spontaneità assoluta, ma come conquista ottenuta attraverso una pratica costante.

Il secondo capitolo del progetto si sviluppa a Tuscania, all’interno dello Studio Kokocinski, dove trova spazio una delle opere più significative di Wolfgang Alexander Kossuth. Qui il visitatore incontra una grande installazione in resina dedicata alla figura di Salomè, personaggio biblico che nel corso dei secoli ha affascinato artisti, scrittori e musicisti. Da Gustave Moreau a Oscar Wilde, fino all’opera lirica di Richard Strauss, Salomè è diventata una delle immagini più potenti della modernità simbolista.

Nella lettura proposta da Kossuth, Salomè assume il valore di un monito morale. La scultura presenta una costruzione formale rigorosa, caratterizzata da una forte attenzione anatomica e da una complessa articolazione spaziale. Il corpo appare sospeso tra eleganza e tensione drammatica, mentre la superficie chiara della resina accentua il contrasto tra armonia estetica e inquietudine narrativa. La figura diventa così emblema di una libertà esercitata senza consapevolezza, capace di smarrire il proprio equilibrio etico e trasformarsi in arbitrio.

Il confronto tra le opere dei due artisti genera un dialogo che attraversa entrambe le sedi espositive. Da una parte la materia inquieta, stratificata e quasi ferita di Kokocinski; dall’altra la costruzione luminosa e controllata di Kossuth. Due approcci apparentemente opposti che finiscono per convergere su una stessa domanda: come si può essere veramente liberi? La risposta suggerita dal percorso curatoriale non è ideologica ma profondamente umana. La libertà emerge come un equilibrio fragile, possibile soltanto quando viene accompagnata dalla consapevolezza del limite e dal rispetto dell’altro.

La scelta di utilizzare gli studi d’artista come luoghi espositivi aggiunge un ulteriore livello di lettura al progetto. Non si entra semplicemente in una galleria, ma negli spazi in cui le opere sono state concepite, immaginate e realizzate. Questo aspetto restituisce al visitatore una dimensione più intima e autentica del processo creativo, trasformando la visita in un’esperienza che unisce ricerca artistica e memoria dei luoghi.

“Libertà e Disciplina” si configura così come molto più di una mostra. È una riflessione sul presente affidata al linguaggio dell’arte, un invito a interrogarsi sul significato delle regole, sul valore della responsabilità e sulla necessità di costruire un equilibrio tra autonomia e convivenza. In un’epoca segnata da polarizzazioni e conflitti, il dialogo tra Kossuth e Kokocinski suggerisce che la libertà non coincide con l’assenza di limiti, ma con la capacità di riconoscerne il senso e trasformarli in occasione di crescita individuale e collettiva.


Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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