

Arte contemporanea, scienza marina e attivismo ambientale si incontrano allo Yacht Club Venezia in occasione della Venice Climate Week. La quarta edizione degli Artivism Awards trasforma il Mediterraneo in un laboratorio di osservazione e consapevolezza dedicato al futuro degli oceani.
Dal 5 al 28 giugno 2026 lo Yacht Club Venezia ospita ARTIVISM AWARDS IV – Ocean Preservation Awareness: A Discovery Expedition, progetto espositivo ideato e curato da Diana von Hohenthal und Bergen che riunisce artisti, ricercatori, ambientalisti e istituzioni internazionali attorno a una delle questioni più urgenti del nostro tempo: la salvaguardia degli ecosistemi marini. Inserita nel programma della Venice Climate Week, la manifestazione propone un modello curatoriale che supera i confini tradizionali della mostra d’arte. Più che un’esposizione, il progetto si configura come una vera spedizione conoscitiva nella quale ricerca scientifica, esperienza diretta e produzione artistica convergono in un unico percorso. L’obiettivo non è semplicemente rappresentare il mare, ma comprendere le trasformazioni che lo attraversano e interrogare il ruolo che l’arte può assumere nella costruzione di una nuova coscienza ecologica.
L’idea stessa degli Artivism Awards nasce dalla convinzione che l’arte possa intervenire sulle grandi questioni contemporanee non come semplice commento o illustrazione, ma come pratica attiva di partecipazione culturale. Il termine “artivism”, fusione di arte e attivismo, si è diffuso negli ultimi due decenni per indicare quelle esperienze artistiche che affrontano temi sociali, ambientali e politici attraverso linguaggi capaci di coinvolgere direttamente il pubblico. La quarta edizione del progetto concentra questa riflessione sull’ambiente marino, oggi sottoposto a pressioni senza precedenti dovute all’inquinamento, all’innalzamento delle temperature e alla perdita di biodiversità.
La mostra prende avvio da un’esperienza concreta. Prima ancora dell’apertura veneziana, artisti, scienziati e conservazionisti hanno partecipato a una traversata di dieci giorni a bordo del Kyalami, yacht a vela di ottanta metri progettato dal celebre naval designer argentino Germán Frers. Salpata dal Grand Harbour di Malta, la spedizione ha attraversato il Mediterraneo fino a Venezia trasformando il viaggio in uno strumento di osservazione diretta. Per la curatrice non si tratta di una metafora narrativa ma del primo atto dell’opera stessa: un periodo di studio e confronto durante il quale il mare viene osservato come organismo vivente, archivio culturale e territorio fragile.
Il progetto si sviluppa attraverso tre capitoli distinti ma complementari: l’approccio scientifico, i manifesti militanti e le opere contemplative. Questa articolazione riflette la volontà di affrontare la questione ambientale da prospettive differenti, evitando sia il puro dato scientifico sia la sola dimensione emotiva.

Nel primo capitolo la ricerca dialoga direttamente con la produzione artistica. Joanna Adams presenta The Future is Wild, progetto che combina film e disegni sviluppati in collaborazione con studiosi provenienti da istituzioni come Stanford University, University of Leeds e Natural History Museum di Londra. Attraverso scenari evolutivi e ipotesi scientifiche, il lavoro riflette sulle trasformazioni future degli ecosistemi terrestri e marini. Accanto a lei, il fotografo maltese Kurt Arrigo espone The Blue Thread, una serie di immagini subacquee realizzate per One Ocean Foundation che documentano la complessità e la vulnerabilità della vita sommersa. Le fotografie non cercano l’effetto spettacolare, ma restituiscono la delicatezza degli equilibri biologici che regolano gli ecosistemi marini. Parte dei proventi derivanti dalla vendita delle opere contribuirà inoltre a finanziare programmi di ripristino delle praterie di posidonia, fondamentali per l’assorbimento del carbonio e la tutela della biodiversità.
La sezione dedicata ai manifesti militanti affronta invece in modo diretto le conseguenze dell’intervento umano sull’ambiente. Dodi Reifenberg, vincitore della precedente edizione degli Artivism Awards, presenta opere realizzate con plastica recuperata dagli oceani. Attraverso migliaia di frammenti assemblati manualmente, l’artista rende visibile la persistenza fisica dell’inquinamento contemporaneo. Lilo M. R. Hansen esplora invece il rapporto tra corpo umano, tecnologia e sfruttamento delle risorse naturali attraverso una riflessione sulle attività offshore nel Mare del Nord. Vera van Leeuwen sviluppa una ricerca fotografica che intreccia memoria storica, paesaggio e mitologia nei territori di Malta e Gozo, dimostrando come il mare sia anche un archivio culturale e simbolico.
Il terzo capitolo apre infine uno spazio di contemplazione. Le sculture trasparenti di Marcy Axelrod evocano organismi marini sospesi tra luce e movimento, mentre le fotografie di Lavenair restituiscono il Mediterraneo attraverso cromie naturali e prive di qualsiasi manipolazione digitale. Alexandra Mas presenta Mystic Waters, progetto che combina film e grandi disegni a inchiostro in una riflessione sull’eccesso visivo e materiale generato dalla crisi ambientale. Sarah Olson, con Rise All Boats, porta in mostra opere nate dall’interazione diretta tra materiali e forze naturali sulle coste della Cornovaglia, lasciando che vento, pioggia e maree partecipino al processo creativo.
L’apertura della mostra sarà accompagnata da una serie di performance che ampliano ulteriormente il dialogo tra corpo, natura e trasformazione. Julie Gintowt presenterà The Tragic Grasp for Air of Nymphaea, mentre Shoki Okumura proporrà Empathy Towards Things – Impermanence as a Living Ocean, lavoro ispirato al concetto giapponese di mono no aware, la consapevolezza della fragilità e della transitorietà dell’esistenza.
A sostenere l’intero progetto concorrono realtà impegnate nella ricerca e nella conservazione marina come One Ocean Foundation, Heritage Malta e l’Università di Malta. La presenza di oceanografi, archeologi subacquei e specialisti del patrimonio sommerso sottolinea la volontà di costruire un terreno comune tra conoscenza scientifica e immaginazione artistica. In questa prospettiva la mostra non si conclude con la chiusura dell’esposizione, ma si estende verso una dimensione operativa: parte dei ricavi sosterrà infatti programmi di ricerca e tutela ambientale.
Il vincitore della quarta edizione degli Artivism Awards sarà premiato il 6 giugno con l’Artivism Lion e avrà l’opportunità di esporre successivamente ad Art Miami Fairs – Aqua Art nel dicembre 2026. Un riconoscimento che conferma la crescente rilevanza internazionale del progetto e la sua capacità di mettere in relazione mondi spesso considerati separati.
In un’epoca in cui gli oceani rappresentano uno degli indicatori più evidenti della crisi climatica globale, Ocean Preservation Awareness propone una domanda semplice ma decisiva: come cambia il nostro comportamento quando smettiamo di guardare il mare come sfondo e iniziamo a considerarlo un organismo vivente? La risposta non è affidata a slogan o dichiarazioni programmatiche, ma all’incontro tra immagini, dati, esperienze e responsabilità condivise. Venezia, città costruita sull’acqua e da secoli legata ai destini del mare, diventa così il luogo ideale per una riflessione che riguarda il futuro dell’intero pianeta.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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