
Da New York a Palermo, il lungo lavoro di una comunità culturale che ha trasformato il siciliano in uno strumento di studio, ricerca e identità condivisa
La lingua siciliana continua a vivere e a rinnovarsi anche grazie all’impegno delle comunità della diaspora. A Palermo, il ritorno di Gaetano Cipolla e dell’associazione Arba Sicula diventa l’occasione per riflettere su quasi cinquant’anni di attività dedicati alla tutela, alla diffusione e all’insegnamento di uno dei patrimoni linguistici più importanti del Mediterraneo.
Esistono legami che resistono al tempo, alle distanze e persino ai cambiamenti generazionali. Tra la Sicilia e gli Stati Uniti uno di questi legami passa attraverso una lingua che milioni di persone continuano a parlare, studiare o semplicemente custodire come parte della propria memoria familiare. È il filo che unisce Palermo a New York e che trova uno dei suoi interpreti più autorevoli nel professor Gaetano Cipolla, docente emerito della St. John’s University e figura centrale della promozione della cultura siciliana nel mondo. In occasione del trentunesimo tour annuale organizzato da Arba Sicula, l’associazione internazionale fondata nel 1979, Cipolla è tornato in Sicilia per partecipare a un incontro dedicato alla valorizzazione della lingua siciliana, svoltosi nella Sala Borremans del Grand Hotel Piazza Borsa di Palermo.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Accademia della Lingua Siciliana, ha visto la partecipazione del vicepresidente dell’Accademia Marco Lo Dico e di studiosi e poeti come Euranio La Spisa e Arcangela Rizzo, entrambi membri del Collegio Scientifico dell’istituzione. Il momento simbolicamente più significativo dell’incontro è stato la consegna delle copie del manuale “Mparamu lu Sicilianu” all’Accademia, un gesto che sintetizza decenni di attività dedicate all’insegnamento e alla diffusione della lingua siciliana ben oltre i confini dell’isola.
La storia di Arba Sicula rappresenta uno dei casi più interessanti di tutela linguistica sviluppatisi all’interno delle comunità emigranti. Fondata a New York alla fine degli anni Settanta, in un periodo in cui molte lingue regionali europee apparivano destinate a una progressiva marginalizzazione, l’associazione ha perseguito un obiettivo ambizioso: trasformare il siciliano da patrimonio familiare tramandato oralmente a oggetto di studio, ricerca e produzione culturale.
Nel corso degli anni Arba Sicula ha costruito una rete internazionale che coinvolge studiosi, scrittori, insegnanti e appassionati. Uno dei suoi strumenti più importanti è la rivista bilingue “Arba Sicula”, pubblicazione che raccoglie poesie, racconti, saggi storici, studi linguistici e materiali dedicati alla tradizione siciliana sia in lingua inglese sia in siciliano. Accanto a essa è nata anche “Sicilia Parra”, rivista dedicata alle tematiche di maggiore interesse per la comunità siciliana internazionale.
L’attività dell’associazione si è evoluta parallelamente alle trasformazioni tecnologiche degli ultimi decenni. Il sito web di Arba Sicula ospita una vasta libreria digitale e uno dei primi sistemi di traduzione automatica dedicati alla lingua siciliana, sviluppato grazie al lavoro del socio Eryk Wdowiak utilizzando l’ampio patrimonio di testi bilingui raccolti dall’associazione nel corso degli anni.

Particolarmente rilevante è il contributo fornito alla costruzione di strumenti scientifici per l’apprendimento della lingua. In un contesto nel quale il siciliano è stato a lungo considerato esclusivamente una parlata regionale, Arba Sicula ha favorito la produzione di opere lessicografiche, grammaticali e didattiche che hanno contribuito a consolidarne lo studio accademico. Joseph Bellestri ha realizzato i primi vocabolari siciliano-inglese e inglese-siciliano, mentre Arthur Dieli ha tradotto in inglese i quindicimila proverbi raccolti da Giuseppe Pitrè, il grande studioso palermitano che tra Ottocento e Novecento documentò il patrimonio etnografico e linguistico dell’isola. Kirk Bonner ha elaborato una grammatica accademica del siciliano, mentre Joseph Privitera ha approfondito il ruolo della lingua siciliana nella storia delle lingue romanze.
Un capitolo fondamentale di questo percorso riguarda i manuali “Learn Sicilian – Mparamu lu Sicilianu” e “Learn Sicilian II”, testi costruiti secondo i principi della didattica comunicativa contemporanea. La loro diffusione testimonia come l’interesse per il siciliano abbia ormai superato da tempo l’ambito esclusivamente identitario. I manuali vengono utilizzati presso istituzioni e centri culturali negli Stati Uniti, tra cui l’Università della Pennsylvania, oltre che in realtà educative di New York, New Orleans e Buffalo. Una versione italiana, adattata dal professor Alfonso Campisi, è stata adottata anche dall’Università de La Manouba di Tunisi, dove è attiva una cattedra dedicata alla Lingua e Cultura Siciliana.
L’impegno di Gaetano Cipolla si estende anche all’editoria. Attraverso Legas, la casa editrice collegata ad Arba Sicula, sono state create collane che hanno contribuito a rendere accessibili opere spesso difficili da reperire. La serie “Pueti d’Arba Sicula” ha riportato l’attenzione su autori fondamentali come Giovanni Meli, Antonio Veneziano, Nino Martoglio e Ignazio Buttitta, figure che rappresentano momenti diversi ma decisivi della storia letteraria siciliana. Parallelamente, la collana “Studi Siciliani” ha dato spazio a ricerche dedicate alla lingua, alla storia e alle tradizioni dell’isola. Complessivamente, Legas ha pubblicato 158 volumi, la maggior parte dei quali dedicati alla Sicilia e alla sua cultura.
La vitalità di questa esperienza dimostra come la questione linguistica siciliana sia oggi molto diversa rispetto alle previsioni pessimistiche formulate nel corso del Novecento. Se in passato molti studiosi temevano una progressiva scomparsa dell’uso del siciliano, oggi si osserva una situazione più complessa e dinamica. Cresce l’interesse universitario, aumentano le iniziative di ricerca e la lingua continua a essere utilizzata come strumento di espressione artistica, letteraria e identitaria. Il riconoscimento del valore culturale delle lingue regionali da parte di organismi internazionali e delle istituzioni europee ha inoltre contribuito a rafforzare l’attenzione verso patrimoni linguistici storici come quello siciliano.
In questo scenario, il lavoro svolto da Arba Sicula assume un significato che va oltre la semplice conservazione. La lingua non viene trattata come un reperto da museo, ma come un organismo vivo capace di adattarsi ai tempi, dialogare con le nuove tecnologie e attraversare continenti. I trentuno viaggi organizzati in Sicilia dall’associazione hanno contribuito a costruire una rete di rapporti culturali che continua a collegare l’isola con le comunità della diaspora sparse nel mondo.
L’incontro palermitano dedicato a Gaetano Cipolla rappresenta dunque qualcosa di più di una cerimonia accademica. È la testimonianza concreta di come una lingua possa continuare a vivere grazie all’impegno di chi la studia, la insegna e la trasmette alle nuove generazioni. In un’epoca caratterizzata dalla globalizzazione e dall’omologazione culturale, il percorso di Arba Sicula ricorda che identità e apertura internazionale non sono termini in contraddizione. Al contrario, possono diventare le due facce della stessa storia.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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