
Il Festival della Fotografia Etica annuncia i vincitori del World Report Award 2026 e conferma il proprio ruolo di osservatorio internazionale sulle grandi questioni umane del nostro tempo
Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026 torna a Lodi il Festival della Fotografia Etica. Al centro della diciassettesima edizione il World Report Award – Documenting Humanity, riconoscimento dedicato al fotogiornalismo internazionale che quest’anno racconta guerre, migrazioni, emergenze ambientali, memoria storica e diritti umani attraverso alcuni dei più significativi progetti fotografici contemporanei.
Da quasi vent’anni il Festival della Fotografia Etica di Lodi rappresenta uno dei più autorevoli appuntamenti europei dedicati alla fotografia documentaria. Nato con l’obiettivo di promuovere una riflessione critica sulla realtà contemporanea attraverso le immagini, il festival ha progressivamente consolidato la propria identità come luogo di incontro tra giornalismo, cultura visiva e impegno civile. La diciassettesima edizione, in programma dal 26 settembre al 25 ottobre 2026 in diverse sedi della città lombarda, conferma questa vocazione internazionale mettendo al centro i vincitori del World Report Award – Documenting Humanity, il premio che costituisce il cuore della manifestazione.
Giunto alla sedicesima edizione, il riconoscimento è oggi considerato l’unico premio italiano interamente dedicato al fotogiornalismo. La sua particolarità consiste nel privilegiare progetti capaci di affrontare questioni umane e sociali di rilevanza globale, offrendo uno sguardo approfondito sulle trasformazioni che attraversano il mondo contemporaneo. In un’epoca segnata dalla sovrabbondanza di immagini e dalla velocità dell’informazione, il festival continua a valorizzare il reportage come strumento di conoscenza e testimonianza.
Tra i vincitori del 2026 spicca il nome di Carol Guzy, figura leggendaria del fotogiornalismo internazionale e vincitrice di numerosi premi Pulitzer. Con il progetto “ICE – Broken Families”, premiato nella categoria MASTER, la fotografa documenta le conseguenze delle deportazioni di massa avviate negli Stati Uniti nel 2025, concentrandosi sul trauma vissuto da bambini e famiglie coinvolti nelle procedure di espulsione. Le immagini restituiscono una dimensione profondamente umana di un fenomeno spesso raccontato soltanto attraverso statistiche e dibattiti politici.
La categoria SPOTLIGHT premia invece Chinky Shukla con “When Buddha Stopped Smiling”, un lavoro che riporta l’attenzione sulle comunità del Rajasthan ancora segnate dalle conseguenze dei test nucleari effettuati dall’India nel 1974 e nel 1998. Attraverso una narrazione costruita nel lungo periodo, il progetto mostra come le ferite ambientali e sociali possano continuare a influenzare generazioni intere, ben oltre la conclusione degli eventi che le hanno provocate.
I conflitti contemporanei trovano spazio nella categoria SHORT STORY con Abdulmonam Eassa e il reportage “Sudan War, a Nation Trapped”, dedicato alla guerra civile che dal 2023 ha devastato il Sudan. Il progetto racconta la quotidianità di una popolazione intrappolata tra combattimenti, crisi umanitaria e collasso delle infrastrutture civili, offrendo una testimonianza diretta di una delle emergenze meno raccontate dai media occidentali.
Uno sguardo rivolto alle nuove generazioni arriva dalla categoria STUDENT, dove è stato premiato Mashruk Ahmed con “Broken Promises: July of Memory”. Il lavoro affronta le conseguenze delle proteste studentesche che hanno attraversato il Bangladesh nel luglio 2024, ricostruendo il difficile percorso di chi continua a chiedere verità e giustizia dopo la repressione.
Particolarmente significativa è la fotografia vincitrice della categoria SINGLE SHOT. Lo scatto di Gianluca Pannella, intitolato “Boy with kippa”, ritrae un ragazzo che indossa una kippà decorata con il volto di Donald Trump e lo slogan “Make America Great Again”. Realizzata nell’ottobre 2025 a Tel Aviv, nei pressi di Hostage Square, l’immagine condensa in un solo fotogramma riferimenti religiosi, politici e identitari, restituendo la tensione emotiva che continua a caratterizzare il conflitto mediorientale dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.
Tra le novità dell’edizione 2026 figura la collaborazione con The Alexia, programma internazionale legato alla S.I. Newhouse School of Public Communications della Syracuse University. Dalla partnership nascono due ulteriori premi che ampliano la dimensione internazionale del festival. Nella sezione SPOTLIGHT viene premiato Carlos Folgoso Sueiro con “Alén do Lago (Beyond The Lake)”, un racconto che intreccia memoria personale e trasformazioni ambientali della Galizia, regione segnata da incendi, siccità e progressivo spopolamento. Nella categoria STUDENT viene invece riconosciuto il lavoro di Jubair Ahmed Arnob, che con “The Place Where I Used to Play…” indaga gli effetti dell’espansione urbana di Dhaka sulla memoria collettiva e sul senso di appartenenza delle comunità più vulnerabili.
Accanto ai premi principali, il Festival della Fotografia Etica conferma l’importanza della sezione dedicata alle organizzazioni non governative attraverso la Nonprofit World 2026 Open Call. Questo spazio espositivo nasce dalla convinzione che la fotografia possa diventare uno strumento di sensibilizzazione, denuncia e cambiamento sociale.
I sei progetti selezionati affrontano temi molto diversi tra loro. Ginevra Bonina, per la Pinkishe Foundation, documenta la povertà mestruale in India con il progetto “Questione di sangue”, evidenziando come l’accesso ai prodotti igienici continui a rappresentare una questione di diritti e dignità. Antoine Tardy, in collaborazione con UNHCR, racconta il percorso di rifugiati che riescono ad accedere all’istruzione superiore in Paesi come Ciad, Ruanda e Messico. Stefania Carraturo, con “Come una favola”, segue invece un gruppo di giovani con sindrome di Down impegnati nella realizzazione di uno spettacolo musicale.
Le emergenze contemporanee emergono anche nei lavori di Antti Yrjönen, che documenta la continuità dell’istruzione in Ucraina all’interno dei rifugi antiaerei, di Andrea Zanenga, autore di un reportage sulla mobilitazione degli abitanti dell’isola di Corvo nelle Azzorre per salvare gli uccelli marini minacciati dall’inquinamento luminoso, e di Max Cavallari, che segue le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo a bordo delle navi di SOS Humanity.
La forza del Festival della Fotografia Etica risiede proprio nella capacità di mettere in relazione esperienze lontane tra loro, mostrando come guerre, migrazioni, crisi ambientali, discriminazioni e trasformazioni sociali siano parte di un’unica narrazione globale. Attraverso il linguaggio universale della fotografia, il festival continua a offrire al pubblico non soltanto immagini di grande qualità estetica, ma soprattutto strumenti per comprendere la complessità del presente.
Anche nel 2026, dunque, Lodi si conferma un luogo privilegiato di incontro tra informazione e cultura visiva. Un appuntamento che invita a rallentare lo sguardo e a confrontarsi con le storie che definiscono il nostro tempo, ricordando che dietro ogni fotografia esistono persone, comunità e realtà che meritano di essere comprese prima ancora che osservate.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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