CYFEST 17 a Venezia: quando arte, tecnologia e natura tornano a dialogare

Alla Giudecca la nuova tappa del celebre festival internazionale di media art esplora il concetto di “Natura Naturans”, mettendo in relazione avanguardie storiche, sperimentazione digitale e riflessioni ambientali contemporanee.

Fino al 31 agosto 2026 CREA Cantieri del Contemporaneo ospita “Natura Naturans: Human Beings, Nature, Landscape”, mostra principale della diciassettesima edizione di CYFEST. Artisti, curatori, programmatori, ingegneri e ricercatori provenienti da diversi Paesi si confrontano sui rapporti tra essere umano, paesaggio e tecnologia attraverso installazioni, video, suono e opere algoritmiche.


Venezia continua a essere uno dei luoghi privilegiati della ricerca artistica internazionale. In una città storicamente abituata a confrontarsi con il dialogo tra culture e linguaggi differenti, trova una collocazione naturale anche CYFEST, uno dei più longevi festival internazionali dedicati alla media art. La diciassettesima edizione approda negli spazi di CREA Cantieri del Contemporaneo alla Giudecca con la mostra “Natura Naturans: Human Beings, Nature, Landscape”, aperta fino al 31 agosto 2026 e realizzata da CYLAND MediaArtLab in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e il Centro Studi sull’Arte Russa, dell’Asia Centrale e del Caucaso.

Fondato nel 2007, CYFEST è diventato nel tempo una piattaforma itinerante che mette in relazione arte, scienza e tecnologia. Nato come luogo di confronto tra artisti e comunità scientifiche, il festival si è progressivamente trasformato in una rete internazionale capace di coinvolgere curatori, programmatori, ingegneri, studiosi e attivisti culturali. La sua forza consiste nella capacità di osservare le trasformazioni tecnologiche non come fenomeni isolati, ma come elementi che incidono profondamente sul modo in cui gli esseri umani percepiscono il mondo e costruiscono relazioni con l’ambiente circostante.

Il titolo scelto per l’edizione veneziana rimanda a un concetto filosofico di lunga tradizione. L’espressione latina “Natura Naturans”, associata soprattutto al pensiero di Baruch Spinoza, identifica la natura come principio generativo, come forza creatrice in continua trasformazione. Non la natura come semplice insieme di oggetti o paesaggi, ma come processo attivo e dinamico. È proprio questa idea che guida l’intero progetto espositivo, invitando il pubblico a riflettere sulla relazione tra materia, tempo, tecnologia e forme della vita.

La mostra costruisce un dialogo tra opere contemporanee e lavori provenienti dalla Collezione Frants, mettendo in evidenza una continuità che attraversa oltre un secolo di sperimentazioni artistiche. Il percorso prende le mosse dalle avanguardie del primo Novecento, quando artisti e teorici iniziarono a spostare l’attenzione dalla rappresentazione del mondo visibile all’analisi delle forze che lo determinano. In quegli anni il colore acquisisce autonomia, la luce diventa elemento strutturale e la forma assume una dimensione dinamica. Non si tratta più di imitare la natura, ma di comprenderne i processi generativi.

Questa stessa tensione attraversa anche l’arte non ufficiale sviluppatasi nella Leningrado del secondo dopoguerra. Molti artisti, operando ai margini del realismo socialista imposto dal regime sovietico, sperimentano linguaggi fondati sul processo, sulla struttura e sulla percezione. La mostra veneziana recupera questa tradizione e la mette in relazione con le pratiche contemporanee basate su algoritmi, automazione, sistemi interattivi e tecnologie digitali.

Le opere presentate affrontano il tema della natura da prospettive differenti. Nei disegni cinetici automatizzati di Anna Frants, la luce diventa strumento per indagare il movimento e la durata, evocando una tensione che attraversa la storia dell’immagine, dalle pitture rupestri fino all’animazione digitale. Jaanika Peerna concentra invece la propria attenzione sui ghiacciai, trasformandoli in simboli di memoria e vulnerabilità ambientale. Le sue installazioni suggeriscono un rapporto emotivo con questi ecosistemi minacciati dal cambiamento climatico.

La riflessione ecologica prosegue nel lavoro della finlandese Tuula Närhinen, che immagina specie di uccelli ibride adattate a nutrirsi di plastica. Attraverso questa costruzione narrativa apparentemente fantastica, l’artista affronta una questione molto concreta: l’impatto delle attività umane sugli ecosistemi e la progressiva trasformazione dei confini tra ambiente naturale e ambiente artificiale. Allo stesso tempo, Mariateresa Sartori utilizza un anemometro per registrare il vento e trasformarne i movimenti in disegni circolari, collocandosi in quel territorio di confine dove il dato scientifico diventa esperienza estetica.

Tra le opere più spettacolari figurano anche le installazioni cinetiche di Elena Gubanova e Ivan Govorkov, che reinterpretano l’energia delle avanguardie storiche attraverso strumenti contemporanei, e i lavori del collettivo AES+F, noto a livello internazionale per le sue complesse composizioni digitali che esplorano identità, corpo e percezione. Le loro immagini, sospese tra estetica fiabesca e inquietudine tecnologica, rappresentano efficacemente molte delle contraddizioni del presente.

Il programma del festival non si limita alla mostra. Le giornate inaugurali hanno proposto performance, incontri e proiezioni che hanno ampliato il dialogo tra discipline differenti. Particolare rilievo ha avuto il progetto video “What’s in a Story?”, ideato dalla storica curatrice americana Barbara London, figura centrale nello sviluppo della videoarte internazionale. La rassegna ha riunito artisti provenienti da contesti geografici e culturali molto diversi, esplorando le modalità con cui le tecnologie contemporanee influenzano la costruzione delle narrazioni e della memoria.

La riflessione sul rapporto tra arte e cambiamento è proseguita con la presentazione del volume “Afterwards. Art in the Time of Change”, pubblicato dalla CYLAND Foundation e da CURA. Il dibattito che ha accompagnato il libro ha affrontato questioni ormai centrali nel dibattito culturale contemporaneo: quale ruolo può svolgere l’artista in una società dominata dall’intelligenza artificiale, dalle reti digitali e dall’accelerazione tecnologica? In che modo l’immaginazione può contribuire a comprendere scenari futuri sempre più complessi?

Queste domande attraversano l’intera edizione di CYFEST 17. Più che celebrare la tecnologia, il festival invita a considerarla come parte di un ecosistema culturale e ambientale più ampio. Le opere in mostra mostrano come algoritmi, sensori, immagini digitali e sistemi automatizzati non siano semplici strumenti tecnici, ma elementi capaci di modificare il nostro modo di percepire il tempo, lo spazio e la natura stessa.

In questo senso, la tappa veneziana del festival assume un valore particolare. In una città costruita sul delicato equilibrio tra intervento umano e ambiente lagunare, il confronto tra media art e paesaggio acquista una forza simbolica evidente. CYFEST ricorda che la tecnologia non è necessariamente l’opposto della natura. Può diventare, al contrario, uno strumento per osservare più attentamente i processi che regolano il mondo e per immaginare nuove forme di convivenza tra esseri umani, ambiente e sistemi artificiali.


Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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