
Nel cuore storico della città prende forma la proposta di una Comunità Energetica Geotermica Urbana che unisce innovazione, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio culturale
La geotermia a bassa entalpia, integrata con fonti rinnovabili e criteri ESG, potrebbe trasformare il centro storico di Napoli in un laboratorio di transizione energetica. Al centro del progetto il futuro SHub – Sustainable Hub Museum, promosso da ANTUR S.r.l. Benefit come modello replicabile di rigenerazione urbana sostenibile.
Per secoli Napoli ha costruito la propria identità guardando il mare. Oggi, però, una delle più interessanti opportunità per il suo sviluppo sostenibile potrebbe trovarsi nella direzione opposta: sotto la superficie della città. È dal sottosuolo, infatti, che prende forma una proposta destinata ad alimentare il dibattito sulla transizione energetica urbana e sul futuro delle comunità energetiche nel Mezzogiorno. L’idea è emersa durante un Tavolo Tecnico dedicato alla geotermia e alle nuove strategie energetiche, nel quale è stata avanzata la candidatura del centro storico napoletano come sede di uno dei primi progetti pilota italiani di Comunità Energetica Geotermica Urbana, fondata sull’impiego della geotermia a bassa entalpia, integrata con impianti fotovoltaici e sistemi avanzati di recupero energetico.
L’iniziativa nasce nell’ambito della collaborazione tra il Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo Eu-Med e l’Associazione Green Salus, realtà che negli ultimi anni hanno sviluppato attività di ricerca, missioni internazionali, studi comparativi e proposte progettuali dedicate ai temi dell’innovazione sostenibile e dello sviluppo territoriale.
A raccogliere concretamente la sfida è ANTUR S.r.l. Benefit, società impegnata nei settori della sostenibilità ambientale, della ricerca applicata e della valutazione degli impatti ESG. La proposta individua come sede ideale dello sviluppo sperimentale SHub – Sustainable Hub Museum, progetto destinato a sorgere nell’antico opificio della storica Villa Pignatelli di Monteleone, con l’obiettivo di trasformare uno spazio legato alla memoria cittadina in un centro dedicato all’innovazione, alla ricerca e alla cultura della sostenibilità.
L’aspetto più interessante dell’iniziativa consiste nella capacità di mettere in relazione tecnologie avanzate e patrimonio storico. La geotermia a bassa entalpia rappresenta infatti una delle soluzioni più promettenti per la climatizzazione sostenibile degli edifici. A differenza delle centrali geotermiche tradizionali, che sfruttano fluidi ad alta temperatura, questi sistemi utilizzano il calore naturalmente presente nel sottosuolo a profondità relativamente contenute, consentendo significativi risparmi energetici e riducendo le emissioni climalteranti.
In molti Paesi europei, dalla Germania ai Paesi Bassi, passando per la Svizzera e la Scandinavia, tali tecnologie sono già impiegate con successo anche in contesti urbani storici. La sfida napoletana consiste nell’applicare queste soluzioni all’interno di un tessuto architettonico complesso e stratificato, trasformando il patrimonio culturale in un alleato della transizione energetica.
Secondo i promotori, il progetto non punta esclusivamente alla produzione di energia. L’obiettivo è costruire un modello capace di dimostrare come la valorizzazione delle risorse locali possa generare benefici ambientali, economici e sociali. In quest’ottica, SHub viene immaginato come un luogo di incontro tra ricerca scientifica, imprese, istituzioni, cultura e cittadinanza.

Un ruolo centrale nell’elaborazione della proposta è stato svolto dal dott. Paolo Pantani, vicepresidente del Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo, e dalla dott.ssa Maria Luisa Conza, responsabile scientifica e Sustainability Manager di ANTUR S.r.l. Benefit. Sono loro a sottolineare la portata strategica dell’iniziativa e la necessità di trasformare il potenziale naturale della città in un progetto concreto.
«Le città del futuro non saranno quelle che consumeranno più risorse, ma quelle che sapranno valorizzare meglio ciò che possiedono. Napoli ha sotto i propri piedi una straordinaria opportunità. Oggi abbiamo il dovere di trasformare questa opportunità in un progetto concreto, misurabile e replicabile», affermano congiuntamente Paolo Pantani e Maria Luisa Conza, indicando nella sperimentazione geotermica un possibile modello per l’intero Mezzogiorno.
Il progetto prevede inoltre l’applicazione di metodologie di Life Cycle Assessment (LCA) e di criteri ESG, strumenti sempre più utilizzati per valutare gli impatti ambientali, sociali e gestionali degli interventi infrastrutturali. In questo modo la sostenibilità non verrebbe considerata soltanto come una questione energetica, ma come un processo complessivo di misurazione e miglioramento delle prestazioni ambientali.
La proposta si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da una crescente attenzione verso le comunità energetiche, strumenti che consentono a cittadini, imprese e istituzioni di produrre, condividere e gestire energia da fonti rinnovabili a livello locale. In Italia il settore è ancora in fase di sviluppo, ma viene considerato una delle leve più efficaci per accelerare la decarbonizzazione e rafforzare l’autonomia energetica dei territori.
Nel caso di Napoli, il valore aggiunto risiede nella possibilità di coniugare innovazione tecnologica e rigenerazione urbana. Il sottosuolo della città, modellato dall’origine vulcanica del territorio e da secoli di stratificazioni storiche, potrebbe diventare una risorsa strategica per immaginare nuovi modelli di sviluppo sostenibile.
La proposta avanzata da ANTUR e dai partner scientifici coinvolti non rappresenta soltanto un intervento tecnico. È una riflessione più ampia sul rapporto tra città, energia e patrimonio culturale. L’idea di fondo è che gli edifici storici possano diventare infrastrutture attive della transizione ecologica e che l’innovazione possa nascere dalla valorizzazione intelligente delle risorse già presenti sul territorio.
Se il progetto riuscirà a trasformarsi in realtà, Napoli potrebbe diventare uno dei laboratori più interessanti d’Europa per sperimentare nuove forme di integrazione tra sostenibilità ambientale, ricerca scientifica e tutela del patrimonio. Una prospettiva che, come ricordano Paolo Pantani e Maria Luisa Conza, parte da una convinzione semplice: il futuro non è qualcosa che attende le città, ma qualcosa che le città costruiscono giorno dopo giorno, utilizzando al meglio le opportunità che già possiedono.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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