
Con “Two and a Half Hearts”, il borgo pavese accoglie una nuova installazione permanente dell’artista kosovaro. Il progetto, promosso da Associazione Genesi e Ifis art, trasforma il Belvedere di Cigognola in uno spazio di riflessione sui legami affettivi, sulle radici e sulle ferite lasciate dai conflitti.
Dal 6 giugno 2026 il panorama delle colline dell’Oltrepò Pavese si arricchisce di una nuova presenza artistica. L’opera di Petrit Halilaj entra stabilmente nel paesaggio di Cigognola, portando con sé una riflessione sul valore della memoria e sulla capacità dell’arte di dare forma alle esperienze individuali e collettive.
Le colline dell’Oltrepò Pavese diventano il teatro di una nuova iniziativa dedicata all’arte contemporanea internazionale. Dal 6 giugno 2026 il Belvedere di Cigognola ospita in modo permanente “Two and a Half Hearts”, installazione dell’artista kosovaro Petrit Halilaj, presentata da Associazione Genesi e Ifis art, la divisione culturale di Banca Ifis impegnata nella valorizzazione dell’arte contemporanea. L’opera, curata da Ilaria Bernardi, trova collocazione in uno dei punti panoramici più suggestivi del borgo lombardo, accessibile liberamente al pubblico in ogni momento della giornata.
L’intervento rappresenta la seconda collaborazione dell’anno tra Associazione Genesi e Ifis art, dopo la mostra dedicata all’artista iraniana Shirin Neshat inaugurata a Venezia nella primavera del 2026. In questo caso, però, il progetto assume una dimensione diversa: non una mostra temporanea, ma un’opera destinata a entrare stabilmente nel paesaggio e nell’identità culturale del territorio.

“Two and a Half Hearts” appartiene alla serie Abetare, ciclo di sculture che Halilaj sviluppa da circa quindici anni partendo da una fonte tanto semplice quanto carica di significato: i disegni ritrovati sui banchi della scuola frequentata durante l’infanzia a Runik, in Kosovo. Un edificio profondamente segnato dalla guerra che ha devastato l’ex Jugoslavia negli anni Novanta. Da quei segni spontanei, tracciati da bambini e adolescenti, l’artista ha costruito un vocabolario visivo capace di trasformare memorie personali in simboli universali.
La nuova installazione affronta temi che attraversano l’intera ricerca di Halilaj: la fragilità degli affetti, il senso di appartenenza, la perdita delle radici e le conseguenze della migrazione forzata. Questioni che assumono una particolare rilevanza in un’epoca segnata da guerre, spostamenti di popolazioni e ridefinizioni delle identità culturali. Non a caso l’opera dialoga con due delle sezioni fondamentali della Collezione Genesi, dedicate alla memoria dei popoli e alle vittime del potere.
Nato nel 1986 a Kostërrc, in Kosovo, Petrit Halilaj appartiene a una generazione cresciuta all’ombra del conflitto balcanico. La sua produzione artistica si è sviluppata attorno alla ricostruzione della memoria individuale e collettiva, trasformando ricordi, disegni infantili, racconti familiari e frammenti di esperienza in opere che uniscono scultura, installazione, performance e intervento ambientale. La sua vicenda personale è inseparabile dalla sua poetica: l’esperienza dello sradicamento diventa infatti uno strumento per interrogare il significato stesso di casa, comunità e identità.
Negli ultimi anni Halilaj si è affermato come una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale. Nel 2013 ha rappresentato il Kosovo alla Biennale di Venezia con il primo padiglione nazionale del Paese. Successivamente il suo lavoro è stato presentato in alcune delle più importanti istituzioni del mondo, dalla Tate St Ives al Metropolitan Museum of Art di New York, dal Museo Reina Sofía di Madrid all’Hammer Museum di Los Angeles, fino al Pirelli HangarBicocca di Milano e alla Hamburger Bahnhof di Berlino. Una traiettoria che testimonia il crescente interesse della scena artistica internazionale per una ricerca capace di affrontare questioni politiche e sociali attraverso una dimensione profondamente poetica.
La scelta del Belvedere di Cigognola non appare casuale. Lo spazio ospita già una versione permanente del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, realizzata grazie alla collaborazione tra Associazione Genesi e Fondazione Pistoletto Cittadellarte. L’arrivo dell’opera di Halilaj contribuisce così a trasformare il luogo in un percorso di arte pubblica che mette in dialogo differenti generazioni e sensibilità artistiche. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il patrimonio culturale del borgo, arricchendone l’identità civica e favorendo nuove occasioni di incontro tra arte contemporanea e comunità locale.
L’inaugurazione coincide con il Cigognola Live Performance, manifestazione multidisciplinare che intreccia arti visive, musica e danza. Ideata da Gabriele Moratti e diretta da Émilie Fouilloux, la rassegna conferma la volontà di costruire una proposta culturale articolata, nella quale le arti contemporanee dialogano con il patrimonio storico e paesaggistico del territorio. L’edizione 2026 ospita, tra gli altri, le performance della Yoann Bourgeois Art Company e il concerto del quintetto barocco Capriccio Armonico, composto da musicisti del Teatro alla Scala.
Alla base dell’iniziativa si colloca il lavoro di Associazione Genesi, fondata nel 2020 da Letizia Moratti con l’obiettivo di promuovere i diritti umani attraverso l’arte contemporanea. Negli ultimi anni l’associazione ha sviluppato un’intensa attività espositiva in Italia e all’estero, trasformando la propria collezione in uno strumento di riflessione sulle grandi questioni sociali, ambientali e politiche del presente. Accanto a questa esperienza opera Ifis art, progetto culturale di Banca Ifis che ha trovato una delle sue espressioni più significative nel Parco Internazionale di Scultura di Villa Fürstenberg a Mestre, oggi uno dei più interessanti esempi italiani di integrazione tra impresa, collezionismo e valorizzazione culturale.
Con “Two and a Half Hearts”, Cigognola non aggiunge soltanto una nuova opera al proprio patrimonio artistico. Accoglie un lavoro che parla di fragilità e resistenza, di memoria e appartenenza, dimostrando come l’arte pubblica possa trasformare uno spazio aperto in un luogo di incontro tra storie individuali e coscienza collettiva. In un tempo segnato da nuove migrazioni e da conflitti che continuano a ridefinire i confini del mondo, l’opera di Petrit Halilaj ricorda che le radici non sono soltanto un luogo da cui proveniamo, ma anche una narrazione che continuiamo a costruire.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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