Fernando Garbellotto e la rete delle relazioni: a Milano torna “Fractal Net Singing”

Casa degli Artisti propone la proiezione dell’opera video che nel 2011 approdò alla Biennale di Venezia. Un’occasione per rileggere il percorso di Fernando Garbellotto, artista che da oltre quarant’anni indaga i rapporti tra arte, matematica, filosofia e scienze della complessità.

L’11 giugno 2026 Casa degli Artisti ospita la proiezione di “Fractal Net Singing”, video ideato e prodotto da Fernando Garbellotto e presentato per la prima volta nel 2011 alla Biennale di Venezia. L’incontro, introdotto dal critico e storico dell’arte Alberto Mugnaini, offre l’opportunità di riscoprire un’opera che anticipa molti dei temi oggi al centro del dibattito tra arte e scienza.


Che cosa accade quando il linguaggio dell’arte incontra le teorie della complessità, il mito classico e una riflessione sulla natura relazionale della realtà? È la domanda da cui prende avvio “Fractal Net Singing”, opera video ideata e prodotta da Fernando Garbellotto che sarà presentata l’11 giugno 2026 negli spazi di Casa degli Artisti a Milano. La proiezione sarà introdotta e commentata da Alberto Mugnaini, storico e critico d’arte, in dialogo con l’artista. L’opera, realizzata nel 2010 con la regia di Giancarlo Marinelli, fu presentata l’anno successivo alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e successivamente alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della stessa città. La colonna sonora e la direzione musicale sono firmate da Renato Miani, autore di una composizione per sei voci che include anche l’intervento della cantante Elisa, elemento che contribuisce a rafforzare la dimensione immersiva e corale del progetto.

Ambientato nel parco di Villa Freschi-Piccolomini a Cordovado, in Friuli Venezia Giulia, il video costruisce una dimensione sospesa tra racconto simbolico e riflessione contemporanea. Al centro della scena compaiono le Reti Frattali, grandi strutture realizzate da Garbellotto che si sviluppano nello spazio come organismi leggeri e complessi. Non semplici installazioni, ma ambienti attraversabili che entrano in relazione con il paesaggio naturale e con i corpi dei protagonisti. Dieci giovani attori e danzatori animano questo universo evocando figure che ricordano i satiri delle origini del teatro greco, in una narrazione fuori dal tempo nella quale natura, gesto e simbolo si fondono in un’unica esperienza visiva.

Per comprendere il significato dell’opera è necessario guardare all’intero percorso di Garbellotto. Nato a Portogruaro nel 1955, l’artista avvia la propria ricerca all’inizio degli anni Ottanta interrogandosi sul senso della pittura e sulle possibilità di una rappresentazione capace di superare la semplice figurazione. La svolta arriva alla fine del decennio grazie all’incontro con le teorie di Benoît Mandelbrot, il matematico che ha elaborato il concetto moderno di frattale. Da quel momento Garbellotto sviluppa una ricerca che mette al centro le geometrie della complessità e i modelli di crescita presenti in natura, aprendo un dialogo originale tra arte e scienza.

Il concetto di frattale, introdotto da Mandelbrot negli anni Settanta, ha modificato profondamente il modo di osservare i fenomeni naturali. Coste marine, nuvole, sistemi vegetali, reti neuronali e persino alcune strutture sociali mostrano infatti forme caratterizzate da ripetizioni e auto-somiglianze a diverse scale. Garbellotto traduce questi principi in una pratica artistica che non si limita alla rappresentazione della complessità, ma tenta di renderla visibile e percorribile attraverso strutture che funzionano come metafore delle connessioni che legano individui, eventi e sistemi.

Nel 2006 questa ricerca approda a una sintesi con la nascita delle Reti Frattali, che l’artista considera il punto di arrivo di oltre vent’anni di lavoro. Da allora tali strutture diventano il nucleo centrale della sua produzione. La rete non è più soltanto una forma, ma un dispositivo concettuale che interpreta il mondo come un insieme di relazioni. Ogni elemento esiste in funzione degli altri, ogni nodo rinvia a una trama più ampia, ogni evento acquista significato all’interno di un sistema di connessioni.

Vista oggi, a distanza di quindici anni dalla sua presentazione veneziana, “Fractal Net Singing” appare sorprendentemente attuale. Le riflessioni che attraversano il lavoro sembrano infatti dialogare con alcune delle più recenti interpretazioni della fisica teorica e della filosofia della scienza. Non è un caso che il testo di presentazione richiami il pensiero di Carlo Rovelli, secondo cui la realtà può essere descritta come una rete di relazioni e di eventi più che come un insieme di entità separate. In questa prospettiva l’opera di Garbellotto assume il valore di una meditazione visiva sulla natura interconnessa dell’esistenza.

La carriera dell’artista conferma la coerenza di questo percorso. Dopo le partecipazioni alla Biennale di Venezia del 2011, comprese quelle al Padiglione Italia e al Padiglione Tibet, Garbellotto è stato coinvolto nella mostra internazionale TRA – Edge of Becoming a Palazzo Fortuny, progetto curato da Axel Vervoordt, Rosa Martinez, Daniela Ferretti e Francesco Poli. Negli anni successivi ha sviluppato nuovi lavori video, tra cui Fractal Net Dancing, realizzato a Londra con la collaborazione della MetFilm School, e ha esposto in istituzioni come la Fondazione Bevilacqua La Masa e la Fondazione Mudima. Più recentemente ha avviato con Luca Pozzi il progetto Shelter Island, dedicato ai rapporti tra arte e scienza, mentre nel 2026 una monografia curata da Arturo Carlo Quintavalle ripercorre oltre quattro decenni della sua attività. Nello stesso anno è stato invitato a realizzare un’installazione di reti frattali per il Padiglione della Sierra Leone alla Biennale di Venezia.

L’appuntamento milanese non rappresenta quindi soltanto la riproposizione di un’opera storica. È anche l’occasione per osservare come alcune intuizioni artistiche abbiano saputo anticipare questioni oggi centrali nel dibattito culturale contemporaneo: la complessità dei sistemi, la relazione tra uomo e ambiente, il dialogo tra discipline e la necessità di superare una visione frammentata della realtà. In questo senso “Fractal Net Singing” continua a parlare al presente, offrendo un’immagine poetica e insieme rigorosa di un mondo fatto di connessioni, relazioni e trasformazioni continue.


Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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