
La città sepolta dal Vesuvio apre nuovamente le sue porte alle serate estive con concerti, visite guidate, percorsi enologici e appuntamenti culturali. La terza edizione di Beats of Pompeii conferma il ruolo del sito archeologico come luogo vivo, capace di coniugare tutela del patrimonio e produzione culturale contemporanea.
Dal 24 giugno al 27 luglio 2026 il Parco archeologico di Pompei ospita venti concerti con artisti italiani e internazionali. Accanto alla musica, il pubblico potrà accedere in orario serale a percorsi archeologici, mostre, degustazioni e attività speciali che ampliano l’esperienza di visita del sito più celebre dell’antichità romana.
Negli ultimi anni Pompei ha progressivamente trasformato il proprio rapporto con il pubblico, passando dall’essere uno dei più importanti luoghi della memoria archeologica mondiale a diventare anche uno spazio di produzione culturale contemporanea. La stagione estiva 2026 conferma questa evoluzione con la terza edizione di Beats of Pompeii, la rassegna musicale ospitata nell’Anfiteatro degli Scavi che, dal 24 giugno al 27 luglio, porterà nel sito vesuviano venti concerti e sedici protagonisti della scena nazionale e internazionale.
La novità più significativa riguarda però l’estensione dell’esperienza oltre il semplice spettacolo. Nelle serate dei concerti una parte del Parco archeologico resterà infatti accessibile anche dopo il tramonto, permettendo ai visitatori di vivere il sito in una dimensione inconsueta. L’apertura serale comprende percorsi archeologici, visite guidate, degustazioni, itinerari nei vigneti storici e l’accesso alla nuova esposizione permanente dedicata all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e ai celebri calchi delle vittime, recentemente inaugurata nella Palestra Grande.
L’iniziativa si inserisce in una tendenza ormai consolidata nei principali siti culturali europei, dove monumenti, musei e aree archeologiche vengono interpretati come luoghi di incontro tra passato e presente. A Pompei questo approccio assume un significato particolare. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997, la città romana conserva una documentazione straordinaria della vita quotidiana del I secolo d.C. e continua a rappresentare uno dei più importanti laboratori internazionali per lo studio dell’antichità. L’apertura a nuove forme di fruizione non modifica questa funzione, ma amplia le modalità attraverso cui il patrimonio può essere vissuto e condiviso.
Il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato come la scelta di ospitare musica e teatro all’interno del sito derivi da una visione unitaria della cultura, capace di superare le tradizionali divisioni disciplinari. Archeologia, arti performative e partecipazione pubblica vengono così considerate componenti di uno stesso ecosistema culturale, nel quale il visitatore può costruire un’esperienza personale e inclusiva.
Il programma musicale conferma l’ambizione internazionale della manifestazione. Sul palco dell’Anfiteatro si alterneranno artisti appartenenti a generi molto diversi tra loro: dagli islandesi Of Monsters and Men ai BEAT, da Riccardo Cocciante a Pat Metheny, dagli Opeth a Vinicio Capossela, da Marcus Miller a Charlie Puth, fino ai Marillion, protagonisti di due date già particolarmente attese dal pubblico internazionale. Completano il cartellone Claudio Baglioni, Riccardo Muti, Tropico, Savatage e numerosi altri interpreti che testimoniano la natura trasversale della rassegna.
Accanto agli appuntamenti di Beats of Pompeii trovano spazio eventi speciali come il doppio concerto di Nino D’Angelo e “È mio padre – Morricone Dirige Morricone”, omaggio all’eredità artistica di Ennio Morricone affidato all’Orchestra Filarmonica del Teatro di Modena sotto la direzione di Andrea Morricone. L’iniziativa sostiene la Fondazione Città della Speranza e la raccolta fondi per la ricerca pediatrica, aggiungendo una dimensione sociale a una programmazione già fortemente orientata alla valorizzazione culturale.

Uno degli aspetti più interessanti della manifestazione riguarda il rapporto tra spettacolo e territorio. Durante le serate sarà possibile visitare i vigneti archeologici di Pompei, recuperati negli ultimi decenni grazie a un lungo lavoro di ricerca archeobotanica. Gli studi hanno permesso di individuare le tecniche vitivinicole praticate dagli antichi Romani e di reimpiantare varietà compatibili con quelle coltivate prima dell’eruzione. I visitatori potranno conoscere questa storia attraverso percorsi guidati organizzati con Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio, partner del Parco nella valorizzazione delle aree vitate.
Anche gli spazi della Palestra Grande saranno protagonisti della stagione estiva. L’antico campus destinato all’educazione fisica dei giovani pompeiani si trasformerà in un luogo di incontro e socialità, con aperitivi a base di prodotti locali curati dal ristorante Chora e attività rivolte ai visitatori. Alla vita culturale del sito parteciperanno inoltre i giovani della Fattoria sociale e culturale “Parvula Domus”, coinvolti in progetti di inclusione e valorizzazione del verde archeologico.
La dimensione internazionale dell’iniziativa emerge anche dai dati relativi alla provenienza del pubblico. Alcuni eventi, come il doppio concerto dei Marillion, registrano percentuali di vendita all’estero superiori al sessanta per cento, con punte che raggiungono il settanta per cento. Numeri che confermano come la rassegna sia diventata un elemento significativo dell’offerta turistica campana e uno strumento di promozione territoriale capace di attrarre visitatori da numerosi Paesi.
La manifestazione è realizzata con il patrocinio del Ministero della Cultura e del Parco archeologico di Pompei, in collaborazione con Regione Campania e Comune di Pompei, con l’organizzazione tecnica di Blackstar Entertainment e Fast Forward e la media partnership di Radio2. Un progetto che riflette il dinamismo culturale della Campania contemporanea e che dimostra come un sito archeologico possa continuare a produrre significati, relazioni e nuove forme di partecipazione pubblica senza rinunciare alla propria identità storica.
Più che una semplice rassegna musicale, Beats of Pompeii si configura così come un esperimento di integrazione tra patrimonio, spettacolo e turismo culturale. In una città che da quasi duemila anni racconta la fragilità e la permanenza della memoria, la musica diventa uno strumento per costruire nuove narrazioni e per riportare vita, anche dopo il tramonto, tra le strade e gli edifici di una delle più straordinarie testimonianze del mondo antico.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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