
Dal 19 al 21 giugno il Casale di Teverolaccio ospita la nona edizione del festival dedicato alla musica e agli artisti di strada. Tre giorni di spettacoli, inclusione sociale e valorizzazione del patrimonio culturale nel cuore della Campania.
Sedici artisti provenienti da Europa, Africa e Sud America, concerti, circo contemporaneo, laboratori, installazioni e iniziative sociali. Atella Sound Circus torna a Succivo con un programma che mette al centro il ruolo educativo dell’arte e la capacità della cultura di generare partecipazione e cittadinanza attiva.
Dal 19 al 21 giugno 2026 il Casale di Teverolaccio, a Succivo in provincia di Caserta, torna a trasformarsi in uno spazio aperto all’incontro tra linguaggi artistici, culture e generazioni. Con la sua nona edizione, Atella Sound Circus – Festival della Musica e Artisti di Strada conferma una formula che negli anni ha saputo coniugare spettacolo, partecipazione sociale e valorizzazione del territorio, diventando uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’estate culturale campana.
Organizzato dall’Associazione Artenova con il patrocinio del Comune di Succivo e il sostegno del Ministero della Cultura nell’ambito delle iniziative dedicate al teatro urbano e sociale, il festival propone tre giornate a ingresso libero in cui musica, arti circensi e laboratori creativi convivono in un contesto fortemente orientato all’inclusione. Partner dell’iniziativa sono ARCI e Spaccio Culturale.
Negli ultimi decenni il teatro di strada e il circo contemporaneo hanno assunto un ruolo crescente nelle politiche culturali europee. Liberati dalla dimensione esclusivamente spettacolare che aveva caratterizzato il circo tradizionale, questi linguaggi sono diventati strumenti di aggregazione sociale, educazione informale e riqualificazione degli spazi pubblici. Atella Sound Circus si inserisce pienamente in questa prospettiva, proponendo un programma pensato soprattutto per famiglie, bambini e giovani, ma capace di coinvolgere pubblici diversi.
L’edizione 2026 pone infatti l’accento sul rapporto tra arte e solidarietà. Gli organizzatori definiscono il festival come un’esperienza educativa diffusa nella quale lo stupore generato dagli spettacoli diventa occasione di crescita civile. Una visione che attribuisce all’esperienza artistica una funzione formativa e sociale, considerandola parte integrante dei processi di costruzione della comunità.
Particolarmente significativo è il legame tra il festival e il territorio che lo ospita. L’inaugurazione coincide infatti con l’avvio del progetto di restauro della corte storica del Casale di Teverolaccio, promosso dall’amministrazione comunale di Succivo. L’intervento rappresenta un esempio concreto di recupero del patrimonio locale attraverso la cultura, trasformando un luogo storico in uno spazio destinato alla partecipazione collettiva e alle relazioni intergenerazionali.
La dimensione sociale attraversa l’intera manifestazione. In collaborazione con ARCI Caserta e in concomitanza con la Giornata Mondiale del Rifugiato, i beneficiari del progetto SAI – Sistema Accoglienza Integrazione – prenderanno parte attiva alla realizzazione del festival. Accanto agli spettacoli sarà inoltre allestita una mostra fotografica dedicata al tema dello sfruttamento lavorativo, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sui temi dei diritti e della giustizia sociale.
Il programma comprende laboratori creativi, attività ludiche ed esperienziali, installazioni scenografiche curate da Artenova, un mercatino dedicato all’artigianato artistico, un’area gastronomica con prodotti locali, birre artigianali, proposte vegane e senza glutine, oltre a momenti dedicati al benessere personale come la meditazione armonica prevista negli orti del Casale.
Grande attenzione è riservata alla musica dal vivo. I concerti serali, tutti programmati alle ore 21, offrono un itinerario sonoro che attraversa differenti geografie culturali. Il 19 giugno si esibiranno i Karakal, formazione napoletana orientata alla world music, seguiti dal collettivo congolese Fulu Miziki, noto a livello internazionale per la propria ricerca afro-futurista costruita attraverso strumenti realizzati con materiali riciclati. Nella stessa giornata l’Arena degli Orti ospiterà una battle di freestyle rap curata dal collettivo Gradoni, realtà di riferimento della scena napoletana.
Il 20 giugno sarà la volta dei Ngasa Ngasa, progetto nato tra Marsiglia e Napoli che intreccia funk, jazz e rock, e degli Zinharua, formazione che unisce influenze balcaniche e mediterranee provenienti dalla Calabria e dalla Puglia. Il 21 giugno chiuderanno il festival i milanesi Sunomi Sain, con una proposta che fonde punk mediterraneo e patchanka, linguaggio musicale nato dall’incontro tra rock, ska e sonorità popolari.
Accanto alla musica, il festival ospiterà undici progetti di arte di strada provenienti da Italia, Argentina, Brasile e Uruguay. Acrobati, giocolieri, clown, performer di discipline aeree, mangiafuoco, illusionisti e artisti dell’equilibrismo animeranno gli spazi del Casale trasformandoli in un grande teatro all’aperto. Tra i protagonisti figurano Tei Tei, Gato Blanco Gato Nero, Brunitus ed Ete Clown dall’Argentina, la compagnia brasiliano-uruguaiana Cia Circo Delírio e numerosi artisti italiani tra cui Teatro Random, Castigamatt, Mago Mpare, Mr. Ritmo, Una Lamp e Il Poeta delle Bolle.
Il valore di Atella Sound Circus risiede proprio nella capacità di mettere in relazione dimensioni spesso considerate separate: spettacolo e formazione, patrimonio e innovazione, intrattenimento e impegno civile. In un momento storico in cui molti territori cercano nuove forme di partecipazione culturale, il festival campano propone un modello fondato sulla prossimità, sull’accessibilità e sul coinvolgimento diretto delle comunità.
Per tre giorni il Casale di Teverolaccio diventerà così un laboratorio aperto in cui artisti, famiglie, cittadini e visitatori condivideranno esperienze, linguaggi e visioni differenti. Un’occasione per ricordare che la cultura non è soltanto produzione di eventi, ma anche costruzione di relazioni, educazione alla diversità e cura dei luoghi in cui una comunità riconosce la propria identità.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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