
L’Università Popolare di Trieste propone due appuntamenti dedicati alla storia dell’arte: un viaggio tra i misteri della pittura di Caravaggio e una riflessione sulla stagione artistica che fece di Trieste una delle città più originali dell’Europa centrale tra Ottocento e Novecento.
Due incontri affidati alla storica dell’arte Francesca Martinelli mettono a confronto mondi apparentemente lontani ma accomunati dalla capacità di raccontare il proprio tempo. Da un lato la rivoluzione figurativa di Michelangelo Merisi, dall’altro la complessa identità culturale della Trieste asburgica alla vigilia della modernità.
L’arte come strumento di conoscenza, ma anche come chiave per comprendere i cambiamenti della società e della cultura. È questa la prospettiva che accomuna i due nuovi appuntamenti organizzati dall’Università Popolare di Trieste, in programma il 16 e il 23 giugno presso l’ITIS di via Pascoli. Le conferenze, curate dalla docente di storia dell’arte Francesca Martinelli, sono rivolte ai soci dell’associazione ma aperte, previa iscrizione, anche al pubblico esterno.
Il primo incontro sarà dedicato a uno degli artisti più studiati e discussi della storia dell’arte occidentale. Con il titolo Caravaggio segreto: luci, ombre e misteri nei capolavori di Michelangelo Merisi, la conferenza del 16 giugno proporrà una rilettura dell’opera del maestro lombardo alla luce delle più recenti ricerche diagnostiche e archivistiche.
A oltre quattro secoli dalla sua morte, Caravaggio continua infatti a occupare una posizione centrale negli studi storico-artistici. Nato a Milano nel 1571 e attivo soprattutto a Roma tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento, il pittore rivoluzionò il linguaggio figurativo europeo introducendo una rappresentazione del reale priva di idealizzazioni. Il suo uso drammatico della luce, il naturalismo dei volti e dei corpi e la scelta di modelli tratti dal mondo popolare modificarono profondamente il rapporto tra arte e osservatore.
L’incontro prenderà in esame alcuni aspetti che negli ultimi decenni hanno suscitato particolare interesse tra gli studiosi. Le indagini radiografiche e riflettografiche hanno infatti confermato come l’artista lavorasse spesso senza disegno preparatorio, costruendo la composizione direttamente sulla tela attraverso luce e colore. Un metodo che contribuì alla straordinaria immediatezza delle sue opere e che continua a distinguere il suo linguaggio da quello di molti contemporanei.




La conferenza approfondirà inoltre il tema dei modelli utilizzati da Caravaggio, spesso identificati tra prostitute, giovani popolani e persone comuni. Una scelta che provocò non poche polemiche nella Roma della Controriforma ma che contribuì a rendere le figure sacre sorprendentemente umane e vicine all’esperienza quotidiana. Non mancherà l’analisi dei simboli nascosti nelle opere, dagli strumenti musicali alle allusioni ottiche, fino alle questioni ancora aperte sugli ultimi anni dell’artista e sulla sua morte a Porto Ercole nel 1610, oggetto di continue ricerche e dibattiti storiografici. La conferenza sarà accompagnata da materiali fotografici e contributi audio pensati per favorire una lettura immersiva delle opere.
Il secondo appuntamento, previsto per il 23 giugno, sposterà l’attenzione dalla Roma barocca alla Trieste della Belle Époque. La Vienna sul mare: l’identità mitteleuropea nei pittori triestini di fine Ottocento offrirà l’occasione per rileggere una stagione culturale particolarmente fertile, quando la città adriatica rappresentava uno dei principali porti dell’Impero austro-ungarico e uno dei più importanti laboratori culturali dell’Europa centrale.
Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, Trieste conobbe una crescita economica e sociale straordinaria. La presenza di comunità italiane, slovene, austriache, greche ed ebraiche contribuì alla formazione di un ambiente cosmopolita che trovò espressione anche nelle arti figurative. In quegli anni la città sviluppò una propria identità culturale sospesa tra il mondo italiano e quello mitteleuropeo, in un dialogo continuo con Vienna, Monaco e Venezia.
La conferenza analizzerà il percorso di alcuni protagonisti di questa stagione, tra cui Eugenio Scomparini, Arturo Rietti e Umberto Veruda. Artisti differenti per formazione e sensibilità, ma accomunati dalla capacità di interpretare il carattere complesso di una città di confine. Le loro opere testimoniano l’influenza delle accademie artistiche dell’Europa centrale e delle correnti che avrebbero condotto alle Secessioni, senza rinunciare a un forte legame con la realtà locale.
Particolare attenzione sarà riservata al rapporto tra cosmopolitismo e identità cittadina. Attraverso ritratti, vedute urbane e scene di vita quotidiana, questi pittori contribuirono infatti a costruire un’immagine originale di Trieste, capace di riflettere tanto le aspirazioni della borghesia commerciale quanto le tensioni politiche e culturali che attraversavano la città negli anni dell’irredentismo.
Osservata oggi, quella stagione appare come un momento decisivo nella definizione dell’immaginario triestino moderno. Molti dei temi emersi allora – il confronto tra culture diverse, il rapporto con il mare, il ruolo delle frontiere e delle identità multiple – continuano a caratterizzare la percezione della città e il suo patrimonio culturale.
Attraverso due percorsi cronologicamente lontani ma accomunati dalla volontà di indagare il rapporto tra arte e società, le conferenze proposte dall’Università Popolare di Trieste offrono così l’occasione di approfondire due capitoli fondamentali della storia culturale europea: la rivoluzione pittorica di Caravaggio e la straordinaria esperienza della Trieste mitteleuropea, crocevia di linguaggi, idee e sensibilità che hanno lasciato un segno duraturo nella storia dell’arte.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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