




Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, la Sierra Leone partecipa per la prima volta con un progetto che trasforma il concetto stesso di rappresentanza nazionale. “Mondi Presenti / Worlds of Today” propone un dialogo tra Africa occidentale, artisti internazionali e pratiche artistiche orientate alla relazione, alla memoria e alla costruzione di nuovi immaginari collettivi.
La presenza di un Paese alla Biennale di Venezia è spesso letta come un’affermazione identitaria, una vetrina culturale attraverso cui raccontare la propria storia e la propria contemporaneità. Il Padiglione Nazionale della Sierra Leone, ospitato al Liceo Guggenheim di Campo dei Carmini dal 9 maggio al 22 novembre 2026, sceglie invece una strada diversa. Con il progetto Mondi Presenti / Worlds of Today, curato da Sandro Orlandi Stagl e Willy Montini e promosso dalla Commissaria Fatima Maada Bio, il debutto del Paese africano all’Esposizione Internazionale d’Arte diventa l’occasione per riflettere sul significato stesso della rappresentazione culturale nel XXI secolo.
L’iniziativa si inserisce nel contesto della 61ª Biennale diretta da Koyo Kouoh, figura di primo piano della scena curatoriale internazionale, che ha invitato artisti e padiglioni a confrontarsi con il tema In Minor Keys. Un titolo che suggerisce l’abbandono delle grandi narrazioni dominanti per rivolgere l’attenzione a storie marginali, processi silenziosi e forme di resilienza spesso trascurate. In questa prospettiva, Mondi Presenti non si limita a presentare opere d’arte, ma si propone come uno spazio di ascolto e di relazione.

Il progetto prende le distanze dall’idea della mostra come semplice raccolta di oggetti. I curatori descrivono il padiglione come un organismo dinamico, un luogo dove l’arte diventa strumento di ricerca e confronto. Al centro vi è la convinzione che le pratiche artistiche possano contribuire a immaginare nuove forme di convivenza, affrontando temi che attraversano il nostro tempo: la sostenibilità sociale, la giustizia ambientale, la memoria collettiva e la costruzione di comunità.
La sezione principale riunisce artisti provenienti dalla Sierra Leone, affiancati da autori internazionali e da una selezione di protagonisti dell’Africa occidentale. Non si tratta di una scelta dettata da criteri geografici o di rappresentanza formale, ma di un tentativo di costruire una rete di esperienze capaci di dialogare tra loro. Le opere diventano così punti di contatto tra differenti sensibilità culturali, accomunate dall’interesse per la cura, la trasformazione sociale e il rapporto tra individuo e collettività.
Tra gli artisti sierraleonesi figurano Hawa-Jane Bangura, Ayesha Feisal, Hickmatu Bintu Leigh e Abu Bakarr Mansaray, autori che rappresentano linguaggi e percorsi differenti ma accomunati dall’attenzione verso le trasformazioni in atto nel loro Paese. Accanto a loro trovano spazio artisti provenienti da diversi contesti internazionali, tra cui Eros Bonamini, Piergiorgio Colombara, Jacopo Di Cera, Fernando Garbellotto, Gianfranco Gentile, Margherita Levo Rosenberg, Alberto Salvetti e Armando Amaya Romero.
Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa riguarda però il coinvolgimento dell’area ECOWAS, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale. In un’epoca caratterizzata dal ritorno di nazionalismi e frammentazioni geopolitiche, la Sierra Leone sceglie di utilizzare il proprio spazio espositivo come piattaforma condivisa, accogliendo artisti provenienti da Nigeria, Togo, Senegal, Benin e altri Paesi dell’area. Il padiglione assume così una dimensione transnazionale che supera la logica della rappresentanza tradizionale.
La scelta richiama alcune delle riflessioni sviluppate negli ultimi decenni dagli studiosi della postcolonialità e della globalizzazione culturale. In particolare, emerge il riferimento ideale alla “Poetica della Relazione” elaborata dal pensatore martinicano Édouard Glissant, secondo cui le identità si costruiscono attraverso il dialogo e il contatto reciproco, piuttosto che attraverso la separazione. In questa prospettiva, l’Africa occidentale non viene presentata come una realtà uniforme, ma come un insieme complesso di storie, lingue, religioni e percorsi di modernizzazione differenti.
La presenza di artisti quali Seini Awa Camara, Abdoul Ganiou Dermani, Eloy Lokossou e Móyòsóré Martins contribuisce a delineare un panorama articolato e sfaccettato. Le loro opere mettono in evidenza le specificità culturali dei rispettivi contesti, offrendo al pubblico una lettura più approfondita delle dinamiche che attraversano la regione.
Particolarmente significativa appare anche la scelta curatoriale di privilegiare autori impegnati in pratiche comunitarie, nell’utilizzo di materiali vernacolari e nella narrazione delle esperienze quotidiane. In un sistema dell’arte spesso dominato dalle logiche del mercato globale, il progetto punta l’attenzione su forme di creatività radicate nei territori e capaci di generare impatto sociale.
Il risultato è un padiglione che interpreta la Biennale non soltanto come esposizione internazionale, ma come luogo di confronto tra visioni del mondo. Mondi Presenti suggerisce che la creatività possa diventare una risorsa strategica per affrontare le grandi questioni contemporanee e che l’arte, prima ancora della politica, sia in grado di costruire spazi di cooperazione e immaginazione condivisa.
Per la Sierra Leone, questa prima partecipazione alla Biennale di Venezia rappresenta dunque molto più di un debutto istituzionale. È l’occasione per presentarsi sulla scena internazionale attraverso un progetto che mette al centro il dialogo, la relazione e la capacità dell’arte di generare nuove possibilità di futuro. In un contesto globale segnato da tensioni e trasformazioni profonde, il padiglione veneziano propone una riflessione che guarda oltre i confini geografici e invita a considerare la cultura come uno dei principali strumenti di costruzione del presente.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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