Prolungata fino al 30 giugno allo Spazio Thetis di Venezia, la personale di Pazz

ACQUA ALTAA Venezia la mostra di Pazz prolunga il suo percorso tra colori, inquietudini e memorie della laguna

Prolungata fino al 30 giugno 2026 allo Spazio Thetis di Venezia, la mostra personale di Gabriele Valli, in arte Pazz, invita il pubblico a un’esperienza che unisce immaginario pop, riflessione ambientale e ricerca interiore. Un percorso espositivo in cui il disegno si fa linguaggio emotivo e la città lagunare diventa metafora di una trasformazione continua.


L’acqua alta è uno dei fenomeni che più profondamente definiscono l’identità di Venezia. Il sistema di sirene installato nei campanili della città, concepito per avvertire la popolazione dell’innalzamento delle maree, è entrato da tempo nella memoria collettiva dei veneziani. È un suono che interrompe la quotidianità, genera allerta, ma al tempo stesso protegge. Proprio a questa ambivalenza si ispira Acqua Alta, la mostra personale di Gabriele Valli, in arte Pazz, ospitata allo Spazio Thetis – Palazzina Modelli, all’Arsenale Nord di Venezia, e prorogata fino al 30 giugno 2026. L’esposizione, inizialmente prevista fino al 5 giugno, offre così un’ulteriore occasione per conoscere il lavoro di un artista che utilizza il disegno per esplorare le tensioni e le fragilità del nostro tempo.

Curata da Milena Mastrangeli, la mostra si configura come un attraversamento simbolico ed emotivo. L’impatto con le opere di Pazz produce un effetto di spaesamento simile a quello provocato dal richiamo improvviso delle sirene veneziane. Lo sguardo è costretto a rallentare e a riconsiderare ciò che vede, entrando in un universo che appare inizialmente leggero e immediato, ma che rivela progressivamente una trama più complessa di significati.

I lavori esposti sono caratterizzati da colori accesi, figure ironiche, geometrie simboliche e riferimenti all’immaginario pop e naïf. Soli, isole, scritte, elementi decorativi e personaggi sospesi nello spazio costruiscono narrazioni che sembrano semplici e familiari, quasi infantili. Eppure, dietro questa apparente immediatezza, emergono interrogativi sul rapporto tra vicinanza e distanza, libertà e responsabilità, desiderio di relazione e senso di isolamento.

Il percorso artistico di Gabriele Valli nasce in un contesto familiare in cui la creatività rappresentava una presenza quotidiana. Pur avendo intrapreso studi in Economia e Commercio, l’artista ha continuato a coltivare una ricerca visiva personale fondata sulla costante convivenza di ordine e caos, impulso emotivo e costruzione simbolica. Il suo linguaggio è alimentato da suggestioni eterogenee che spaziano dai mondi visionari di Hieronymus Bosch e Salvador Dalí alle scomposizioni di Pablo Picasso, dalle atmosfere metafisiche di Giorgio de Chirico fino all’estetica del fumetto e della cultura pop contemporanea.

Una caratteristica distintiva del suo lavoro è l’uso del pennarello acrilico. La scelta di questo strumento non è soltanto tecnica ma concettuale. Il segno è diretto e irreversibile, non prevede ripensamenti né cancellazioni. L’errore stesso entra a far parte dell’opera e viene accolto come componente essenziale del processo creativo. In questa pratica emerge una riflessione sul carattere imprevedibile dell’esistenza e sulla possibilità di trasformare l’incertezza in linguaggio espressivo.

Le opere di Pazz non offrono risposte definitive e non si lasciano ridurre a un’unica interpretazione. Chiedono piuttosto di essere attraversate, vissute e abitate emotivamente. Dietro la vivacità cromatica e la dimensione ludica è infatti percepibile una sottile inquietudine, così come emerge una preoccupazione per gli equilibri degli ecosistemi marini e terrestri messi a rischio dall’intervento umano. L’universo rappresentato dall’artista conserva sempre un margine di ambiguità e di tensione, un confine mobile tra tragico e leggero, memoria infantile e consapevolezza adulta.

Ad amplificare l’esperienza contribuisce il luogo che ospita la mostra. Lo Spazio Thetis sorge nel cuore dell’Arsenale storico di Venezia, in un complesso di edifici di archeologia industriale recuperati con particolare attenzione alla loro identità originaria. Il centro espositivo, immerso in un parco ricco di vegetazione e fioriture, accoglie stabilmente opere di artisti internazionali come Jan Fabre, Beverly Pepper, Pinuccio Sciola e Michelangelo Pistoletto, confermandosi uno dei più interessanti luoghi di incontro tra arte contemporanea, memoria industriale e paesaggio lagunare.

In questo contesto, Acqua Alta assume un significato ulteriore. Come il segnale sonoro che dà il titolo alla mostra, le opere di Pazz sembrano annunciare un cambiamento prima ancora che esso diventi pienamente consapevole. Interrompono la normalità dello sguardo e invitano a sostare in una dimensione di incertezza fertile, dove ironia e inquietudine convivono e dove ogni immagine diventa un’occasione per riconoscere qualcosa di sé e del proprio rapporto con il mondo.


Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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